Il nunzio in Libano: Benedetto XVI, artefice di pace per il Medio Oriente

2013-02-21 Radio Vaticana

Il Libano ha appreso con stupore, ma anche con stima e rispetto, la notizia della rinuncia del Papa. Il Paese dei Cedri ha accolto nel settembre scorso Benedetto XVI per quello che è stato il suo ultimo viaggio apostolico internazionale. Tracey McLure ne ha parlato col nunzio in Libano, mons. Gabriele Caccia:

R. – Quando abbiamo vissuto i giorni fantastici e indimenticabili della presenza del Santo Padre in Libano, nessuno di noi avrebbe mai pensato a una decisione così improvvisa, come quella che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi. Ma in un certo senso tutto ciò rende ancora più preziosi le parole e il dono che il Santo Padre ha fatto, il dono dell’Esortazione apostolica, che sarà visto quasi come un testamento per questa regione del mondo. Le sue parole, a tutti i livelli, a livello istituzionali, con il presidente della Repubblica, con gli uomini impegnati nelle istituzioni e i centri di cultura, nel servizio diplomatico, i discorsi indimenticabili pieni di entusiasmo con i giovani, l’incontro con le realtà della Chiesa, delle Chiese del Medio Oriente, con i patriarchi, i vescovi, con i confratelli cristiani ma non cattolici, gli incontri personali con i capi musulmani che qui vivono e con il mondo musulmano. Tutto questo assume un valore ancora più importante e quasi profetico. Il futuro della Chiesa trova sempre la sua possibilità nelle radici della Chiesa e il Medio Oriente è il luogo dove tutto è nato. Quindi è anche una responsabilità per tutti noi per vivere all’altezza del messaggio che il Santo Padre ci ha lasciato e sulle strade che egli ci ha indicato per i prossimi anni.

D. – Che cosa vorrebbe dire attraverso la Radio Vaticana a Papa Benedetto XVI?

R. – Vorrei ripetere le parole che ho avuto modo di dire salutandolo qui in nunziatura. Innanzitutto un grande grazie per la sua generosità a rispondere alla chiamata del Signore, per la fatica con la quale ha affrontato il peso del ministero petrino, per il coraggio che l’ha guidato in tutte le sue scelte, anche quella di visitare una regione come la nostra, percorsa da guerre e violenze. E insieme vorrei anche ripetere al Santo Padre: si senta riconfortato nel suo ministero perché lei ha potuto vedere quanto la gente la stima, la ama e soprattutto quanto prega per lei. E’ significativo per me che l’ultimo incontro fuori programma, prima di raggiungere l’aeroporto, sia stato proprio una sosta a un monastero di vita di clausura contemplativa presso le carmelitane di Harissa. E’ stato un momento di grande emozione e di grande fede. E vorrei dire che il Santo Padre ora condurrà una vita simile in un luogo di preghiera, in un clima di raccoglimento. Noi sappiamo come è importante tutto ciò e quindi vogliamo dire al Santo Padre: noi nella preghiera le staremo sempre uniti, l’accompagneremo sempre, ma anche chiediamo che lei continui a intercedere per la pace e a pregare per tutti noi, in modo particolare per i cristiani del Medio Oriente, che tanto la amano e che hanno apprezzato il suo ultimo viaggio tra di loro.