​Il cardinale segretario di Stato sui tragici fatti della capitale belga - Violenza cieca

2016-03-23 L’Osservatore Romano

«Di fronte alla violenza cieca che ancora una volta ha colpito una città europea e ha provocato terrore, morte e lacrime», occorre implorare «il dono della pace». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nel pomeriggio di mercoledì 23 marzo, durante la celebrazione giubilare per la Polizia di Stato italiana, il Corpo forestale dello Stato e il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Prima della messa nella basilica romana di San Vitale e compagni martiri, il porporato ha aperto e varcato la “porta della misericordia”, seguito dai numerosi presenti.

All’omelia, dopo aver ricordato quanti hanno perduto la vita negli attentati del giorno prima a Bruxelles, i feriti, le rispettive famiglie e quanti sono stati impegnati nei soccorsi, il cardinale Parolin si è rivolto ai poliziotti, ai forestali e ai pompieri, elogiandone l’impegno «contro il terrorismo e per difendere la sicurezza della gente e quei valori di libertà, di democrazia, di rispettosa e solidale convivenza che sono sotto attacco». Secondo il segretario di Stato, infatti, si tratta di «un servizio di inestimabile importanza per il bene comune», perché costituisce «in un certo senso la porta sicura attraverso la quale tutti passano per poter svolgere con serenità e tranquillità ogni loro attività. Lo stesso concetto di “forza pubblica” — ha aggiunto — evoca quello di una riserva di potere, di autorità, messa a disposizione di tutti i cittadini e in special modo dei deboli, dei bisognosi, di coloro che potrebbero essere vessati e maltrattati dai prepotenti e dai violenti».

In proposito il porporato ha evidenziato che «garantire l’osservanza delle leggi, rendere inoffensivi i violenti, mantenere l’ordine e tutelare l’ambiente sono compiti nobili, di cui essere orgogliosi. Siate anche giustamente orgogliosi — ha aggiunto — di prendere parte a questo giubileo, siate lieti di questo atto di umiltà e devozione, che è fonte di sicurezza e di pace per ciascuno di voi e che è anche un eloquente esempio a vivere la propria fede in ogni stato di vita, a essere testimoni di Cristo nella concretezza dell’esistenza con gioia e apertura di cuore». Da qui l’invito ad affidarsi «sempre e soprattutto in circostanze tanto tragiche alla misericordia di Dio». Un invito rivolto con la certezza che è possibile farlo «in ogni momento: quando siamo in casa, quando siamo al lavoro, quando camminiamo per strada, quando entriamo in una chiesa».

Quindi il segretario di Stato ha commentato le letture, soffermandosi in particolare sul fatto che «la morte è destinata a morire e che la vita non è frutto del caso né procede verso il nulla, ma verso il suo compimento e la sua pienezza». E dunque «non siamo governati dal caso, ma immersi nell’amore di Dio, che ci ha creati e redenti».

Per comprendere meglio tutto ciò, ha proseguito, la Chiesa mostra durante i riti della settimana santa «tutta la densità e l’ottusità del male», mettendo i fedeli «a stretto contatto con la vertiginosa altezza del bene».