I cristiani per la ricostruzione - Ad Aleppo un segno di speranza

2017-07-17 L’Osservatore Romano

 «Ad Aleppo la gente ha voglia di vivere e cerca di ripartire. Le comunità cristiane locali sono presenti e attive per sostenere gli sforzi di chi continua ad amare questa città martire». Dalla Aleppo ufficialmente Isis-free dal 6 luglio, e dove non si combatte più da sei mesi, a parlare è l’arcivescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti, monsignor Jean-Clément Jeanbart.

Oggi, tra gli abitanti della città siriana si stima che il 70 per cento delle famiglie sia senza tetto e senza rifugio. La città è semidistrutta, da ricostruire non sono solo le case, ma anche strade, scuole, ospedali. Va garantita l’erogazione di acqua e di energia elettrica, oggi fornita solo per poche ore al giorno. Poi, il lavoro. Aleppo era il cuore economico della Siria poiché forniva il 60 per cento della produzione industriale del paese prima del conflitto. Un tempo ospitava quattro milioni di abitanti, oggi poco meno di un milione e mezzo. Molte fabbriche e botteghe sono state chiuse o andate distrutte e, con esse, tanti posti di lavoro.

Il vescovo, in una intervista all’agenzia Sir, ricorda che oggi tra le sfide più grandi per Aleppo vi è non solo la ricostruzione materiale, ma anche e soprattutto quella della persona. «La ricostruzione del corpo, della mente, dello spirito e del senso di appartenenza alla comunità». In questo ambito le comunità cristiane locali sono molto impegnate con diversi progetti e iniziative. Tra quelli portati avanti dalla comunità greco-cattolica vi è il centro di formazione professionale dove si formano giovani maestranze. «I nostri allievi — sottolinea il presule — sono in continuo aumento. Questo ci dona la speranza concreta che i giovani possano trovare presto, già nei prossimi mesi e forse