Il Papa all'Angelus: smascherare le tentazioni che strumentalizzano Dio per il potere

2013-02-17 Radio Vaticana

La Quaresima ci insegna che la fede in Dio è "il criterio-base" della vita della Chiesa. E’ quanto affermato da Benedetto XVI all’Angelus in Piazza San Pietro, il primo dopo l’annuncio della sua rinuncia al ministero petrino. Parlando a decine di migliaia di fedeli che lo hanno salutato con affetto e commozione, il Papa ha sottolineato che, se siamo uniti a Cristo, non dobbiamo avere paura di combattere il male. In un tweet, intorno alle 12.30, il Pontefice ha quindi ribadito che la “Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come base della nostra vita e della vita della Chiesa”. Tanti gli striscioni in piazza con attestazioni di vicinanza e gratitudine. Nel saluto ai pellegrini, il Papa ha dunque ringraziato quanti stanno pregando per lui, per la Chiesa e per il prossimo Papa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La Quaresima, iniziata con il Rito delle Ceneri, è “tempo di conversione e penitenza” che deve riorientarci “decisamente verso Dio, rinnegando l’orgoglio e l’egoismo per vivere nell’amore”. Benedetto XVI ha iniziato così la sua meditazione sul Vangelo domenicale che parla delle tentazioni di Gesù nel deserto. Ed ha sottolineato che la Chiesa, madre e maestra, “chiama tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito”:
“In questo Anno della fede la Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come criterio-base della nostra vita e della vita della Chiesa. Ciò comporta sempre una lotta, un combattimento spirituale, perché lo spirito del male naturalmente si oppone alla nostra santificazione e cerca di farci deviare dalla via di Dio”.
Il Papa ha quindi osservato che Gesù viene condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo al momento di “iniziare il suo ministero pubblico”:
“Gesù dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva. Ma queste tentazioni sono anche false immagini dell'uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone”.

Gli evangelisti Matteo e Luca, ha poi osservato, presentano le tentazioni diversificandole per ordine, ma la loro natura non cambia:

“Il loro nucleo centrale consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando più importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari.”

“In questo modo - ha aggiunto - Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce”:

“In ultima analisi, nelle tentazioni è in gioco la fede, perché è in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?”

Le tentazioni, ha proseguito, fanno parte della “discesa” di Gesù nella nostra condizione umana, “nell’abisso del peccato e delle sue conseguenze”. Una discesa che Gesù ha compiuto sino agli “inferi dell’estrema lontananza da Dio”. In questo modo, ha affermato, Gesù è dunque “la mano che Dio ha teso all’uomo, alla pecorella smarrita per riportarla in salvo”:

“Non abbiamo dunque paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male: l’importante è che lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. E per stare con Lui rivolgiamoci alla Madre, Maria: invochiamola con fiducia filiale nell’ora della prova, e lei ci farà sentire la potente presenza del suo Figlio divino, per respingere le tentazioni con la Parola di Cristo, e così rimettere Dio al centro della nostra vita”.

Al momento dei saluti, nelle diverse lingue, Benedetto XVI ha ringraziato quanti stanno pregando per lui e per la Chiesa in questi giorni, manifestando affetto e vicinanza. In spagnolo ha chiesto di continuare a pregare per il prossimo Papa. In tedesco, ha invitato i fedeli ad essere vicini a lui e alla Curia Romana, soprattutto in occasione dell’inizio degli esercizi spirituali. Infine, un caloroso saluto ai pellegrini italiani, con un pensiero speciale ai fedeli e cittadini di Roma:

“Grazie di essere venuti così numerosi! Anche questo è un segno dell’affetto e della vicinanza spirituale che mi state manifestando in questi giorni. Saluto in particolare l’Amministrazione di Roma Capitale, guidata dal Sindaco, e con lui saluto e ringrazio tutti gli abitanti di questa amata Città di Roma”.