Indagine sui periodici antichi del seminario patriarcale di Venezia- Nascosti tra i libri

2017-12-07 L’Osservatore Romano

Triste destino quello dei periodici, considerati per tradizione il “parente povero” dei libri. Solitamente trascurati nella catalogazione ordinaria (in genere gli utenti delle biblioteche li consultano come semplice contenitore di uno o più articoli cercati), negletti nelle acquisizioni retrospettive e marginalizzati nell’archiviazione, i periodici hanno sempre stentato a riscuotere la doverosa attenzione quali fonte legittima e preziosa del sapere, sia nell’ambito accademico sia presso il lettore comune. È dunque meritorio l’impegno profuso da Rudj Gorian nel volume Nascosti tra i libri. I periodici antichi della Biblioteca del Seminario patriarcale di Venezia (1607-1800) (Venezia, Marcianum Press, 2017, pagine 474, euro 39), frutto di uno studio approfondito e organico — scaturito da alcune riflessioni storico-bibliografiche sviluppate dall’autore all’università di Udine in veste di collaboratore del dipartimento di Scienze storiche e documentarie — e volto a rivendicare l’intrinseco valore di queste preziosissime carte. Ed è in questo stesso contesto che alcuni anni fa, l’indagine sui fondi della biblioteca del seminario patriarcale di Venezia ha preso ufficialmente le mosse per poi progredire in un’analisi dettagliata e rigorosa (parallelamente ad altri studi condotti sui periodici settecenteschi). 

Frontespizio del Protogiornale veneto del 1785

Sono cinque gli scopi perseguiti dalla capillare indagine sui periodici del seminario, che vanno dall’Europa letteraria alla Frusta letteraria di Aristarco Scannabue, dal Genio letterario di Europa al Giornale enciclopedico ovvero universale, dal Journal encyclopédique al Mercure britannique. Anzitutto è stata data evidenza a un’importante raccolta risalente ai secoli xvii e xviii di cui sostanzialmente non si conosceva l’esistenza, al fine di renderla nota alla comunità degli studiosi. A tale scopo è stato redatto un catalogo con schede analitiche. È stato poi tracciato un profilo dell’evoluzione della raccolta di periodici articolato sia nello studio delle provenienze originarie sia in un’indagine sulla gestione di questi materiali durante lo sviluppo della biblioteca del seminario, a partire dai primi decenni dell’Ottocento e fino alla fine del xx secolo. Il terzo percorso di ricerca ha analizzato le tracce della fruizione e delle modalità di conservazione dei periodici sulla base di quanto emerso dall’osservazione diretta e completa delle edizioni. Il quarto scopo ha posto al centro dell’attenzione due dei possibili parametri di valutazione della collezione di periodici, utili a rivendicarne l’importanza bibliografica: la completezza e la rarità delle serie. Il quinto obiettivo è sotteso ai precedenti: si tratta di un discorso complessivo sulla conoscenza e sulla presenza dei periodici antichi nelle biblioteche italiane (appartenenti alla pubblica amministrazione oppure ecclesiastiche) diretto a suscitare utili spunti di riflessione a beneficio di tutti gli istituti di conservazione.
Il volume riveste un particolare interesse quando si sofferma ad analizzare le dinamiche inerenti alle revisioni dei testi. In questo ambito svolgevano un ruolo importante quei commenti che fungevano da introduzione o da chiusa alle recensioni. Tali commenti finivano per configurarsi come testi in cui molto spesso la penna dei redattori veneziani interveniva in modo deciso, con tagli drastici e anche piuttosto estesi. D’altra parte era un fatto ricorrente che le recensioni uscite su questi fogli settecenteschi si presentassero come testi prevalentemente descrittivi in cui gli eventuali spazi critici e i commenti personali (anche semplici attestazioni di stima) erano spesso concentrati proprio in questi brevi incisi introduttivi. E quindi ben si comprende che per i redattori in cerca di articoli da copiare queste sezioni delle recensioni rappresentassero un’area preferenziale in cui intervenire per conferire una qualche originalità ai pezzi, omettendo o riscrivendo i commenti.
Il certosino lavoro di ricerca ha tra l’altro permesso di ritrovare anche residui di edizioni periodiche utilizzati come materiale di recupero per confezionare legature o per l’impressione, sul verso delle carte, di edizioni minori su foglio volante. Questi ritrovamenti, in considerazione dell’esiguità dell’estensione dei frammenti dei periodici, hanno scarso interesse per chi fosse interessato alla lettura dei testi, ma — sottolinea l’autore — sono stati in grado di incrementare le voci del catalogo dei periodici antichi del seminario di ben nove unità, spesso costituite da edizioni molto rare (come i calendari murali, con tutta probabilità bolognesi, segnalati grazie a questo volume per la prima volta). Positivi sono stati anche i riscontri nel fondo dei manoscritti che, a livello inventariale — manca infatti un vero e proprio catalogo dei manoscritti della biblioteca del seminario — pareva non contenesse alcuna presenza rilevante ai fini di questa indagine. In tale ambito il periodico è stato tramandato nella forma di numero isolato di gazzetta o di giornale pubblicato a cadenza ravvicinata, selezionato e custodito come allegato utile a integrare carte di varia natura.
Gorian mette quindi in evidenza che nelle collezioni bibliografiche del seminario patriarcale di Venezia il periodico antico, considerato in una prospettiva ad ampio raggio, non solo si presenta come materiale eterogeneo e spesso non facile da ricondurre a un’univoca tipologia editoriale, ma costituisce anche un tipo di edizione che, soprattutto quando è conservata in raccolte di estensione ridotta o in frammenti (a loro volta difficili da identificare), può essere arduo da individuare perché celato in porzioni del patrimonio bibliografico tra loro diversissime.

L’autore, al termine dell’appassionata indagine, esprime l’auspicio che tale ricerca sia utile come stimolo a portare avanti lavori sistematici su altre collezioni di periodici. E a questo auspicio se ne lega strettamente un altro: che lo studio condotto nel presente volume serva a ricordare ai bibliotecari e ai ricercatori la complessità e la valenza documentarie e culturali dei periodici antichi (intesi come materiali partecipi delle vicende storiche dei fondi librari che li conservano) e ad accrescere la sensibilità e l’interesse verso quanto si potrebbe e si dovrebbe ancora fare nell'ambito della stampa periodica antica, come pure sui periodici successivi al 1800, sia all’interno delle istituzioni bibliotecarie che in ambito universitario.

di Gabriele Nicolò