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Il dramma delle migrazioni nel discorso del Papa al corpo diplomatico. Per non perdere i principi di umanità

2016-01-11 L’Osservatore Romano

Alla «grave emergenza migratoria che stiamo affrontando» Francesco ha dedicato i passaggi più significativi del discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, riunito lunedì mattina, 11 gennaio, nella Sala Regia per la tradizionale udienza di inizio anno. Una scelta motivata dalla volontà del Papa di contribuire a «discernerne le cause» e a «prospettare delle soluzioni», aiutando così a vincere «l’inevitabile paura che accompagna un fenomeno così massiccio e imponente».

L’incontro, come di consueto, ha offerto al Pontefice l’occasione per un’ampia panoramica internazionale. Preceduta dalla significativa sottolineatura dei risultati dell’impegno diplomatico della Santa Sede nel 2015, anno in cui è cresciuto il numero di ambasciatori residenti a Roma e sono stati conseguiti importanti accordi internazionali. Un’attività che ha trovato nuove motivazioni e prospettive nel “filo conduttore” della misericordia indicato da Papa Francesco alla Chiesa e al mondo con l’indizione del giubileo straordinario. Nel ricordarlo il Pontefice ha ribadito la necessità di «ritrovare le ragioni del dialogo» e di respingere in particolare ogni tentativo di utilizzare la religione «per commettere ingiustizia nel nome di Dio», come è avvenuto nei sanguinari attentati terroristici dei mesi scorsi in Africa, Europa e Medio oriente.

Rivolgendo lo sguardo alla complessa attualità mondiale, carica di «sfide» e attraversata da «non poche tensioni», il Papa ha puntato l’attenzione sul fenomeno migratorio. Nel quale — ha osservato — finiscono per concentrarsi le conseguenze delle grandi tragedie umanitarie che affliggono oggi il pianeta: guerre, violazioni dei diritti umani, persecuzioni a sfondo religioso, miseria estrema, malnutrizione, cambiamenti climatici. Drammi che alimentano veri e propri esodi di massa, spingendo milioni di uomini, donne e bambini a fuggire dalle loro terre per sottrarsi a violenze e «barbarie indicibili praticate verso persone indifese».

«Gran parte delle cause delle migrazioni — è la realistica constatazione di Francesco — si potevano affrontare già da tempo». Ma ancora oggi «molto si potrebbe fare per fermare le tragedie e costruire la pace». A patto, tuttavia, che si abbia il coraggio di rimettere in discussione «abitudini e prassi consolidate»: a cominciare da quelle legate al commercio delle armi, all’approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sviluppo. Per il Pontefice c’è bisogno di «progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza», col duplice intento di «aiutare effettivamente l’integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza» e di favorire «lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali».

Mentre i massicci sbarchi in Europa sembrano far vacillare il sistema di accoglienza, l’appello di Francesco al vecchio continente è di non perdere «i valori e i principi di umanità», salvaguardando il giusto equilibrio fra il «dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini» e quello di «garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti». Fermo restando per chi arriva «il dovere di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità» ospitante. Dal Papa particolari espressioni di gratitudine nei confronti di quei Paesi, fra i quali l’Italia, che hanno mostrato generosità verso i rifugiati: «è importante — ha auspicato — che le nazioni in prima linea non siano lasciate sole».

Il discorso del Papa