La pace è artigianale

2013-12-27 L’Osservatore Romano

Rilegge, Papa Francesco, alcune tra le pagine più tristi dell’anno che sta per concludersi, prima di invocare sulla Città e sul mondo il dono della pace. Una pace, dice, che deve essere frutto dell’impegno comune di tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. 

Anche in occasione del suo primo messaggio urbi et orbi si affaccia, ed è la terza volta, alla Loggia della Benedizione nella semplicità della sua talare bianca e pronuncia parole forti. Ricorda a tutti che la pace non è un equilibrio tra «forze contrarie» né una «bella facciata dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni». La pace è un impegno di tutti i giorni, per costruire la quale è necessario il lavoro di tutti gli uomini uniti in un’opera di raffinato artigianato. 

Non a caso dice forte «la pace è artigianale», proprio perché deve essere forgiata quasi a mani nude. Mani, ripete, scaldate «dalla tenerezza di Dio». E bisogna cercare le mani di Dio, le sue carezze che «non fanno ferite» ma che danno proprio «pace e forza».
Stare insieme per costruire la pace. Sembra essere la parola d’ordine di questo Natale 2013. Già nella messa della vigilia Papa Francesco aveva rinnovato l’invito a camminare insieme per illuminare con la luce di Dio il futuro dell’umanità. Ma camminare insieme, aveva precisato, non vuol dire trasformarsi in popolo errante: significa piuttosto andare incontro a Gesù, ha detto, affinché egli ci conduca nella terra promessa.

Un cammino certamente difficile, segnato da tappe dolorose. Il Pontefice ha ricordato le più drammatiche: la sofferenza del popolo siriano; quella «spesso dimenticata» della Repubblica Centroafricana; le vittime del Sud Sudan sconvolto da lotte intestine; quelle causate dall’intolleranza religiosa in tanti, troppi Stati del mondo. A soffrirne di più, ha notato il Pontefice, sono i cristiani, costretti a subire accuse ingiuste sino a divenire oggetti di violenze e discriminazioni. E sono tanti «più numerosi che nei primi tempi della Chiesa» ha detto ancora una volta il Papa. Bisogna pregare per loro. Ma non basta. È necessario che si prenda coscienza dell’urgenza di assicurare a tutti i credenti il diritto alla libertà di religione ma non solo sulla carta: in tanti Paesi che proclamano di garantirla «specialmente i cristiani — è stata la denuncia del Papa — incontrano limitazioni e discriminazioni».