Il cardinale che non voleva la porpora

2012-10-14 L’Osservatore Romano

Il 13 e il 14 ottobre si svolge a Roteglia (Reggio Emilia) il convegno «I fratelli Mercati nella storia e nella cultura del Novecento», dedicato a Giovanni Mercati (1866-1957), che fu cardinale Bibliotecario e Archivista, Angelo Mercati (1870-1955), prefetto dell’Archivio Vaticano, e Silvio Giuseppe Mercati (1877-1963), insigne bizantinista. Al convegno partecipano, fra gli altri, il vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Felice Accrocca, Annalisa Capristo e Francesco D’Aiuto. Anticipiamo un estratto della relazione del direttore del Dipartimento dei manoscritti della Vaticana.

Un bibliotecario vaticano che ebbe nelle vicende della Biblioteca Apostolica un ruolo non secondario e che passò poi alla Congregazione per la Chiesa Orientale, Cirillo Korolevskij, ha lasciato una preziosa testimonianza a proposito della nomina cardinalizia di Giovanni Mercati: «Quando morì all’improvviso il 7 febbraio 1936 il Cardinale Luigi Sincero, Segretario dell’Orientale, il S. Padre Pio XI decise subito di dargli per successore il Vice-Prefetto della Biblioteca Vaticana, Mons. Eugenio Tisserant. Chiamò in udienza Mons. Mercati e gli disse: “Nel passato vi abbiamo offerto il Cardinalato e l’avete rifiutato. Oggi ve l’imponiamo, poiché intendiamo mettere il Tisserant all’Orientale e non possiamo farlo Cardinale senza farlo anche voi. Quindi preparatevi”». Dopo le prime resistenze, quando si rese conto che l’opposizione era ormai inutile, Mercati cercò, anche con l’aiuto del fratello Angelo, di elaborare una strategia per ridurre i danni e cercare di ottenere garanzie in questo senso. L’obiettivo era quello di accettare il mutamento di vita che gli imponeva l’antico collega dell’Ambrosiana ma senza lasciarsene trasformare. Fieramente indisponibile alla mondanità quanto era generoso verso gli studiosi seri, Mercati osservò per i restanti vent’anni di vita lo stesso austero regime. Indossò la porpora in rare occasioni e anche allora sembrava «che non vedesse il momento di poter riprendere i suoi libri». Non amava farsi baciare la mano o l’anello cardinalizio. Quando qualcuno s’inchinava per rendergli omaggio Mercati sottraeva la mano con gesto repentino sconcertando l’interlocutore. Si racconta che il giorno della creazione cardinalizia il vescovo di Reggio Emilia Eduardo Brettoni si inchinò per baciargli l’anello ma il neo-cardinale ritrasse la mano facendo quasi perdere l’equilibrio al presule. In quel repentino ritrarre la mano vi è tutta la faticosa obbedienza di Mercati all’«atto di suprema benevolenza» del Papa che considerava (sono parole di una lettera a Minocchi del 5 dicembre 1937, però a proposito della presentazione delle Opere minori) «troppo superiore a quel povero e piccolo uomo che so di essere [...]».

Paolo Vian