​Il cardinale Parolin sul viaggio in Messico e l’incontro con Cirillo - Segno di speranza

2016-02-11 L’Osservatore Romano

L’incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca, venerdì 12 febbraio a Cuba, «è un grande segno di speranza, è veramente un momento che dà coraggio, che dà animo per continuare a cercare di costruire sempre più dei rapporti di intesa, di incontro, di dialogo».

Per il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin — che ha rilasciato un’intervista al Centro televisivo vaticano alla vigilia del viaggio internazionale — «l’incontro si colloca da parte del Papa, e penso anche da parte del Patriarca, proprio in questa volontà di intesa e di incontro, in modo tale da contribuire insieme sia al cammino ecumenico sia al livello più generale del mondo e della situazione della società attuale». Il cardinale ha anche chiesto di accompagnare questo storico evento con la preghiera «perché possa essere efficace».

Rispondendo alle domande di Barbara Castelli, il cardinale Parolin ha tracciato l’itinerario del viaggio di Francesco in Messico, dal 12 al 18 febbraio, indicando temi e priorità. E se «misericordia, pace e speranza» sono sempre il cuore del messaggio del Papa, nei tanti incontri che si susseguiranno in Messico non mancheranno di essere affrontate questioni complesse come «la violenza, la criminalità, il narcotraffico e la povertà». Dando però sempre risalto alla «forza della fede del Messico», alla «sua straordinaria devozione mariana», alla sua cultura e anche alla «ricchezza delle popolazioni che la compongono, a partire da quelle indigene».

Secondo il segretario di Stato, Francesco riprenderà «anche i punti principali del viaggio di Benedetto XVI, nel 2012, che si è molto soffermato sul tema della dignità della persona e della libertà religiosa, tenendo conto che il Messico da questo punto di vista ha avuto anche una storia molto travagliata con la presenza di un forte laicismo che non ha permesso di sviluppare una relazione serena con la Chiesa». E «in questo senso — ha affermato — mi pare importante sottolineare che per la prima volta un Papa entrerà al palazzo nazionale, la sede ufficiale della autorità politica messicana, del presidente della Repubblica».

Nel viaggio sarà centrale «la dimensione mariana». Del resto, ha spiegato il cardinale, «sappiamo tutti come la Madonna di Guadalupe è proprio nel cuore della storia e della vita dei messicani. Io stesso ho potuto constatare sempre — ha confidato — quanta grande commozione del cuore, quanta venerazione, quanta fiducia, quanto abbandono c’è nella Vergine di Guadalupe che i messicani chiamano la Morenita del Tepeyac». Per il cardinale, «il Papa, in questa dimensione mariana, ripeterà spesso le parole che la Madonna disse a Juan Diego: “Perché hai paura, non sono qui io, che sono tua madre?”. Questo è un messaggio che si rivolge al Messico, a tutta l’America latina e, possiamo dire, a tutto il mondo in queste circostanze così difficili e tante volte drammatiche in cui si trova a vivere».

Inoltre, nell’anno santo della misericordia, «mi pare che la presenza del Papa in Messico — ha spiegato il segretario di Stato — voglia essere un aiuto al Paese, alla Chiesa per riscoprire e vivere, nella vita quotidiana, l’aspetto della misericordia, l’annuncio e la testimonianza della misericordia». È «importante che il Papa si incontrerà con tante categorie di persone per richiamare tutti proprio a questo impegno, a questo compromesso di tradurre la misericordia nella vita quotidiana, a partire dai politici, dai popoli indigeni». E così, ha precisato, «il Papa visiterà un carcere, un ospedale, si rivolgerà alle famiglie, ai giovani, al mondo del lavoro e, naturalmente, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. Per tutti sarà un richiamo a essere misericordiosi, come misericordioso è il Padre dei cieli, che è poi il tema del giubileo della misericordia».

Il cardinale ha poi indicato «sfide e orizzonti di missione» per la Chiesa messicana. Partendo senz’altro dalla «sfida di denunciare il male che è presente: alzare la voce contro tutti quei fenomeni negativi, a partire dalla corruzione, dal narcotraffico, dalla violenza, dalla criminalità che impediscono al Paese di procedere speditamente sulla via del progresso materiale e spirituale». In sostanza la Chiesa deve «farsi buona samaritana nei confronti di tante situazioni di persone che soffrono e si trovano in necessità: pensiamo al fenomeno delle migrazioni e all’impatto disgregatore che ha sulle famiglie».

Il cardinale Parolin ha fatto notare come la Chiesa stia già «facendo molto a questo livello» ma «dovrà continuare a fare molto». E poi, ha rimarcato, «rimane sempre il compito principale della Chiesa: educare le coscienze, nel senso di rendere sensibili di fronte ai fenomeni negativi, per esempio denunciare ed educare contro un’idolatria del denaro che porta a non rispettare nessun valore, neppure quello della vita umana. E poi, anche e soprattutto, ad annunciare il Vangelo, tenendo conto che questa è la forma migliore per combattere contro tutti questi fenomeni negativi».

Fenomeni negativi — migrazione forzata, traffico di armi e di droga — che sembrano a volte difficili da contrastare. Ma, ha assicurato Parolin, «il Papa ci dà un grande esempio» con «questo coraggio di continuare, di non cedere, di non arrendersi di fronte al male che pur continua a diffondersi e a far sentire i suoi effetti nel mondo di oggi». Davvero, ha affermato il cardinale, «il Papa si china come un buon samaritano su queste piaghe». La sua «non è tanto una denuncia, quanto un prendersi a cuore queste situazioni negative e invitare le persone a lottare contro questi fenomeni e soprattutto a cambiare il cuore». Un «atteggiamento», ha precisato, «sempre di misericordia, ma non per giustificare il male» quanto piuttosto «per cambiare il cuore e lottare contro il male».

Certamente «il Papa — ha affermato il cardinale — metterà poi in rilievo anche tutte le ricchezze del Messico, che sono tante. Veramente chi ha vissuto in Messico può dire che si tratta di un Paese meraviglioso, con una varietà e una ricchezza di cultura, di popolazione, di risorse, che è veramente grande». E, ha concluso, «proprio sulla base di questi doni che ha ricevuto dal Signore, il Messico può trovare il coraggio e la strada per combattere contro il male e progredire verso traguardi di benessere per tutti».