​Il motuproprio «Magnum principium» - Per continuare il rinnovamento della vita liturgica

2017-09-09 L’Osservatore Romano

Aaron Collier, «Salmo 134, l’ascesa»

La preghiera liturgica va «adattata alla comprensione del popolo» per essere pienamente vissuta. Con uno stile espressivo fedele ai testi originali ma capace di comunicare l’annuncio di salvezza in ogni contesto linguistico e culturale. E con l’obiettivo di favorire la partecipazione di tutti alla liturgia «in modo consapevole, attivo e fruttuoso», come raccomandavano i padri del Vaticano ii nella costituzione Sacrosanctum concilium del 1963. Sono queste le intenzioni che hanno spinto Papa Francesco, sulla base del lavoro di una commissione di vescovi ed esperti da lui istituita, a modificare il canone 838 del Codex iuris canonici riguardante la pubblicazione dei libri liturgici e delle loro versioni nelle diverse lingue.

Con il motuproprio Magnum principium, datato 3 settembre e in vigore dal prossimo 1 ottobre, il Pontefice si pone ancora una volta nel solco del «rinnovamento dell’intera vita liturgica» intrapreso dal Vaticano ii. E segnala perciò l’opportunità che «alcuni principi trasmessi fin dal tempo del concilio siano più chiaramente riaffermati e messi in pratica» nel campo della traduzione dei libri liturgici. Materia delicata e non priva di difficoltà, come dimostrano il vivace dibattito di questi decenni e i problemi specifici emersi dal lavoro compiuto sui testi. Lavoro orientato e regolato dai criteri di volta in volta suggeriti da alcuni documenti normativi fondamentali, in particolare dalle istruzioni Comme le prévoit del 1969 e Liturgiam authenticam del 2001.

Punto chiave del motuproprio è il rapporto tra sede apostolica e conferenze episcopali nella preparazione e nella traduzione dei testi liturgici. E proprio per «rendere più facile e fruttuosa» la loro collaborazione, attraverso un clima di «fiducia reciproca, vigile e creativa», il Papa riformula il canone in questione, definendo in particolare la distinzione tra «revisione» (recognitio) e «conferma» (confirmatio). Entrambi i compiti sono di competenza della sede apostolica.

Il primo ha per criterio la verifica della fedeltà al rito romano e alla sua sostanziale unità. E consiste in un’opera di «revisione» e valutazione degli adattamenti che ciascuna conferenza episcopale può apportare ai testi liturgici per valorizzare le legittime diversità di popoli ed etnie nel culto divino. Il secondo riguarda invece le traduzioni preparate e approvate dai vescovi per le regioni di loro competenza. Su queste la sede apostolica esercita solo un atto di «conferma», ratificando in sostanza il lavoro degli episcopati e presupponendone ovviamente la fedeltà e la corrispondenza delle versioni al testo liturgico originale.

Il testo del documento