Il Papa in preghiera per il Nepal colpito dal terremoto: quasi duemila i morti

2015-04-25 Radio Vaticana

Sono quasi 2000 le vittime del devastante terremoto di magnitudo 7,9 che ieri mattina ha colpito il Nepal. Papa Francesco, che era stato subito informato di quanto accaduto, si era raccolto in preghiera sin dalla mattina. Poi in serata ha inviato, attraverso il cardinale segretario di Stato Parolin, un messaggio a mons. Paul Simick, vicario apostolico del Nepal,  in cui, esprimendo tutto il suo dolore manifesta “la sua solidarietà a tutte le persone colpite da questo disastro e assicura a tutti i familiari delle vittime la sua vicinanza nella preghiera”. Il Papa “affida le anime delle vittime alla misericordia amorevole dell’Onnipotente e offre incoraggiamento alle autorità civili e al personale d’emergenza, affinché continuino nelle loro attività di recupero e assistenza di quelli che sono stati toccati da questa tragedia. Su tutti loro invoca le benedizioni dell’Onnipotente come promessa di guarigione e consolazione”. Il governo nepalese  ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché fornisca gli aiuti umanitari necessari: oltre alle vittime, ci sono migliaia di feriti e sfollati, danni materiali immensi e il bilancio si aggrava di continuo. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Si tratta del terremoto più forte da 81 anni per il Nepal che dagli studiosi è considerata una delle regioni a più alto rischio del mondo.  Sui 75 distretti nei quali è suddiviso il paese , almeno 29 risultano colpiti. L’energia sprigionata dalla convergenza di due placche terrestri ha generato la prima interminabile scossa : 1 minuto e mezzo alle 11,56 ora locale, cui seguono tuttora scosse di assestamento, come testimonia padre Pius Perumana della Caritas nepalese

R. – Well, people are all out because of the after shakes …

 Bè, la gente è tutta in strada per via dello sciame sismico che continua. Vengo dalla sede della Caritas dalla quale siamo usciti perché suonava l’allarme, la gente non si sente al sicuro all’interno degli edifici. Quindi, stiamo fuori. E’ molto nuvoloso, potrebbe piovere … Quindi, abbiamo bisogno di ricoveri, cibo e generi di prima necessità. La gente non può tornare nelle case, perché molte sono completamente distrutte … la gente è tutta nelle strade …

Ora restano solo macerie e polvere tra Kathmandu e la città di Pokhara, epicentro del sisma. Distrutti anche siti patrimonio mondiale dell’Unesco, come la torre Dharahara proprio a Kathmandu, sotto le cui macerie i soccorritori hanno estratto finora 250 cadaveri. Riaperto da poco l’aeroporto mentre restano bloccate metropolitane, strade e comunicazioni interne. “Abbiamo bisogno soprattutto di ospedali da campo e unita' mobili per curare i feriti" ha detto l’ambasciatore del Nepal a New Delhi. L’ India, con i suoi 34 morti nel nord, è stato infatti il primo paese a portare aiuti. 16 i morti in Cina, 4 in Bangladesh, mentre 18 sono gli alpinisti travolti da una valanga, dovuta alle scosse, al campo base dell’Everest sull’Himalaya.

La comunità internazionale insieme al cordoglio espresso al governo del Nepal per quanto accaduto, sta attivando la macchina dei soccorsi, con l’invio di esperti e di fondi, 300mila euro stanziati solo dall’Italia. In azione anche le Ong: Action Aid presente in 6 regioni del Nepal sta pianificando gli interventi in una situazione destinata ad aggravarsi. Lo racconta al microfono di Gabriella Ceraso, Marco De Ponte segretario Generale di ActionAid Italia in viaggio verso New Delhi:

R. – Noi siamo presenti in varie regioni e sappiamo che la distruzione è vasta, anche fuori da Katmandu. Quelli che sono fuori, saranno quelli più difficili da aiutare: i villaggi sono piccoli e anche difficili da raggiungere. La nostra speranza è che non essendoci costruzione di grandi dimensioni, pur essendo fragili, dovrebbero essere meno le vittime fuori dalle città. Oltre alle morti c’è però da gestire il panico: ci sono molte scosse e anche molto forti. Il governo ha detto di non provare a tornare nelle case e la gente non sa cosa fare… Il problema più pratico da affrontare nelle prossime ore è quello idrico: sono distrutte molte delle tubature e quindi l’acqua sarà portata in quantità significative con i mezzi, con le taniche. Oltre all’acqua c’è poi un problema dell’elettricità e quindi di comunicazione.

D. – Sul territorio come pensate – essendo proprio distribuiti un po’ ovunque – di poter intervenire?

R. – La nostra preoccupazione è quella di lavorare sugli approvvigionamenti idrici e subito dopo sulla distribuzione di altri generi di prima necessità nei luoghi. Più avanti vedremo… Probabilmente nelle prossime ore avremo una mappatura non solo delle perdite, ma anche delle cose da fare. Fortunatamente a Katmandu gli ospedali stanno funzionando e quello che è necessario per i primissimi interventi c’è. Naturalmente c’è il problema del sopraffollamento e quindi si dovranno dare delle priorità.

(Da Radio Vaticana)