Iran: accordo sul nucleare cruciale per tutta la comunità internazionale

2017-10-10 Radio Vaticana

di Amedeo Lomonaco

Gli Stati Uniti non rompano l'accordo sul programma nucleare iraniano firmato nell'estate del 2015. E' questo l'appello lanciato da Ali Akbar Salehi, vice presidente iraniano e capo dell'Organizzazione per l'Energia Atomica dell’Iran, intervenendo a Roma alla XX edizione della conferenza Edoardo Amaldi presso la sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. L’incontro, dedicato ai temi della cooperazione internazionale, scientifica e tecnologica, nell’ambito della sicurezza e della non-proliferazione nucleare, si inserisce nell’ambito del 60.mo anniversario dell’istituzione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Ali Akbar Salehi ha aggiunto che un eventuale fallimento dell’accordo comporterebbe gravi rischi per l’intera comunità internazionale:


R. - The hard-won agreement…

“L’accordo a fatica raggiunto, e nel quale ho preso parte personalmente, specie per quanto riguarda le questioni tecniche, è semplicemente troppo prezioso perché ci si possa permettere di minarlo o indebolirlo. Diversamente dalla percezione negativa propria dell’amministrazione degli Stati Uniti, in Iran il quadro relativo all’accordo e agli impegni ad esso collegati è chiaro. E crediamo che anche l’intera comunità internazionale abbia la stessa visione.

Il trend negativo lungo l’Atlantico, inaugurato con l’avvio della nuova amministrazione americana all’inizio di quest’anno, in particolare le recenti posizioni negative da parte di quest’ultima, non fanno per nulla ben sperare. In conclusione, vorrei che sia assolutamente chiaro che non vogliamo che questo accordo vada in fumo. Tuttavia, rispetto agli interessi nazionali dell’Iran, che gli Stati Uniti sono intenzionati a colpire, molto più forti sono i rischi che corre l’intera comunità internazionale, nel caso in cui l’accordo fallisca”.

Sui rischi legati ad una rottura dell’accordo sul programma nucleare iraniane si sofferma il prof. Luciano Maiani, uno dei maggiori fisici teorici a livello mondiale e presidente della Conferenza Amaldi:

R. – La suddivisione tra Europa e Stati Uniti su un problema come questo ha implicazioni commerciali molto serie, perché ci sono sanzioni che l’Europa ha tolto e che l’America vorrebbe rimettere; e questo causerebbe veramente una guerra commerciale tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. E l’Europa sarebbe messa in una posizione molto difficile. Quindi tutto il problema dell’alleanza – per così dire – nel mondo occidentale, è rimesso in discussione. Alla fine, facendo tutti i conti, si capirà che non è una mossa ragionevole.

D. – Cosa è auspicabile e cosa è possibile?

R. – Cercare il dialogo e cercare di non fare passi irreversibili. Se l’accordo con l’Iran viene abbandonato o rimesso in discussione, cosa si può dire alla Corea del Nord? “Siediti a dialogare con noi che tanto poi dopo noi faremo quello che ci pare…” No, non è possibile.

D. – Ci sono delle similitudini tra il caso iraniano e quello nord-coreano?

R. – Ci sono similitudini perché stiamo parlando dello stesso argomento. Però qui, da una parte, abbiamo una società organizzata, con tradizioni, e dall’altra una cosa che sembra un po’ una variabile impazzita. Però proprio per questo è molto pericoloso e non occorre dare il destro a chi dice che è inutile trattare.

D. – Quali contributi, invece, può dare la scienza in un campo così complesso e delicato come quello dello sviluppo nucleare?

R. – Come conoscenze, non c’è molto da dire: sappiamo tutto sull’argomento. Tuttavia, io penso che la comunità scientifica, fatta di persone credibili per la loro posizione abbia una base mondiale coerente del mondo della scienza. Una comunità che ha sempre avuto il dialogo attraverso i due blocchi: gli scienziati occidentali hanno infatti sempre parlato con i loro omologhi dell’Urss, e così anche con l’Iran e Israele. E in fondo questo incontro lo testimonia.

D. – Quello della comunità scientifica è un primo livello fondamentale del dialogo che poi ne innesta altri…

R. – Sì, è un livello in cui gli interlocutori non pensano che l’altro sia un oggetto da abbattere. Per esempio, lo vedo nel mondo della fisica: noi fisici abbiamo gli stessi eroi che hanno i giapponesi, i cinesi, gli indiani, i coreani, ecc. E penso che sia una forza non trascurabile. Naturalmente non è riuscita ad evitare delle guerre planetarie come quelle che ci hanno colpito, però è qualcosa.

(Da Radio Vaticana)