​Il cardinale Vegliò alla vigilia della giornata mondiale del migrante e del rifugiato - Dalla paura alla comprensione reciproca

2016-01-15 L’Osservatore Romano

«Nel contesto di una situazione mondiale in cui la migrazione sta assumendo grandi proporzioni, e di fronte a tante dolorose tragedie accadute in tutto il mondo, va riconosciuto che questo fenomeno, nelle sue varie forme, interpella tutti a dare una risposta concreta e immediata».

Dalla consapevolezza di questa urgenza scaturisce la traccia di riflessione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica 17 gennaio sul tema «Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del vangelo della misericordia». Lo sottolinea in questa intervista al nostro giornale il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.

Il messaggio di questa giornata riguarda solo la Chiesa o può diventare fonte di ispirazione per la società civile e gli organismi internazionali?

La giornata mondiale del migrante e del rifugiato richiama l’attenzione, in modo particolare, sui drammi del fenomeno migratorio, tanto rilevante nella società moderna. È un’occasione per tutta la Chiesa per riflettere, discutere, pregare e per rinnovare il suo impegno a favore delle persone coinvolte nella mobilità umana. Certo, si tratta di un solo giorno in tutto l’anno, ma aiuta a verificare quanto già è stato fatto e, allo stesso tempo, rappresenta una spinta per ciò che ancora si potrebbe fare. Nello specifico, la Chiesa, può essere un punto di riferimento per tutta la società, ma lo può fare solo se essa stessa testimonia concretamente ciò che annuncia. Essendo discepola di Gesù, è sempre chiamata ad «annunciare la liberazione a quanti sono prigionieri delle nuove schiavitù della società moderna» come si legge nella bolla Misericordiae vultus, ancor più in riferimento all’anno giubilare della misericordia. Tuttavia, la Chiesa — attraverso la sua azione — sprona a non perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca. Così, può diventare un punto di riferimento per la società civile e per gli organismi internazionali, indipendentemente dalla loro ispirazione religiosa.