Olanda: vincono i liberali. Nuove polemiche con la Turchia

2017-03-16 Radio Vaticana

Il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, del premier, Mark Rutte, ha vinto le elezioni in Olanda. A scrutinio quasi ultimato ha ottenuto il 21,2% dei voti e 33 seggi sui 150 in palio nella Camera Bassa. L’estrema destra del Partito per la Libertà, di Geert Wilders ottiene il secondo posto. Fuori coro il commento del ministro degli esteri turco Cavusoglu: "Presto in Europa inizieranno le guerre di religione". Massimiliano Menichetti:

"L’Olanda ha detto no al populismo dopo la Brexit e Trump, grazie per questa vittoria che avete dato al Paese, ma anche all'Europa”. Così il premier Mark Rutte, leader del  Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd) che ha vinto nettamente, pur diminuendo nei consensi, le elezioni. Il Vvd ha superato il 21% dei consensi, che si traduce in 33 seggi sui 150 disponibili alla Camera Bassa degli Stati Generali d'Olanda. Avanza l’estrema destra euroscettica ed islamofoba del Partito per la Libertà di Geert Wilders che, superando il 13%, ottiene il secondo posto e venti seggi, uno in più dei democristiani del Cda e dei liberali progressisti del D66. Si conferma il progresso dei Verdi del GroenLinks, guidati dal giovane Jesse Klave, che sono passati dal 2,3% del 2012 a un 9%, quindi da 4 a 14 seggi. Crollano i laburusti del PvdA. Forte l'affluenza alle urne, circa l'81% degli aventi diritto è andato a votare. Le consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo inizieranno già domani per un possibile governo di coalizione di centrodestra. Tra gli euroconvinti spiccano i commenti del presidente francese Hollande e della cancelliera tedesca Merkel che parlano di elezioni per il “futuro dell’Europa”; per la Russia il rapporto con Rutte è “franco”; di tutt'altro tenore il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, per il quale non c'è differenza tra il premier e Wilders: "State trascinando l'Europa nell'abisso - ha detto - presto in Europa inizieranno le guerre di religione".

"I risultati delle elezioni in Olanda saranno un'ispirazione per molti". Lo ha scritto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker nella sua lettera di congratulazioni al premier olandese Mark Rutte. Sul voto abbiamo intervistato Guido Levi, docente di “Partiti e movimenti politici in Europa“, presso l’università degli Studi di Genova:

R. – Credo che il dato fondamentale sia rappresentato dal risultato relativamente modesto conseguito dal Partito per la Libertà: era il partito euroscettico, nazionalista, populista, dell’Olanda, che si presentava come un partito in forte crescita: i sondaggi per mesi lo hanno dato come addirittura il partito che avrebbe potuto vincere e ottenere la maggioranza relativa. In realtà invece le cose non sono andate così: il partito ha soltanto conseguito un piccolo aumento di due o tre punti percentuali collocandosi grosso modo al tredici percento. E quindi diciamo che la forza euroscettica, quella che davvero rappresentava un elemento di instabilità, in qualche modo è stata sconfitta.

D. – Ci saranno difficoltà per il governo?

R. – Ci saranno perché un po’ il paradosso è che vi sono, in Olanda, cinque partiti che hanno preso voti grosso modo tra il nove e il tredici percento. Quindi, dovrà essere un governo di coalizione, ma formato da più forze politiche: questa sarà una cosa sicuramente non semplice. Sono partiti in gran parte europeisti, che hanno molte cose in comune; però mettere insieme partiti differenti in una grande coalizione è sempre un’operazione problematica.

D. – La vittoria di Rutte è un buon segnale per l’Europa …

R. – Sì, credo che questo sia veramente l’aspetto più importante. Ho l’impressione che il momento forte dei populismi e degli euroscetticismi stia tramontando. Di fronte alla Brexit, di fronte al pericolo di una disgregazione dell’Unione Europea, ho l’impressione che si stia verificando una reazione popolare. Non a caso l’Eurobarometro, qualche settimane fa, aveva indicato che oltre il 70 percento degli olandesi sarebbe contrario all’uscita del Paese dall’Unione Europea.

D. – L’estrema destra del Partito per la Libertà ha condotto una campagna elettorale tendenzialmente su due temi: l’euroscetticismo, e una chiusura - un’avversione - è stato detto “l’islamofobia”…

R. – Il legame che vi è tra nazionalismo, euroscetticismo, e antislamismo – islamofobia – sono tratti caratterizzanti in realtà anche di tanti partiti euroscettici. Noi parliamo del caso olandese, ma se ci spostassimo in Francia e andassimo a vedere il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in qualche modo troveremmo caratteristiche analoghe. Forse in Olanda la dimensione antislamica in Wilders è particolarmente sottolineata. E questo naturalmente minaccia fortemente la convivenza civile di un Paese che al suo interno ha una comunità islamica non irrilevante.

D. – La prima reazione da parte della Turchia per voce del ministro degli Esteri Cavusoglu è stata: “Non c’è differenza tra Rutte e Wilders. State trascinando l’Europa verso l’abisso. Presto in Europa inizieranno le guerre di religione”…

R. – Sono parole che si commentano da sole… Naturalmente l’episodio dello scontro diplomatico tra Turchia e Olanda di questi giorni è noto. Credo che poi, tutto sommato, la crisi rientrerà; però va detto che i rapporti tra Olanda e Turchia, e Unione Europea e Turchia, si stanno fortemente deteriorando, soprattutto per la ragione che la Turchia, dopo il fallito colpo di Stato, è diventata un fattore di instabilità in quella regione a cavallo tra l’Europa e il Medio Oriente. Quindi non sarà facile ristabilire a pieno dei buoni rapporti diplomatici e di collaborazione tra Europa e Turchia. Poi, certo, il momento culminante della crisi penso che verrà facilmente superato nell’interesse delle parti. 

(Da Radio Vaticana)