Il Papa: dottrina della Chiesa non sia ridotta a ideologia, ma serva il popolo di Dio

2014-01-31 Radio Vaticana

Non ridurre la dottrina a ideologia o teoria astratta, ma sia sempre al servizio dei fedeli. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal prefetto mons. Gerhard L. Müller. Nel suo intervento, il Papa ha indicato la possibilità che la Congregazione possa collegarsi con la nuova Commissione per la protezione dei fanciulli per contrastare la piaga degli abusi sessuali su minori. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Siano sempre i criteri della fede a prevalere nelle parole e nella prassi della Chiesa”: è iniziato con questa riflessione il discorso di Papa Francesco al dicastero per la Dottrina della Fede. Il Pontefice ha osservato che “quando la fede brilla nella sua semplicità” anche “il vissuto ecclesiale diventa luogo in cui la vita di Dio emerge con tutto il suo fascino”. Bisogna dunque vincere la tentazione di “intendere la dottrina in un senso ideologico o di ridurla ad un insieme di teorie astratte e cristallizzate”:

“In realtà, la dottrina ha l’unico scopo di servire la vita del Popolo di Dio ed intende assicurare alla nostra fede un fondamento certo. Grande è infatti la tentazione di appropriarci dei doni della salvezza che viene da Dio, per addomesticarli – magari anche con buona intenzione – alle vedute e allo spirito del mondo. E questa è una tentazione che si ripete continuamente”.

Quindi, ha ringraziato la Congregazione per l’impegno nel trattare i “delitti più gravi”, specie “i casi di abusi sessuale” su minori:

“Pensate al bene dei bambini e dei giovani, che nella comunità cristiana devono sempre essere protetti e sostenuti nella loro crescita umana e spirituale. In tal senso si studia la possibilità di collegare con il vostro Dicastero la specifica Commissione per la protezione dei fanciulli, che ho istituito e che vorrei sia esemplare per tutti coloro che intendono promuovere il bene dei bambini”.

Il Papa non ha poi mancato di riferirsi al tema della Plenaria, incentrato sul rapporto tra fede e Sacramento del matrimonio:

“Si tratta di una riflessione di grande rilevanza. Essa si pone nella scia dell’invito che già Benedetto XVI aveva formulato circa la necessità di interrogarsi più a fondo sulla relazione tra fede personale e celebrazione del Sacramento del matrimonio, soprattutto nel mutato contesto culturale”.

Il Papa ha rammentato che “prendersi cura dell’integrità della fede è un compito molto delicato” affidato alla Congregazione. Compito, ha precisato, “sempre in collaborazione con i pastori locali e con le Commissioni dottrinali delle Conferenze episcopali”. Ciò, ha affermato, “serve a salvaguardare il diritto di tutto il Popolo di Dio a ricevere il deposito della fede nella sua purezza e nella sua integralità”.

“Il vostro lavoro cerca di tenere sempre presenti anche le esigenze del dialogo costruttivo, rispettoso e paziente con gli Autori. Se la verità esige la fedeltà, questa cresce sempre nella carità e nell’aiuto fraterno per chi è chiamato a maturare o chiarire le proprie convinzioni”.

Il Pontefice ha anche offerto una riflessione sul metodo di lavoro del dicastero che, ha detto, “si distingue per la prassi della collegialità e del dialogo”. La Chiesa, ha proseguito, è infatti il luogo della “comunione” e, ad ogni livello, “tutti siamo chiamati a coltivare e promuovere la comunione, ciascuno nella responsabilità che il Signore gli ha assegnato”:

“Sono certo che quanto più la collegialità sarà un tratto effettivo del nostro operare, tanto più risplenderà davanti al mondo la luce della nostra fede (cfr Mt 5,16). In tutto il vostro servizio, possiate conservare sempre un profondo senso di gioia, la gioia della fede, che ha la sua fonte inesauribile nel Signore Gesù”.

Dal canto suo, mons. Müller che, nel suo intervento, si è soffermato su Lumen Fidei ed Evangelii Gaudium, ha offerto una sua riflessione sul tema del Sacramento del Matrimonio, al centro della Plenaria. “Alla crescente mancanza di comprensione circa la santità del matrimonio – ha affermato – la Chiesa non può rispondere con un adeguamento pragmatico a ciò che appare inevitabile, ma solo con la fiducia piena nello Spirito di Dio, perché possiamo conoscere ciò che Dio ci ha donato”.