Il card. Sarr: il negoziato di pace in Casamance è sulla buona strada

2012-12-11 Radio Vaticana

Un passo significativo verso la pace. Con queste parole il cardinale arcivescovo di Dakar, Theodore Sarr, ha commentato lo sviluppo avvenuto nei giorni scorsi dei negoziati in Casamance, la regione del Senegal meridionale dove due movimenti armati combattono dal 1983 per chiedere l’indipendenza dal governo centrale. Sabato scorso, otto soldati senegalesi sono stati liberati dall’Mfdc, il Movimento delle forze democratiche della Casamance. Un evento di buon auspicio secondo il cardinale Sarr, intervistato da Helene Destombes, della redazione francese della Radio Vaticana:

R. – C’est vraiment une bonne nouvelle pour tous les sénégalais, en tout cas…
E’ veramente una bella notizia per tutti i senegalesi e io ne sono veramente molto, molto contento. E’ davvero un motivo di sollievo e contemporaneamente di speranza. E’ un primo passo: c’erano già stati contatti preliminari, a Roma, tra una delegazione del governo del Senegal e una delegazione del Movimento di Salif Sadiò, alla presenza della Comunità di Sant’Egidio che ha svolto le funzioni di testimone. Si è trattato sostanzialmente di preliminari, eppure questo atto è una grande prima tappa che consentirà il proseguimento dei negoziati e, come noi crediamo fermamente, un loro esito positivo. C’è una seconda ala del Movimento, l’Mfdc, con il quale è necessario prendere contatti e so che questo è un momento favorevole per farlo, so che è ben disposto al dialogo. Quindi, se veramente le due principali ali del Movimento iniziano un dialogo con il governo del Senegal, penso si possa dire di essere sulla buona strada per la pace.

D. – Quello in Casamance è uno dei più antichi conflitti armati dell’Africa. Su quali basi le due parti possono iniziare a discutere?

R. – Sur la base, simplement, d’abord, de cesser le feu et deuxièmement de…
Intanto, semplicemente sulla base di un cessate-il-fuoco e, in secondo luogo, sulla base di una richiesta di indipendenza. Quando si inizia un dialogo, ciascuno può avanzare le proprie richieste e il confronto consentirà di raggiungere ciò che è possibile. Io so che da parte il governo del Senegal e lo stesso presidente della Repubblica hanno sempre detto che non si tratta di mettere in discussione l’unità nazionale. Penso allora che attraverso i negoziati si possa giungere a un terreno d’intesa soddisfacente per gli uni e per gli altri, affinché la pace possa realizzarsi.

D. – Nel gennaio scorso, lei aveva dichiarato di avere accettato la richiesta del Mfdc di svolgere il ruolo di mediatore nel dialogo con il governo, in vista di un cessate-il-fuoco. A distanza di un anno, in che cosa è consistito questo ruolo?

R. – Ce rôle a consisté essentiellement – au nom de cette fraction qui m’avait…
Questo ruolo, svolto nel nome della fazione che, per voce dell’imam di Biyouna, mi aveva chiesto di farlo, mi ha consentito di rivolgermi alla presidenza del Senegal. Non abbiamo avuto risposta positiva a tutte le nostre domande, ma con il cambiamento alla presidenza del Senegal penso ci sia una volontà di dialogo e di negoziato per raggiungere la pace, più chiara, più netta, più determinata. C’è stato un rallentamento nella nostra missione, ma ora è ripresa e penso veramente che presto, soprattutto dopo la recente liberazione degli otto soldati, ci saranno ulteriori risultati concreti.

D. – Lei pensa che il conflitto sia giunto a una svolta?

R. – Oui, un vrai tournant. Et je dis toujours à tous ceux qui je rencontre et…
Sì, è veramente una svolta. E dico sempre, a tutti quelli che incontro e con i quali ne parlo, che da due-tre anni a questa parte abbiamo delle vere possibilità di raggiungere la pace, molto maggiori di quanto non lo fossero precedentemente. Perché le popolazioni della Casamance sono le prime a essere spossate da questo conflitto e le prime a richiedere il ritorno della pace nella regione. In secondo luogo, si può dire che anche da parte dei combattenti del Maki una certa stanchezza è palpabile e che fa sì che buoni negoziati inducano queste persone ad accettare di uscire dal Maki, di deporre le armi per firmare la pace. Ecco perché penso che oggi le possibilità della pace siano maggiori che mai e che tutti abbiamo il dovere di cogliere quest’occasione perché sia stabilita la pace.