Il cardinale Sandri: la visita del Papa in Libano, profetica per la Chiesa e il Medio Oriente

2012-09-10 Radio Vaticana

Il mio viaggio apostolico in Libano “si colloca sotto il segno della pace”: è quanto affermato ieri da Benedetto XVI all’Angelus. Il Papa ha poi sottolineato che, in Medio Oriente, “non ci si può rassegnare alla violenza ed all’esasperazione delle tensioni”. Intanto, a Beirut fervono i preparativi per il 24.mo viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, il quarto in Medio Oriente dopo quelli in Turchia nel 2006, Terra Santa nel 2009, e Cipro nel 2010. Il Papa arriverà nella capitale libanese il 14 settembre e, nella stessa giornata, firmerà l’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”. Sulle aspettative per questo viaggio, Alessandro Gisotti ha intervistato il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il cardinale Leonardo Sandri:

R. - Non posso non auspicare che questo viaggio rappresenti veramente un’ondata di amore e di pace attraverso la presenza del Papa, la presenza di Gesù nella persona del Papa. Il Santo Padre ha sempre parlato della pace, della collaborazione, della comunione della Chiesa in questa zona del Medio Oriente - in Libano in particolare - dove c’è il più gran numero di fedeli cattolici, i maroniti, affinché si possa veramente vivere la comunione, la fraternità e la testimonianza dell’amore di Dio; che questo viaggio sia poi una conseguenza di amore, di pace per i nostri fratelli cristiani, delle altre chiese, per tutti i Patriarchi e i fedeli ortodossi, i vescovi e anche per tutto il mondo musulmano che rappresenta la grande maggioranza degli abitanti di questa regione. Che si mantenga la speranza di un Libano e di un Medio Oriente rispettoso dei diritti di tutti, soprattutto della libertà religiosa e rispettoso di quella storia che ha segnato una collaborazione, un’amicizia tra tutti, senza differenze di religione, rispettando e ascoltando l’altro, e sapendo che soltanto nel rispetto e nella fratellanza, c’è un futuro per questi Paesi.

D. - Il Sinodo per il Medio Oriente ha avuto come tema “Comunione e testimonianza”. In che modo questa visita del Papa potrà rafforzare la comunione e la testimonianza dei cristiani in tutta la regione?

R. - Questa visita ha come scopo quello di consegnare l’Esortazione apostolica post sinodale del Sinodo per il Medio Oriente. È una visita che deve infiammare soprattutto il cuore dei fedeli cattolici; infiammarli proprio nella testimonianza di essere veramente discepoli di Cristo, e di annunciare il Vangelo con la parola e con la loro vita. Io spero che dopo l’Esortazione post sinodale, ma soprattutto dopo la presenza del Papa in Libano, entri nel cuore di tutti questo entusiasmo di saperci discepoli di Cristo, e di testimoniarlo nella comunione. Noi possiamo fare tante riunioni, scrivere tanti documenti, ma se da parte nostra manca non solo la conoscenza della verità, ma la testimonianza di questa verità di Cristo nella nostra vita, è inutile. Poi tutto rimane nelle parole. Noi auspichiamo che l’Esortazione post sinodale, più che un documento, sia proprio un modo di vita per tutti i nostri fratelli cattolici, e così possa contribuire all’ecumenismo con i nostri fratelli cristiani, e alla convivenza con i nostri fratelli musulmani.

D. - Quanto la visita del Papa in Libano, potrà aiutare il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso in Medio Oriente?

R. - Penso che darà una spinta molto grande per questo dialogo, perché tutti potranno vedere e toccare con mano che la presenza del Papa non è una presenza di potere, di forza, ma è una presenza di amore, di dialogo, di saper ascoltare e di saper stare insieme, e che mai e poi mai, sarà la presenza del Vangelo e del cristianesimo ragione per usare la violenza, l’odio o la separazione. Il Papa darà testimonianza di questa pace, di questo amore del Vangelo. Perciò io credo che questa visita è realmente una visita profetica per la Chiesa, e per il Medio Oriente.

D. - Il viaggio del Papa potrà anche richiamare la Comunità internazionale a non rimanere sorda alle istanze, alle necessità dei cristiani del Medio Oriente?

R. - Certamente servirà anche per questo. Soprattutto per far presente che le minoranze hanno diritto al rispetto anche nei Paesi dove sono la piccola parte in un mondo che vive un’altra religione. In questo senso, il richiamo alla libertà religiosa per tutti, al dovere di essere cittadini esemplari del proprio Paese - siano essi musulmani o cristiani - è un richiamo che i nostri fedeli cattolici vivranno con tutto il loro entusiasmo, e tutta la loro osservanza perché sono figli della Chiesa, figli del proprio Paese e sono al servizio della loro nazione. Amano la loro patria proprio perché sono cattolici e perché sono cristiani.