Il cardinale Vegliò: i filippini in Europa risorsa anche per il loro Paese natale

2012-09-27 Radio Vaticana

E’ giunto il momento perché l’immigrazione filippina sia considerata una risorsa non solo per l’invecchiamento dell’Europa, ma anche per lo sviluppo del loro Paese. Così si è espresso il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, intervenuto ieri alla prima Conferenza dei Filippini in Europa, dalla Diaspora al Dialogo, aperta ieri a Roma. Il servizio di Roberta Gisotti:

Anzitutto un incoraggiamento ai promotori della Conferenza organizzata dal Consiglio Globale dei Filippini nella Diaspora (Gfcd) e dalla Commissione dei Filippini all'Estero (Cfo), con il sostegno dell'Ambasciata filippina a Roma e dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (Oim). Il cardinale Vegliò ha assicurato il suo sostegno agli sforzi compiuti per rafforzare lo sviluppo dei migranti filippini, in particolare per la loro integrazione nei Paesi ospiti e reintegrazione al ritorno nel Paese natale.

Secondo gli ultimi dati 2008, le Filippine sono all’ottavo posto nella lista degli Stati che esportano migranti nei Paesi Ocse, due terzi dei quali in Europa, dove aiutano a mantenere il livello di sviluppo delle nazioni ospiti, offrendo servizi che una popolazione invecchiata, sofferente per carenze di natalità e lavoro non potrebbe sostenere a lungo. La gestione dell’immigrazione è dunque un buon programma – ha sottolineato il presidente del Pontificio Consiglio dei migranti ed itineranti – quando si cercano opportunità di lavoro per i migranti filippini e si promuovono e tutelano i loro diritti. E “diverrà anche un programma migliore – ha aggiunto il porporato – non appena riuscirà a dare maggiore enfasi al ruolo che l’emigrazione internazionale filippina può giocare per beneficiare lo sviluppo delle Filippine e ad incoraggiare l’utilizzo delle rimesse per attività produttive”. Si stima che la maggior parte dei migranti filippini nei Paesi Ocse siano donne e che l’84% siano giovani, tra i 15 e i 44 anni, giunti alla ricerca di migliori opportunità o per riunirsi ai loro parenti. Molti sono i bambini nati nel Paese ospite e che mai hanno vissuto nelle Filippine. E tanti fra loro che svolgono lavori domestici o mansioni non qualificate sono laureati ed hanno quindi – ha sollecitato il cardinale Vegliò – un potenziale per fare di meglio non solo per il Paese ospite ma a frutto del loro Paese.

Ha raccomandato, il porporato, di favorire l’integrazione attraverso l’apprendimento della lingua e delle leggi del Paese ospite “per ottenere il rispetto della popolazione locale e facilitare un’armoniosa convivenza”. Il cardinale Vegliò non ha nascosto la sua preoccupazione per i riflessi della crisi globale sulle economie europee e sui rischi di marginalizzazione e discriminazione, specie verso i giovani migranti. “Possa questa Conferenza – ha concluso – aiutarvi a identificare vie e strumenti verso una fratellanza universale tra tutti, migranti e popolazioni locali, cosi da ottenere il bene comune di tutti i popoli e le Nazioni”.

Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2012