La bussola del credente (2 marzo 2017)

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

La bussola del credente

Giovedì, 2 marzo 2017

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.51, 03/03/2017)

La «bussola del cristiano è seguire Cristo crocifisso»: non un falso Dio «disincarnato e astratto», ma Dio che si è fatto carne e che porta su di sé «le piaghe dei nostri fratelli». È un forte richiamo alla conversione e alla concretezza della realtà il suggerimento di Papa Francesco per la Quaresima, proposto nella meditazione della messa celebrata giovedì mattina, 2 marzo, nella cappella di Casa Santa Marta.

«La parola, l’esortazione della Chiesa proprio dall’inizio della Quaresima è “convertitevi”» e «l’abbiamo detto prima del Vangelo: “Convertitevi, dice il Signore”» ha fatto subito notare Francesco, citando il canto al Vangelo, tratto da Matteo (4, 17). Così «oggi — ha spiegato — la liturgia della parola ci fa riflettere su tre realtà da avere davanti per questa conversione: la realtà dell’uomo — la realtà della vita — la realtà di Dio e la realtà del cammino». Queste «sono realtà dell’esperienza umana, tutte e tre, ma che la Chiesa, e anche noi, abbiamo davanti per questa conversione».

La prima realtà, dunque, è «la realtà dell’uomo: tu sei davanti a una scelta» ha affermato Francesco facendo riferimento al passo del Deuteronomio (30, 15-20) proposto dalla liturgia: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male». Noi uomini siamo davanti a questa realtà: o è il bene, o è il male (...). Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarsi davanti ad altri dèi» andrai sulla strada del male. E «questo — ha spiegato il Papa — noi lo percepiamo nella nostra vita: sempre possiamo prendere o il bene o il male, c’è la realtà umana della libertà. Dio ci ha fatti liberi, la scelta è nostra». Ma il Signore «non ci lascia soli, ci insegna, ci ammonisce: stai attento, c’è il bene e il male; adorare Dio, compiere i comandamenti è la strada del bene; andare dall’altra parte, la strada degli idoli, dei falsi dèi — tanti falsi dèi — che fanno sbagliare la vita». E «questa è una realtà: la realtà dell’uomo è che tutti noi siamo davanti al bene e al male».

Poi, ha proseguito il Pontefice, «c’è un’altra realtà, la seconda realtà forte: la realtà di Dio». Sì, ha affermato, «c’è Dio, ma come c’è, Dio? Dio si è fatto Cristo: questa è la realtà e per i discepoli era difficile capire questo». A questo proposito Francesco ha riproposto il passo evangelico odierno di Luca (9, 22-25): «Gesù disse ai suoi discepoli: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”». Così «Dio ha preso tutta la realtà umana, meno il peccato: non c’è Dio senza Cristo, un Dio senza Cristo, “disincarnato”, è un Dio non reale». Infatti, ha spiegato il Papa, «la realtà di Dio è Dio fatto Cristo per noi, per salvarci, e quando ci allontaniamo da questo, da questa realtà e ci allontaniamo dalla croce di Cristo, dalla verità delle piaghe del Signore, ci allontaniamo anche dall’amore, dalla carità di Dio, dalla salvezza e andiamo su una strada ideologica di Dio, lontana: non è Dio che venne a noi e si è fatto vicino per salvarci ed è morto per noi».

«Questa — ha insistito Francesco — è la realtà di Dio. Dio rivelato in Cristo: non c’è un Dio senza Cristo». A questo proposito, ha confidato, «mi viene in mente un dialogo di uno scrittore francese del secolo scorso, un dialogo tra un agnostico e un credente. L’agnostico di buona volontà domandava al credente: “Ma, come posso... per me, il problema è come Cristo è Dio: non posso capire questo, come Cristo è Dio?”. E il credente rispose: “Per me questo non è un problema, il problema sarebbe stato se Dio non si fosse fatto Cristo”».

Dunque, ha rilanciato il Pontefice, «questa è la realtà di Dio: Dio fatto Cristo, Dio fatto carne e questo è il fondamento delle opere di misericordia», perché «le piaghe dei nostri fratelli sono le piaghe di Cristo, sono le piaghe di Dio, perché Dio si è fatto Cristo». E, ha avvertito Francesco, «non possiamo vivere la Quaresima senza questa seconda realtà: noi dobbiamo convertirci non a un Dio astratto, ma al Dio concreto che si è fatto Cristo».

Ecco, allora, «la realtà dell’uomo — siamo davanti al bene e al male — la realtà di Dio — Dio si è fatto Cristo — e la terza realtà umana: la realtà del cammino». La domanda è «come andiamo, quale strada prendiamo?». Il Papa ha riproposto la forza delle parole di Gesù: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Perché «la realtà del cammino è quella di Cristo: seguire Cristo, fare la volontà del Padre, come Lui, prendere le croci di ogni giorno e rinnegare se stesso per seguire Cristo». Questo significa «non fare quello che io voglio, ma quello che vuole Gesù, seguire Gesù». E Lui dice «che su questa strada noi perdiamo la vita per guadagnarla dopo; è un continuo perdere la vita, perdere di fare quello che io voglio, perdere le comodità, essere sempre sulla strada di Gesù che era al servizio degli altri, all’adorazione di Dio: quella è la strada giusta».

«Tre realtà» dunque: «La realtà umana, dell’uomo, della vita, dell’uomo davanti al bene e al male; la realtà di Dio: Dio si è fatto Cristo e non possiamo adorare un Dio che non sia Cristo, perché questa è la realtà». E poi «la realtà del cammino: l’unico cammino sicuro è seguire Cristo crocifisso, lo scandalo della Croce». E «queste tre realtà umane sono la bussola del cristiano, con questi tre segnali, che sono realtà, noi non sbaglieremo strada». Da qui anche il suggerimento all’inizio della Quaresima: «“Convertitevi” dice il Signore, cioè prendete sul serio queste realtà dell’esperienza umana: la realtà della vita, la realtà di Dio e la realtà del cammino».