Almeno 20 mila persone ai funerali del cardinale Martini. Il Papa: uomo di Dio, attento alle situazioni più difficili

2012-09-03 Radio Vaticana

“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 118[117], 105): le parole del Salmista possono riassumere l’intera esistenza di questo Pastore generoso e fedele della Chiesa”: così il Papa, in un messaggio letto nel Duomo di Milano, in sua rappresentanza, dal cardinale Angelo Comastri, durante i funerali ieri pomeriggio del cardinale Carlo Maria Martini.

“E’ stato un uomo di Dio, che non solo ha studiato la Sacra Scrittura – scrive Benedetto XVI - ma l’ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse «ad maiorem Dei gloriam», per la maggior gloria di Dio. E proprio per questo è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore. Lo è stato con una grande apertura d’animo, non rifiutando mai l’incontro e il dialogo con tutti, rispondendo concretamente all’invito dell’Apostolo di essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15). Lo è stato con uno spirito di carità pastorale profonda, secondo il suo motto episcopale, Pro veritate adversa diligere, attento a tutte le situazioni, specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza”.

Nel suo messaggio il Papa cita un brano di un’omelia del cardinale Martini dove pregava così: «Ti chiediamo, Signore, che tu faccia di noi acqua sorgiva per gli altri, pane spezzato per i fratelli, luce per coloro che camminano nelle tenebre, vita per coloro che brancolano nelle ombre di morte. Signore, sii la vita del mondo; Signore, guidaci tu verso la tua Pasqua; insieme cammineremo verso di te, porteremo la tua croce, gusteremo la comunione con la tua risurrezione. Insieme con te cammineremo verso la Gerusalemme celeste, verso il Padre» (Omelia del 29 marzo 1980).

Benedetto XVI conclude il messaggio elevando la sua preghiera a Dio: "Il Signore, che ha guidato il Cardinale Carlo Maria Martini in tutta la sua esistenza accolga questo instancabile servitore del Vangelo e della Chiesa nella Gerusalemme del Cielo”.

Un duomo gremito, 20 mila persone in piazza, convocati da quella che il cardinale Scola ha definito “una figura imponente di uomo di Chiesa”. Da Milano, Fabio Brenna:

Decine e decine di vescovi e cardinali, fra cui il Presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, Ravasi, il presidente della Cei Bagnasco e il rappresentante del Papa, cardinale Angelo Comastri che in apertura del rito ha letto il messaggio di Benedetto XVI. Ad assistere fra gli altri, il presidente del consiglio italiano Mario Monti, con vari ministri. Nell’omelia il cardinale Scola ha ricordato come il cardinale Martini non “ci abbia lasciato un testamento spirituale, ma la sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero a cui dovremo continuare ad attingervi a lungo”, sottolineando però la centralità della Parola:

“Ha però scelto la frase da porre sulla sua tomba, tratta dal Salmo già citato dal Santo Padre: ‘Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino’. In tal modo, egli stesso ci ha dato la chiave per interpretare tutta la sua esistenza e il suo ministero”.

Dell’affetto testimoniato dalle 200 mila persone che sono sfilate da sabato scorso davanti al feretro di Martini, si è fatto portavoce il suo successore sulla cattedra di Ambrogio, cardinale Dionigi Tettamanzi:

“Noi ti abbiamo amato per il tuo sorriso e la tua parola, per il tuo chinarti sulle nostre fragilità e per il tuo sguardo, capace di vedere lontano, per la tua fede nei giorni della gioia e in quelli del dolore, per la tua arte di ascoltare e di dare speranza a tutti, a tutti”.

Al termine della celebrazione, la tumulazione in forma privata nella navata sinistra del Duomo, proprio sotto la croce di S. Carlo Borromeo.


A rappresentare Benedetto XVI il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, che al microfono di Antonella Palermo, ricorda il suo primo incontro con il cardinale Martini:

R. – Il cardinale Martini nel 1991, l’anno dopo la mia nomina a vescovo di Massa Marittima e Piombino, mi invitò a fare una visita a Milano. Ero un giovanissimo vescovo e ricordo che mi disse parole molto belle di incoraggiamento. Mi disse: cammina nel solco del Vangelo perché è il solco della vera libertà ed è il solco della felicità, e insegna alla gente a camminare nel solco del Vangelo. Poi, quando nel 1993 ho avuto un intervento al cuore, ricordo che mi telefonò e fu una telefonata molto paterna. Mi disse: lei si abbandoni nelle mani del Signore perché il Signore sa dove condurci, lei si abbandoni. Questo me lo ricordo molto bene e fu per me un grande incoraggiamento e anche un’indicazione che mi rasserenò molto.

D. – A proposito di sofferenza si sono scatenate, direi a sproposito, le polemiche sull’accanimento terapeutico che il cardinale avrebbe rifiutato. Qual è il suo pensiero, eminenza?

R. – Anche la Chiesa ha sempre rifiutato l’accanimento terapeutico, sono strumentalizzazioni. Come quando Maria Teresa disse: io voglio le cure che fanno i poveri, ho scelto i poveri e voglio muovermi in fedeltà a questa mia scelta. Ma quella non era eutanasia, assolutamente. Il cardinale è un figlio della Chiesa e non deve e non può essere usato contro la Chiesa perché è stato fino in fondo figlio della Chiesa.

D. – La sua più grande eredità spirituale?

R. – L’amore per la Parola di Dio, perché la Parola di Dio è davvero la lampada che illumina il nostro cammino. Si può dire che è un po’ la sintesi del ministero e dell’episcopato del cardinale Martini.

Tra i presenti alla cerimonia funebre anche don Julian Carron, presidente del Movimento Comunione e Liberazione, che proprio a Milano vide i suoi inizi. Alessandro De Carolis gli ha chiesto un ricordo del cardinale Martini:

R. – Prima di tutto, quella sua capacità di entrare in rapporto con tutto e con tutti: questa sua passione ecumenica, un’attenzione a intercettare qualsiasi frammento di verità che si trova in chiunque lui incontrava. Chi ha incontrato Cristo non può non avere questa passione e questo è un tesoro che tutti noi dobbiamo conservare nella figura del cardinale Martini, perché così l’ecumenismo non è una tolleranza generica – come a volte può sembrare – ma è un amore alla verità, presente, forse anche per un frammento, in chiunque.

D. – Quali furono i rapporti del cardinale Martini con don Giussani?

R. – Don Giussani era sempre colpito dalla paternità del cardinale Martini, che aveva abbracciato e accolto nella diocesi di Milano una realtà come Comunione e Liberazione. Anche se a volte il cardinale Martini inizialmente confessava di non capire il metodo di don Giussani, ne vedeva però i frutti ed incoraggiava ad andare avanti. Mi commuovono ancora le parole che, in uno degli incontri con i nostri preti, il cardinale Martini disse ringraziando don Giussani per la sua capacità di esprimere continuamente il nucleo del cristianesimo. Diceva: tu, ogni volta che parli, ritorni sempre a questo nucleo, che è l’incarnazione, e con mille modi diversi lo riproponi. Sono sicuro che insieme a don Giussani, il cardinale Martini ci accompagnerà dal cielo a diventare sempre più – quello che lo Spirito ha suscitato proprio nella Chiesa ambrosiana – un carisma come quello di Comunione e Liberazione. Il cardinale Martini, parlando della nuova evangelizzazione che sarà tema del prossimo Sinodo, diceva: è qualcosa che va sempre cercata, non in nuove tecniche di annuncio ma in un ritrovato entusiasmo di sentirsi credenti e nella fiducia dell’azione dello Spirito Santo.

D. – Che impressione le hanno fatto queste file ininterrotte nel Duomo, questo affetto della gente verso il cardinale Martini?

R. – Mi sembra che parli da sé: è una persona che è stata capace di sentire il bisogno degli uomini che incontrava lungo la strada. La Chiesa non può essere mai indifferente alle domande e ai bisogni degli uomini e queste domande sono una sfida per noi credenti come lo sono state per lui.