Il messaggio francescano secondo il segretario di Stato - Se si ascoltasse quella voce

2017-07-17 L’Osservatore Romano

Pace, difesa del creato, attenzione ai poveri, tutela dei diritti dei lavoratori: invitato a confrontarsi con il gesto semplice e rivoluzionario di san Francesco che si denuda e rinuncia ai beni materiali, il cardinale Pietro Parolin rilegge la “spogliazione” del poverello con gli occhi della contemporaneità. «Basterebbe — dice — mettere in pratica solo una parte del messaggio francescano per risolvere i problemi che oggi assillano tanta parte della popolazione del mondo». In un’intervista a Orazio La Rocca per la rivista del sacro convento di Assisi, «sanfrancesco», il segretario di Stato riflette sul significato della «spogliazione» alla quale nel maggio scorso è stato dedicato un nuovo santuario, la cui messa inaugurale fu celebrata proprio dal porporato.

Quella di san Francesco, dice il cardinale Parolin, «fu una scelta indubbiamente rivoluzionaria che ancora oggi scuote e interroga», così come, aggiunge, accade quando il Papa «parla del lavoro come priorità umana» e quando ricorda, come accaduto recentemente a Genova, «che il lavoro è un diritto primario, che i lavoratori non sono numeri e che gli imprenditori, lavoratori anch’essi, non devono trasformarsi in speculatori».

È un filo diretto che attraversa otto secoli di storia e lega il poverello di Assisi all’uomo contemporaneo, quello che il cardinale Parolin intreccia invitando ad ascoltare il messaggio francescano: «Non vorrei sembrare eccessivamente semplicistico — spiega — ma con la pace si elimina la guerra e tutto quel che ne consegue, dal risparmio delle vite innocenti al bando del commercio delle armi e degli ordigni; con la difesa del creato l’ambiente sarebbe più accogliente e salubre; ma ancora di più, con la messa a disposizione delle fasce sociali più deboli e più povere delle ricchezze superflue che notoriamente sono in mano a pochi, il mostro della fame e della denutrizione sarebbe sicuramente debellato».

È un appello, sottolinea il segretario di Stato, che costantemente viene rilanciato da Papa Francesco. Del resto, aggiunge il porporato, anche il vescovo Guido che con il suo mantello coprì il poverello è, di fatto, «il segno tangibile di una Chiesa che si china, accoglie e abbraccia la voce dei poveri, degli ultimi e della fratellanza di tutti i popoli».