In due interviste al cardinale segretario di Stato e all'arcivescovo sostituto- Il mondo e il Vaticano

2016-01-14 L’Osservatore Romano

Di fronte all’uso della religione per giustificare la violenza, spetta soprattutto ai leader musulmani “condannare senza ambiguità tutti gli atti di terrorismo commessi in nome dell’islam”, affermando con chiarezza “la totale incompatibilità tra violenza e religione” e sgombrando definitivamente il terreno da ogni “interpretazione estremista che giustifichi il terrorismo”. 

E' uno dei passaggi chiave dell'intervista che il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha rilasciato ad Antonio Pelayo, Darío Menor e José Beltrán per il settimanale spagnolo «Vida nueva». Nella lunga conversazione — che appare nel numero della rivista in edicola giovedì 14 gennaio — il porporato affronta temi e questioni di grande attualità, soffermandosi fra l’altro sull'urgenza di soluzioni rapide al dramma dell'emigrazione, ma parla anche del giubileo della misericordia e della riforma della Curia romana intrapresa da Papa Francesco. La parte centrale del colloquio è un'analisi della situazione politica della Spagna dopo le recenti elezioni legislative, mentre la conclusione è dedicata al prossimo viaggio papale in Messico, ai rapporti tra Santa Sede e Cina e alla recente visita di Francesco in Africa.

Nello stesso giorno il settimanale “Panorama” pubblica un'intervista all’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, rilasciata a Stefano Lorenzetto. La lunga conversazione affronta vari argomenti, a cominciare naturalmente dalle questioni di attualità delle quali ultimamente i media hanno trattato, come lo scandalo della fuga di documenti, il cosiddetto Vatileaks2, e l’uscita dei libri di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. Proprio a questo proposito il presule osserva che arrivare a rappresentare il Vaticano come “un covo di ladri” costituisce “una falsità assoluta”. E chiarisce poi che non vi sono utilizzi per scopi personali delle donazioni dei fedeli, a cominciare dall’obolo di San Pietro, che “serve per le molteplici necessità della Chiesa universale, non solo per le opere di carità in favore dei più bisognosi”. In ogni caso, nel rimarcare che le fonti dei due giornalisti “sono sempre finite in carcere”, monsignor Becciu afferma: «Non mi piace l’atteggiamento degli autori quasi si sentissero investiti di una missione divina per la salvezza della Chiesa. Papa Francesco lo ha scandito con chiarezza all’Angelus, tre giorni dopo l’uscita dei loro libri: rubare quei documenti è stato un reato, un atto deplorevole che non aiuta, tanto più che gli erano ben noti».