​I vescovi filippini su Marawi - Nessuno scontro di religione

2017-07-17 L’Osservatore Romano

 C’è ancora grande attesa e profonda preoccupazione per la sorte dei quindici parrocchiani cristiani, ostaggi nelle mani del gruppo terrorista “Maute”, a Marawi, nell’isola filippina di Mindanao. Nelle mani dei rapitori si trova anche padre Teresito “Chito” Soganub.

«La crisi — ha dichiarato il vescovo di Marawi, monsignor Edwin A. de la Peña — continua e l’esercito si sta impegnando al massimo. Ma non si tratta di guerra di religione. Lo abbiamo rimarcato con chiarezza come vescovi nei giorni scorsi». Anche i leader religiosi di altre fedi auspicano che l’attacco terroristico non provochi una divisione tra musulmani e cristiani.

Monsignor de la Peña segue da vicino le vicende dell’assedio della città, dove i fondamentalisti del gruppo “Maute”, che ha giurato fedeltà allo stato islamico, continuano a restare asserragliati in un’area del territorio cittadino. Dal giorno dell’attacco terroristico, lanciato il 23 maggio scorso, il numero dei morti negli scontri di Marawi ha superato quota 500: 392 morti sono terroristi, 93 sono soldati e almeno 45 le vittime civili. Nell’arcipelago sono numerose le iniziative interreligiose per chiedere la fine della crisi e la liberazione degli ostaggi. A Cebu, a nord di Mindanao, le comunità musulmane hanno invitato le persone di diverse fedi a «rispettarsi e amarsi reciprocamente» per promuovere la pace. Un incontro di preghiera interreligioso si è tenuto nei giorni scorsi al centro di pellegrinaggi della basilica del Santo Niño a Cebu.