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Il Papa incoraggia la marcia pro-life negli Usa: i leader politici proteggano i bambini non nati

2013-01-25 Radio Vaticana

“Mi unisco a quanti marciano per la vita e prego affinché i leader politici proteggano i bambini non nati e promuovano una cultura della vita”: con questo tweet, Benedetto XVI ha dato oggi il suo sostegno alla Marcia per la vita, in corso a Washington. L'evento avviene nel 40.mo anniversario della sentenza della Corte Suprema “Roe vs Wade” che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Una sentenza a cui il presidente Barack Obama ha ribadito il suo appoggio, in questi giorni. Dal 1973, si calcola che 55 milioni di vite sono state spezzate, un sesto dell'attuale popolazione americana. Alla vigilia della Marcia, si è svolta una celebrazione per la vita nel Santuario nazionale mariano di Washington, a cui hanno preso parte migliaia di fedeli. Sull’impegno per la vita negli Usa, Alessandro Gisotti ha intervistato il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita:

R. – Io credo che questa ripresa del “sì” alla vita sia ineluttabile – ci abbiamo sempre sperato e ci lavoriamo sopra ogni giorno – perché corrisponde a due verità. La prima, quella dell’essere umano: l’aborto significa la soppressione di un essere umano, di un’individualità che ha la dignità di persona. La seconda ragione è quella che è venuta maturando sempre più chiaramente a livello socio-politico: è la mancanza di bambini, di nascite sufficienti che provoca la crisi economica nel mondo. L’inverno demografico è tale che provoca, a lungo andare, danni per la crescita economica e sulla stabilizzazione delle economie.

D. – L’America è una realtà plurale, multietnica, multireligiosa. Colpisce anche che oggi in marcia a Washington ci siano persone di ogni fede, in realtà anche persone che non hanno un’appartenenza religiosa, come a dire che la questione della vita non conosce confini …

R. – C’è una reazione credo anche di istinto, perché sarebbe peraltro anche una contraddizione palese, vedere che facciamo tanto per proteggere i fiori, la biodiversità delle erbe, delle piante, però lasciamo soccombere o sopprimere violentemente delle nasciture vite umane. Questo mi sembra un assurdo che non può essere sopportato.

D. – In America colpisce anche quest dato, che c’è un numero molto alto di aborti tra le donne più povere, in particolare afro-americane …

R. – Lo si constata anche qui in Italia. La domanda di aborto, quando è fatta da immigrati per ragioni economiche, è quella a cui si rimedia “facilmente”, cioè basta l’offerta di un minimo di sostegno che la donna recede, perché ha una sensibilità. Credo che nessuna donna lo faccia volentieri. Se la società adeguatamente assume una posizione positiva, la gran parte di queste tragedie possono essere impedite all’inizio.

D. – L’invito alla classe politica americana ma non solo è quella di favorire la vita …

R. – Non per niente si dice che il diritto alla vita è il fondamento; vuol dire che se manca questo riconoscimento, crollano gli altri valori: quelli economici, quelli culturali, gli stessi valori politici …