Giornata della Vita Consacrata: la riflessione di mons. Braz de Aviz e di una laica consacrata

2012-02-03 Radio Vaticana

Benedetto XVI presiede stasera nella Basilica Vaticana la celebrazione dei Vespri della Festa della Presentazione del Signore, in occasione della XVI Giornata della Vita Consacrata. Sull’importanza di questa ricorrenza, voluta dal Beato Karol Wojtyla, Silvonei Protz ha intervistato l’arcivescovo João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica:

R. – Questo ha un significato molto importante, perché ci ricorda che i consacrati sono chiamati ad una vita fatta di alcuni valori un po’ speciali, che appartengono sia al presente della vita umana ma anche al futuro. É il caso, per esempio, della consacrazione fatta nella verginità, nel celibato, che non si può capire solo dal lato umano; è qualcosa di più grande, una luce più grande, che ci pone molto vicino a Gesù per vedere delle cose che si vedono nel Regno di Dio. Ma non per una grandezza personale, ma giustamente, per il fatto che questa è una scelta di amore verso Dio. Il fatto che alcune persone siano consacrate oggi nel mondo - sono un milione e trecentomila in più di duemila congregazioni ed ordini religiosi - fa sì che queste siano dei punti saldi, forti, per la costruzione della chiesa per andare avanti in questo senso. È un mondo che oggi ha le sue difficoltà, però è un mondo che sta riscoprendo la bellezza della propria vocazione. La Chiesa avrà sempre bisogno dei consacrati!

D. - Lei sta partendo per l’Africa, per un incontro con gli uomini e le donne di vita consacrata del Paese..

R. - È un avvenimento che coinvolge tutto il continente africano, non una nazione ma tutte la nazioni. Il 4 febbraio vivremo a Kampala la Giornata mondiale dei consacrati. In questo senso i religiosi cercano un cammino, cercano di poggiare la loro strada, la loro vocazione e consacrazione anche in questo andare insieme. Mi sembra che ciò sia molto bello in quanto rappresenta anche una delle decisioni o dei richiami del Sinodo per l’Africa. Il tema che hanno scelto è collegato alla nuova evangelizzazione perché dicono “Passione per Cristo, passione per l’Africa”, poi aggiungono “Essere testimoni della Verità”, affinché l’Africa e il mondo vivano l’esperienza della comunione e anche della ricostruzione della pace tra le nazioni, cioè del perdono, della riconciliazione. Vado proprio con questa gioia di assistere a tutta questa crescita e di poter sentire questo ambiente del mondo consacrato lì in Africa.(bi)

Ed oggi è un giorno di festa anche per i laici consacrati, che professano i voti di povertà, castità e obbedienza pur rimanendo nel mondo. Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza di Anna Maria Gustinelli, laica consacrata dell’Istituto Maria Santissima Annunziata, fondato dal Beato Giacomo Alberione:
R. - La mia consacrazione, come quella di tante, è la risposta ad una chiamata precisa da parte di Dio di vivere totalmente la consacrazione, con i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, in mezzo al mondo in mezzo alla gente, alla vita quotidiana di tutti giorni. La consacrazione è unica per chi vive nel monastero, nella vita comunitaria, o per noi: è il modo diverso di viverla e di viverla la dove il Signore ci ha messo. Per me, personalmente, sono stati quasi 40 anni di vita di insegnamento nella scuola e poi in mezzo ai giovani con i quali ancora continua a operare e a lavorare.

D. - Che tipo di reazione ha la gente comune, in particolare i giovani, di fronte a una dimensione così particolare?

R. - All’inizio nessuno immagina la nostra scelta, però poi quando ci frequentano nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente di apostolato, gli interrogativi vengono fuori e ci fanno proprio domande concrete. Molte volte i miei alunni mi hanno chiesto: perché non si è sposata? Io ho spiegato a loro il perché. I giovani rimangono molto colpiti perché hanno sete di conoscere Gesù ma anche di vivere per Lui, tanto che io ho avuto esempi di persone che quando hanno conosciuto la mia consacrazione hanno voluto approfondirla e poi l’hanno abbracciata, sia ragazzi che ragazze.

D. - Le "Annunziatine" si propongono di fare del mondo il proprio chiostro…

R. - Il beato Giacomo Alberione, fondando la famiglia, ha fondato anche il nostro istituto di consacrate nel mondo. Lui ci ha insegnato che se la consacrazione nel mondo non è vissuta con un animo contemplativo, quindi con una forte preghiera, non può reggere. E’ una vocazione molto attuale oggi: nella nostra società, sempre più pagana, che vuole allontanare Dio dal centro della sua vita, il Signore mette in questa società persone consacrate a Lui totalmente. Noi ci ispiriamo a Maria quando ha detto il suo sì. Il Signore ci porta ovunque con la sua forte presenza perché possiamo cercare di donare Lui, l’unica salvezza dell’uomo, in tutti gli ambienti. (bf)