Il Papa in visita ai tossicodipendenti del Ceis di don Picchi

2016-02-26 Radio Vaticana

Lì dove i ragazzi combattono ogni giorno la loro battaglia per tornare alla vita. Papa Francesco ha visitato ieri pomeriggio a sorpresa la comunità di recupero per tossicodipendenti “San Carlo” del Centro Italiano di Solidarietà, il Ceis, fondato da don Mario Picchi. La struttura si trova nei pressi di Castel Gandolfo, ai Castelli Romani. Si è trattato di un altro segno giubilare di testimonianza delle opere di misericordia, per l’Anno Santo in corso. Il Papa, accompagnato da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, si è intrattenuto per circa due ore con i 60 ospiti, il personale ed i volontari del centro terapeutico. Al termine della visita alla comunità, dove già in passato erano stati Papa Paolo VI e San Giovanni Paolo II, Francesco ha donato ai presenti un'immagine della Madonna di Lujan, realizzata con un foto-mosaico. Per una testimonianza della commozione dei ragazzi, ascoltiamo Roberto Mineo, presidente del Centro Italiano di Solidarietà, intervistato da Giada Aquilino:

R. - C’è stato un bellissimo evento, una bellissima sorpresa che ha lasciato attoniti tutti, i ragazzi, gli operatori, me stesso: abbiamo ricevuto la visita del Santo Padre. Ci ha trovato nella nostra comunità, dove i ragazzi erano nel pieno svolgimento delle loro attività e sono rimasti ovviamente meravigliati di questa “apparizione”: una figura bianca, che è scesa dalla macchina… Quando ha varcato il cancello nessuno sapeva niente. È stato un incontro molto toccante, fatto di risate e insieme di discorsi profondi e seri. C’è stato uno scambio tra i nostri ragazzi e il Santo Padre, che ha portato veramente la misericordia in questo centro che da anni si occupa del recupero e del reinserimento per i tossicodipendenti.

D. - Cosa ha detto il Papa ai ragazzi?

R. - Ci sono state delle domande sulla fede e sul Vangelo da parte dei ragazzi, sulla religione, sui motivi per i quali una persona dopo un periodo di sofferenza poi può risorgere. Il Papa ha portato il suo messaggio di fede e di coraggio per questi ragazzi che stanno passando un periodo difficile della loro vita, ma che comunque rappresenta un momento di rinascita. Quindi li ha supportati per quanto riguarda la forza di andare avanti, la volontà di poter cambiare. E grazie a questo posto i ragazzi hanno risposto che tutto ciò, giorno dopo giorno, sta avvenendo.

D. - C’è stato un gesto particolare che ha potuto cogliere?

R. - Sì, si è messo a mangiare la pizza assieme ai ragazzi. Perché intorno alle 16.30 i ragazzi fanno una merenda, quindi il cuoco - come ogni venerdì - aveva preparato della pizza: abbiamo avuto il piacere di vedere come il Papa abbia gradito molto questo momento conviviale che ha condiviso con i ragazzi.

D. - A proposito della rinascita alla vita: c’è stata una riflessione che l’ha colpita?

R. - La voglia di tornare alla vita dopo un periodo buio. E questo i ragazzi vedono che è possibile, grazie all’amore di cui sono circondati, grazie all’attenzione, grazie all’ascolto. Sono delle storie veramente drammatiche che si svolgono in questa comunità, però tutte quante con un fine di volgere al meglio la propria vita nel futuro. E in questo i ragazzi ci stanno riuscendo.

D. - Voi nei giorni scorsi avevate scritto una lettera al Papa…

R. - Abbiamo semplicemente scritto quello che era il desiderio dei nostri ragazzi, cioè incontrare il Papa per restare un momento insieme, per parlare e dialogare, perché in questo momento c’è bisogno di avere una via di speranza e il Pontefice la sta indicando. E vediamo che i nostri ragazzi recepiscono molto bene i suoi messaggi.

D. - Dal monito contro il narcotraffico pronunciato in Messico alla visita alla comunità: cosa c’è in mezzo? Qual è stato l’incitamento del Papa ai ragazzi?

R. - L’incitamento nacque già a maggio di due anni fa, quando in Piazza San Pietro il Pontefice fece gridare a tutti noi delle associazioni che si occupano di recupero dalla tossicodipendenza: “No alla droga, no ad ogni tipo di droga”. E il messaggio del Papa in Messico è stato una continuazione: narcotraffico, quindi droga, quindi spezzare delle vite che invece potrebbero volgere al meglio.

D. – Cosa ricorderanno questi ragazzi di Papa Francesco?

R. - Bisognava semplicemente guardare, osservare i loro volti. Anche senza parole, esprimevano tutta la loro gratitudine, la loro contentezza di averlo incontrato e di aver condiviso con lui pienamente una parte della giornata, anche a livello spirituale, che per noi è molto importante.

Il significato di questa visita è stato messo in luce anche da mons. Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione: "Nessuno si asperttava di vedere Papa Francesco e la profonda commozione di tutti. Il Papa è voluto rimanere insieme ai giovani, ha ascoltato le loro storie e ha fatto sentire ad ognuno la sua vicinanza. Li ha provocati a non lasciarsi dalla 'metastasi' della droga, e abbraciandoli, ha voluto far comprendere quanto il cammino iniziato in comunità è una reale possibilità per ricominciare ad esprimere una vita degna di essere vissuta".

La visita ai tossicodipendenti del Centro Italiano di Solidarietà rientra nei gesti di carità dei “venerdì della misericordia” che Francesco compie, una volta al mese, durante tutto l’arco dell’Anno Santo. Il primo segno è stato compiuto dal Papa il 18 dicembre 2015 con l’apertura della Porta Santa alla Caritas di Roma.

In oltre 45 anni di attività il Ceis ha accolto diverse volte il Beato Paolo VI e San Giovanni Paolo II. Fondato da don Mario Picchi alla fine degli anni Sessanta, il Centro si è sviluppato notevolmente nel corso del tempo con numerose strutture sia a Roma che nella sua provincia: dalla comunità terapeutica per i tossicodipendenti alla cura dei giovani in doppia diagnosi (tossicodipendenza e problemi psichiatrici); dall'assistenza domiciliare ai malati di Aids e agli anziani, alle iniziative in favore di senza fissa dimora, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo politico, fino alla prossima apertura della più recente comunità La Casa per pazienti psichiatrici dimessi dagli ospedali.

“Abbiamo confidato a Francesco - ha detto Mineo - che la nostra filosofia, la filosofia che ci ha lasciato don Mario pone al centro l’uomo e che la nostra battaglia quotidiana coincide esattamente con quanto il Papa ha detto più volte che ‘la droga non si vince con la droga’, cioè che non è ammissibile la liberalizzazione delle droghe leggere".

(Da Radio Vaticana)