La morte del cardinale Carlo Caffarra

2017-09-07 L’Osservatore Romano

Saranno celebrate sabato 9 settembre, alle 11, nella cattedrale di Bologna, le esequie dell’arcivescovo emerito, il cardinale Carlo Caffarra, morto nella mattina di mercoledì 6, a Villa Revedin, nel complesso del seminario, dove viveva dopo aver lasciato nell’ottobre 2015 la guida dell’arcidiocesi. Il porporato sarà sepolto nella cripta, dove riposano i suoi predecessori. Per sabato a Bologna è stato proclamato il lutto cittadino. La camera ardente, allestita nella sala Bedetti dell’arcivescovado, è stata aperta nel pomeriggio di giovedì 7. Mentre venerdì 8, alle ore 21, sempre nella cattedrale di San Pietro, si tiene una veglia di suffragio.

Sola misericordia tua” era il motto che il compianto Cardinale aveva scelto per il proprio servizio episcopale. E alla luce di queste parole il suo successore sulla cattedra di san Petronio, l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, ne ha delineato il profilo spirituale e pastorale annunciandone la morte «col cuore colmo di tristezza». «Fedele a quel motto — ha ricordato monsignor Zuppi — mi ha manifestato dall’inizio e fino all’ultimo profondo affetto e incoraggiamento, delicato rispetto e accoglienza sincera. Ci siamo incontrati con continuità fino a sabato scorso, quando abbiamo lungamente preparato la ormai prossima visita di Papa Francesco e lui mi ha manifestato la sua gioia di potere concelebrare con il Pontefice. Gli avevo raccontato di come, in occasione della mia recente udienza, il Papa, rispondendo ai suoi saluti che gli avevo trasmesso, aveva detto con commozione, quasi con solennità: “Io voglio molto bene al cardinale Caffarra. Diglielo”». Del resto, essere considerato un cardinale in disaccordo con il Pontefice — aveva precisato anche di recente il cardinale Caffarra — «è una cosa che mi ha profondamente amareggiato: io sono nato papista, sono vissuto da papista e voglio morire da papista». Come testimonia, del resto, l’abbraccio con Papa Francesco a Carpi il 2 aprile scorso.

Tre sono stati — sempre nel ricordo del successore — i «grandi amori» del porporato: «Sacerdoti, famiglie, giovani: motivi di studio intelligente e di appassionato servizio alla Chiesa». E i bolognesi ne hanno fatto diretta esperienza, come testimonia l’unanime cordoglio della città che Caffarra «ha amato con passione e dedizione, direi fino allo sfinimento». E non lo ha certo dimenticato il popolo dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio che aveva guidato in precedenza per otto anni. In queste ore a dar voce al suo ricordo è stato qui l’arcivescovo Gian Carlo Perego. Caffarra, ha affermato, ha avuto una «singolare miscela di fede appassionata, di cultura teologica, filosofica, letteraria e di cordialità umana che lo rendeva capace di comunicare con tutti». Fra i temi al centro del magistero di Caffarra a Ferrara c’è stata sicuramente l’«educazione dei giovani» e «nelle catechesi a loro dedicate, come nelle lezioni agli studenti delle scuole cittadine, non mancava di sottolineare il nesso tra la scelta cristiana e la vera libertà». E tra i momenti più intensi come arcivescovo di Ferrara-Comacchio resta la «grande missione cittadina, imperniata sull’annuncio della misericordia di Dio». Una messa di suffragio sarà celebrata a Ferrara sabato 16 settembre alle ore 18.

Carlo Caffarra era nato il 1° giugno 1938 a Samboseto di Busseto, in provincia di Parma e diocesi di Fidenza. Aveva tre sorelle. Frequentato il seminario vescovile di Fidenza, era stato ordinato sacerdote il 2 luglio 1961 proprio nel suo paese natale. Aveva quindi proseguito gli studi a Roma, come alunno del Pontificio seminario lombardo, conseguendo il dottorato in diritto canonico alla Pontificia università Gregoriana con una tesi sulla finalità del matrimonio. E aveva ottenuto il diploma di specializzazione in teologia morale alla Pontificia accademia Alfonsiana, presentando una tesi sul rapporto religione-morale nella filosofia.

Rientrato in diocesi, era stato vice parroco della cattedrale di Fidenza, iniziando anche l’insegnamento della teologia morale nei seminari di Parma e di Fidenza. Su invito del teologo monsignor Carlo Colombo, era divenuto professore di teologia morale fondamentale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano e al Dipartimento di scienze religiose dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sempre a Milano, istituito in quegli anni dal rettore Giuseppe Lazzati. Aveva conosciuto così monsignor Luigi Giussani: un incontro fondamentale per la sua vita. Una profonda amicizia era nata, in seguito, anche con don Divo Barsotti, figura eminente di mistico e di teologo. Negli anni Settanta, Caffarra aveva iniziato ad approfondire i temi del matrimonio, della famiglia e della procreazione umana, spinto dalle richieste di numerose coppie di sposi e di fidanzati, che gli domandavano indicazioni e chiarimenti a partire dalla visione cristiana del matrimonio. Erano gli anni del dibattito suscitato dalla pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI.

Aveva insegnato, quindi, etica medica nella Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma e nell’agosto 1974 era stato nominato da Papa Montini membro della Commissione teologica internazionale, incarico mantenuto per due quinquenni successivi. Aveva continuato l’approfondimento teologico, antropologico ed etico del tema della procreazione umana, tema divenuto di scottante attualità dopo che il 25 luglio 1978 era nata la prima persona concepita in vitro. In qualità di rappresentante della Santa Sede aveva partecipato, nel settembre dello stesso anno, al primo congresso mondiale sulla sterilità umana e la procreazione artificiale, tenutosi a Venezia presso la fondazione Cini.

Nel 1980 Papa Wojtyła lo aveva nominato esperto al Sinodo dei vescovi sul matrimonio e la famiglia. Poi, nel gennaio 1981, gli aveva conferito il mandato di fondare e presiedere il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, dove aveva tenuto il corso di etica della procreazione e i seminari di etica generale e di bioetica. Nel 1983, per un quinquennio, era stato consultore della Congregazione per la dottrina della fede. Aveva fatto anche parte della commissione di studio per l’ingegneria genetica istituita ad actum presso il ministero della Sanità in Italia. Contemporaneamente aveva tenuto corsi e lezioni in prestigiosi atenei internazionali: l’Università Mistral e l’Università Cattolica di Santiago del Cile; l’Università di Sydney; l’Università di Navarra (Pamplona) e la Complutense di Madrid. Nel 1988 aveva fondato a Washington, negli Stati Uniti d’America, la prima sezione extra urbana del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Successivamente aveva realizzato anche le sezioni messicana e spagnola. Aveva ricevuto, inoltre, il dottorato honoris causa in lettere cristiane dalla Franciscan University di Steubenville nell’Ohio.

L’8 settembre 1995 era divenuto arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale nel duomo di Fidenza il 21 ottobre dello stesso anno dalle mani del cardinale Giacomo Biffi. E il 4 novembre aveva iniziato l’attività pastorale. Il 16 dicembre 2003 Giovanni Paolo II lo aveva trasferito alla sede metropolitana di Bologna, dove aveva fatto ingresso il 15 febbraio 2004. Presidente della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, era moderatore del Tribunale ecclesiastico regionale Flaminio per le cause matrimoniali e gran cancelliere della Facoltà teologica regionale.

Forti sono sempre state le sue prese di posizione contro i tentativi di equiparare la famiglia fondata sul matrimonio ad altre forme di unione e contro la teoria del gender (definita «una cataratta che impedisce di vedere lo splendore della differenza sessuale»). Nel 2011 denunciava che in occidente la famiglia è ormai ridotta a un’«egemonia del desiderio», mentre nel 2015 ammoniva che «la grande sfida lanciata oggi alla famiglia consiste nel mostrarne l’inutilità». In positivo, rilanciava i fondamenti della missione della famiglia che «si radica nella Provvidenza di Dio»: ossia «generare» ed «educare» ogni «nuova persona umana».

Autore di volumi di teologia morale fondamentale e di numerosi articoli, tradotti in molte lingue, aveva curato l’edizione commentata di tutte le catechesi dedicate da Giovanni Paolo II all’amore umano e — in cooperazione con l’Università di Navarra — l’Enchiridion Familiae in cinque volumi. Era membro onorario della Real Academia de los Doctores di Madrid.

Benedetto XVI lo aveva creato e pubblicato cardinale nel concistoro del 24 marzo 2006, assegnandogli il titolo di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Nella Curia romana era stato membro della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, del Pontificio consiglio per la famiglia e della Pontificia accademia per la vita. Aveva partecipato ai due Sinodi sulla famiglia nel 2014 e nel 2015 come membro di nomina pontificia.