Al cardinale Bertone il Premio Conte di Barcellona: l'impegno della diplomazia vaticana per la comprensione dei popoli

2012-09-26 Radio Vaticana

La diplomazia vaticana, ruolo ed ambiti di azione: ne ha parlato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ricevendo ieri pomeriggio in Spagna, alla presenza del Re Juan Carlos, il Premio Internazionale Conte di Barcellona, assegnato ogni anno ad una persona, impresa o istituzione distintasi nel campo della comunicazione. La cerimonia di consegna dell’ambito riconoscimento si è svolta nel Reale Monastero di Santa Maria de Pedralbes nel capoluogo catalano. Il servizio di Roberta Gisotti:

Gratitudine ha espresso il cardinale Bertone per il Premio quale “riconoscimento del servizio che la Santa Sede presta ai popoli della terra, lavorando per il loro bene e per il loro sviluppo e collaborando per rafforzare la giustizia, la solidarietà e la pace tra le nazioni del mondo”. Da qui la riflessione sugli ambiti d’intervento e sul ruolo della diplomazia vaticana, non sempre ben compresi, tanto da ritenerla, alcuni, “una reliquia del passato destinata a scomparire” o “un riflesso di una Chiesa segnata da scelte che non rispondono alla realtà e alle esigenze del nostro tempo”. In realtà – ha sottolineato il porporato – la diplomazia della Santa Sede è una ricerca incessante di vie giuste e umane, tenendo conto sia dei diritti che delle responsabilità delle persone e degli Stati”, nella consapevolezza che “il bene di ogni persona si consegue salvaguardando il bene comune”.

Ecco che “l’azione diplomatica dispiegata dal Papa e dai suoi collaboratori – ha osservato il segretario di Stato – deve considerarsi come una forma privilegiata di comunicazione, il cui fine è favorire nel miglior modo possibile questo bene comune e la comprensione della comunità internazionale”. Ha ricordato il cardinale Bertone, ospite a Barcellona, che l’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede è “la missione diplomatica permanente più antica al mondo” e che le rappresentanze estere presso la Sede apostolica sono raddoppiate da 84 a 170 sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II. Ha quindi rassicurato sugli sforzi quotidiani profusi dal Vaticano in “appoggio alla vita internazionale, secondo le proprie specificità”, perché in tutti i luoghi e in ogni nazione “si rispetti la dignità dell’uomo e si intensifichino il dialogo, la solidarietà, la libertà, la giustizia e la fraternità”. La diplomazia vaticana lavora – ha aggiunto il porporato – in forma discreta ma costante, al servizio del molte realtà e per salvare vite” ed alleviare la situazione di molte persone, “senza alcuna discriminazione”, a servizio di “tutti quelli che sollecitano l’intervento – o anche la mediazione – del Papa e suoi diplomatici”, dedicati “a costruire ponti e facilitare soluzioni” con impegno generoso e abnegazione “in situazioni tremendamente complesse”.

Non manca l’impegno a denunciare e sconfiggere i flagelli contrari alla vita che affliggono l’umanità “come la povertà, il narcotraffico, il terrorismo, l’estorsione, l’insicurezza cittadina e qualsiasi altro tipo di violenza”. In questi ambiti, gli interventi della Santa Sede sono stati e sono numerosi e chiari. Il cardinale Bertone ha infine sgombrato il campo dal malinteso che la Chiesa voglia imporre a tutti i cittadini di società pluraliste la propria visione del mondo, obiezione che si suole fare quando essa si trovi ad affrontare questioni non negoziabili come “la protezione della vita umana, la famiglia fondata sul matrimonio o il diritto inalienabile dei genitori all’educazione religiosa dei propri figli”. “Siamo aperti a dialogare – ha chiarito il porporato – però il nostro servizio alla società e alla verità ci chiede di esporre precisamente le ragioni delle nostre convinzioni.”