Incontro Trump-Merkel: divergenze su immigrazione e commercio

2017-03-18 Radio Vaticana

Incontro teso, ieri, tra il presidente Usa Trump e la cancelliera tedesca Merkel. Immigrazione, Nato, crisi internazionali e scambi commerciali tra i temi affrontati. Intanto la Commissione Ue rilancia l’urgenza di un patto Roma-Berlino per risolvere l’emergenza migratoria, mentre Ankara continua ad alzare i toni contro Bruxelles e minaccia di porre fine all’accordo sui rifugiati. Cecilia Seppia

 

La Merkel sbarca a Washington per il primo faccia a faccia col presidente americano Trump: clima teso e posizioni distanti sui tanti temi affrontati nello Studio Ovale. Il capo della Casa Bianca ribadisce soprattutto la sua linea sull’immigrazione. “E’ un privilegio non un diritto - dichiara -  il nostro obiettivo è proteggere i confini dal terrorismo e la battaglia contro l’Is va combattuta insieme”. “Un’America più forte è nell’interesse del mondo” intero aggiunge Trump, chiedendo però ai Paesi membri della Nato di pagare ciascuno la propria quota”. “Aumenteremo il nostro contributo” assicura la Merkel, che rilancia invece la prospettiva di Berlino, e cioè proteggere i rifugiati prima delle frontiere. Ma come reagisce la Comunità internazionale a questo ennesimo scontro su una questione cruciale come l’immigrazione? Christopher Hein, membro del direttivo del Cir, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, e docente alla Luiss di Politiche di Diritto di Immigrazione e Asilo: 

“Non sorprende. Negli Stati Uniti – si ricordi – i rifugiati, i richiedenti asilo o i migranti non arrivano sui barconi a Long Island e non sbarcano sull’East River. Quella degli Stati Uniti non è una situazione paragonabile a quella di Lampedusa, della Siria o delle isole greche: non si arriva via mare in modo spontaneo. E quindi per gli Stati Uniti è relativamente facile; se verrà chiusa la frontiera con il Messico, le persone potranno poi entrare solamente per via aerea con un regolare visto di ingresso. D’altra parte, dobbiamo considerare che Trump ha proposto un bilancio con una fortissima riduzione di tutte le spese relative alla politica estera e alla cooperazione allo sviluppo nei Paesi terzi. E quindi ha fatto proprio il contrario di quello che invece vuole fare l’Unione Europea, con la cancelliera Merkel in testa: ossia investire nei Paesi africani, mediorientali ecc., nei Paesi di origine e di transito dei rifugiati. Molto dipenderà dal prossimo incontro che si terrà a Taormina in occasione del G7: se i quattro Paesi europei che partecipano al G7 – Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia – si presenteranno realmente come un blocco europeo anche nei confronti degli Stati Uniti. Molto dipenderà dalle elezioni in Francia che si terranno prima del vertice. Quindi solamente con una maggiore unità europea si può contrastare questo vento che viene dall’Atlantico”.

Ad avallare le dichiarazioni della Merkel arriva anche il vicepresidente della Commissione  Ue Frans Timmermans, convinto che per sanare l’emergenza profughi serva un patto Roma- Berlino capace di trainare tutta l’Europa. Ancora Hein:

“Nella sostanza, penso che sia una proposta che va nella giusta direzione, anche se magari lì parliamo ormai di una specie di ‘Europa a tre velocità’ e non più solo a due. In questo senso, con queste politiche di immigrazione e di asilo, effettivamente la Germania e l’Italia hanno molte convergenze, nonché la prospettiva di superare i conflitti esistenti e di impostare, anche nei confronti degli altri Stati dell’Unione, una politica più lungimirante”.

A preoccupare è anche l’inasprimento dei toni di Ankara che minaccia di porre fine all’accordo sui rifugiati e di invadere l’Europa con 15 mila profughi al mese, con conseguenze devastanti. In ogni caso, oltre ai tiri incrociati e alle schermaglie tra gli Stati, la situazione per migliaia di persone continua ad essere drammatica. Christopher Hein:

“La situazione è davvero drammatica. Se vediamo la Libia e il Medio Oriente, compreso il Nord dell’Iraq, ma anche le zone del continente africano da dove proviene la maggior parte dei rifugiati che sbarcano in Italia, è una risposta del tutto insufficiente per aprire canali legali, con una certa procedura e per poter arrivare in Europa in modo legale, normale e protetto. Lì abbiamo solo un inizio, ma la situazione per quelli che sono in Libia o in altri Paesi di transito è ancora veramente disperata!”.

Ma le divergenze Washington-Berlino restano anche in materia di commercio. “Non sono un isolazionista dice Trump, mentre la cancelliera insiste sul tema della libera circolazione come grande forza dell’Ue. E’ necessario - ammette - portare avanti una globalizzazione giusta, auspicando la riapertura immediata sul TTIP, il Trattato Ue-Usa bloccato da Trump appena insediato. In casa, il presidente Usa annuncia l’appello contro i giudici che hanno bloccato anche il suo bando bis sugli immigrati e insiste nel sostenere che Obama lo spiò, nonostante le smentite del Senato, dell’intelligence inglese e dei media citati a sostegno della sua tesi. 

(Da Radio Vaticana)