​I cardinali Parolin e Rivera Carrera sul viaggio del Papa in Messico - Bisogna alzare la voce

2016-02-09 L’Osservatore Romano

Il problema migratorio e la piaga del narcotraffico; l’impegno della Chiesa, che conta un elevato numero di martiri per la giustizia; la devozione mariana del popolo: sono i temi portanti del viaggio di Papa Francesco in Messico, di cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha parlato in un’intervista pubblicata sul settimanale «Famiglia cristiana» del 6 febbraio.

Rispondendo alle domande di Anna Chiara Valle, il porporato — che accompagnerà il Pontefice nella visita — ha presentato una realtà che conosce bene, avendovi svolto servizio diplomatico dal 1989 al 1992, e dove è tornato anche nel luglio 2014, per partecipare al colloquio Messico - Santa Sede su mobilità umana e sviluppo, organizzato dal ministero degli esteri del Paese latinoamericano. In proposito il segretario di Stato ha ricordato «che gli atteggiamenti di chiusura e di indifferenza devono lasciar spazio a una cultura dell’accoglienza e dell’incontro, a partire dalla disponibilità ad aiutare le persone concrete nelle loro necessità. La Chiesa in Messico è particolarmente impegnata su questo fronte — ha aggiunto — e sta dando una bella testimonianza». Per il porporato «bisogna poi porre attenzione al binomio povertà-emigrazione, che comporta nuove sfide, soprattutto quella della disgregazione delle famiglie. È importante cercare soluzioni attraverso la collaborazione di tutti i Paesi interessati. Ho constatato l’efficacia di tale approccio al seminario sull’emergenza umanitaria costituita dai bambini che emigrano soli verso gli Stati Uniti, provenendo soprattutto dall’America centrale, per sfuggire la miseria e la violenza, che si è tenuto a Città del Messico».

Sul problema droga, che riguarda l’intero continente, il cardinale Parolin ha sottolineato che «bisogna alzare la voce per condannare la corruzione e i legami tra certe strutture di potere e i cartelli della droga e i narcotrafficanti. Inoltre, si deve operare in tutti gli ambiti, a livello soprattutto di educazione e di prevenzione: promuovere una formazione ai valori che danno senso alla vita, insistere sulla legalità e sulla sobrietà, incidere sulle cause sociali, quali la povertà e la disoccupazione, offrire concrete prospettive di uscita dalla dipendenza, sostenere le famiglie e le comunità che lottano e si prendono a carico quanti ne sono vittime, sanare i territori e i quartieri periferici degradati». E in tale contesto «la Chiesa non mancherà di continuare a svolgere il suo ruolo».

Intanto il cardinale Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di México, ha voluto anticipare il suo benvenuto a Papa Francesc0, indirizzandogli un messaggio che ha letto personalmente al termine della messa celebrata domenica 7 febbraio. Il porporato si è rivolto al Pontefice come «al pastore supremo della Chiesa che vuole avere l’odore delle pecore» e che in quella terra «si impregnerà dell’odore del Messico», di cui parla un poeta locale: «Tu odori di tragedia terra mia, e tuttavia, ridi troppo, forse perché sai che il riso è l’involucro di un dolore silenzioso». Il cardinale ha poi sottolineato come il Papa verrà ricevuto come «il figlio di migranti» che giunge in un «Paese di migranti, una madre patria che piange l’assenza dei suoi figli che se ne sono andati da casa a cercare il pane che in essa non ha potuto trovare». Il porporato ha salutato il Papa come «uno di noi», innamorato della «nostra Morenita, la nostra madre che ci rende fratelli e ha forgiato la nostra patria». I messicani, ha sottolineato, amano il Pontefice «nostro pastore» e cercheranno di manifestare questo amore in mille modi, perché il Messico è anche la casa del Papa.