In Francia a due anni dall’appello del Papa all’accoglienza- Grazie ai profughi nuovi legami di carità

2017-09-12 L’Osservatore Romano

Parigi, 12. Sono passati poco più di due anni da quando, era il 6 settembre 2015, Papa Francesco, all’Angelus in piazza San Pietro, rivolgeva «un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa a esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi». Un gesto tangibile in preparazione all’Anno santo della misericordia. «La Chiesa — scrive il vescovo di La Rochelle et Saintes, Georges Colomb, responsabile della pastorale dei migranti della Conferenza episcopale francese, in un editoriale nel quale ricorda l’avvenimento — esprime da tempo la sua sollecitudine verso i migranti e i rifugiati, ma questo appello del Papa ha dato una nuova ampiezza all’impegno e nuovi gruppi si sono mobilitati per far vivere una “cultura dell’incontro” che si oppone all’indifferenza e rifiuta l’impotenza».

Il secondo anniversario del discorso di Francesco è, per monsignor Colomb, una buona occasione per presentare alcune delle iniziative ecclesiali riguardanti i migranti intraprese in varie località del paese: «Sono lo specchio di centinaia, migliaia di altre azioni, nelle grandi città come nei piccoli villaggi di campagna. Comunità cristiane si sono date da fare mettendo in comune le loro intuizioni, i loro mezzi. La diversità di tali testimonianze mostra che l’accoglienza è solo il primo passo di un processo più ampio. Si tratta di “accogliere” ma anche di “proteggere, promuovere e integrare”, come ricorda il messaggio del Pontefice per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018».
In molti luoghi le iniziative messe in campo hanno permesso ai migranti di avere un tetto sopra la testa e di sentirsi finalmente sicuri. Il presule cita le parole di un padre di famiglia siriano ospitato in Francia: «È la prima volta da sette anni che possiamo dormire senza paura». La mobilitazione per trovare un alloggio e condizioni di vita degne è stata accompagnata dall’organizzazione di corsi di francese, dalla scolarizzazione dei bambini, da legami creati con club sportivi, attraverso serate conviviali o uscite culturali per conoscere la regione d’accoglienza e familiarizzare con la sua civiltà. «Queste iniziative — osserva il responsabile della pastorale dei migranti — e numerose altre idee hanno creato un legame sociale fra gli autoctoni, in particolare nel mondo rurale, riunendo attorno a uno stesso progetto persone che non si frequentavano necessariamente nella vita di tutti i giorni. Tale solidarietà verso i migranti ha suscitato uno spirito di vita fraterna fra autoctoni e stranieri accolti». Numerose opere hanno mostrato l’interesse e i benefici di piccoli progetti, iniziati da qualche persona per un numero esiguo di rifugiati. Microprogetti che hanno favorito un significativo incontro fra gli individui sul piano umano e, a volte, spirituale.