​Il «New York Times» accusa il presidente di aver fatto pressioni sull’Fbi per insabbiare il Russiagate - Fuoco incrociato sulla Casa Bianca

2017-05-17 L’Osservatore Romano

Il presidente degli Stati Uniti (Ap)

Si complica il caso Russiagate. Dopo le rivelazioni del «Washington Post» su presunte informazioni top secret che il presidente Donald Trump avrebbe rivelato ai russi — cosa poi ammessa dallo stesso Trump, che però ha rivendicato il suo diritto, in quanto presidente, di desecretare i dossier — è la volta del «New York Times». Il quotidiano della Grande Mela sostiene che Trump avrebbe fatto pressioni sull’Fbi per insabbiare il caso. Secondo il «New York Times», che cita un dossier dell’ex capo dell’Fbi, James Comey, licenziato da Trump, il presidente chiese di insabbiare l’inchiesta che la polizia federale (che ha anche responsabilità di contro-spionaggio) stava svolgendo sul generale Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, e sui suoi rapporti con il Cremlino. Comey avrebbe stilato un memorandum e degli appunti sulle telefonate e sugli incontri avuti con il presidente. Non è chiaro se Comey denunciò al dipartimento della giustizia, da cui il Bureau dipende, le conversazioni con Trump, le pressioni e l’esistenza del memorandum e degli appunti.

Secondo il materiale di cui il quotidiano è venuto a conoscenza, Comey vide Trump il 14 febbraio, il giorno dopo le dimissioni di Flynn, costretto a lasciare l’incarico perché aveva mentito al vice presidente Mike Pence al quale aveva assicurato di non aver avuto rapporti con i russi. Quel giorno Comey era nello Studio Ovale con Trump e altri vertici della sicurezza nazionale per un briefing sul terrorismo. «Quando la riunione si concluse Trump disse ai presenti, incluso Pence e il segretario alla giustizia Jeff Session di lasciare la stanza per restare da solo con Comey» scrive il «New York Times». A quel punto, una volta solo con Comey, Trump inveì contro le fughe di notizie suggerendo all’allora capo dell’Fbi di «considerare l’opzione di mettere in prigione i reporter per aver pubblicato informazioni classificate» riferisce una delle due persone vicine a Comey che hanno parlato con il «New York Times». Secondo la ricostruzione, dopo l’incontro con Trump, Comey «si consultò con i suoi più stretti consiglieri sull’accaduto e tutti condivisero l’impressione che il presidente aveva cercato di influenzare l’indagine» e quindi poteva profilarsi il reato di intralcio della giustizia.