Francesco prega per i morti dell'attentato in Turchia

2016-03-14 Radio Vaticana

Papa Francesco ha espresso in un telegramma profondo dolore per le vittime del grave attentato che ieri ha colpito la capitale turca Ankara, dove l’attentato a un bus ha fatto 37 morti e 125 feriti. Nel testo a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il Papa prega anche per i familiari delle vittime assicurando alla popolazione turca la sua “spirituale vicinanza e solidarietà”. Le forze di sicurezza hanno arrestato 14 persone sospettate di terrorismo e di legami con il Pkk, le cui postazioni sono state oggetto di raid aerei. Antonella Palermo ha chiesto un commento al vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Paolo Bizzeti:

R. – Il terrorismo in Turchia, come da altre parti, è piuttosto – a mio parere – un sintomo che non una causa, ragion per cui bisogna affrontare le cause profonde. Questo Paese, da sempre nella storia, ha una vocazione a essere un coacervo di popoli, di religioni, di culture. Sicuramente bisogna rispettare questa identità, che è un’identità costruita nei millenni e che è un’identità che corrisponde alla sua vocazione geografica. Quindi, a mio parere tutto quello che va in questa linea pacificherà gli animi.

D. – Perché Ankara è stata presa di mira, secondo lei?

R. – Perché Ankara è un luogo simbolico, è la capitale del Paese. Sono quei luoghi che colpiscono l’attenzione di tutti e quindi sono quelli che sono maggiormente al centro dell’interesse, dell’interesse anche mediatico. Tutte le grandi capitali sono minacciate…

D. – E però, lei lo stava dicendo, cioè la Turchia da antico ponte tra Oriente e Occidente, adesso cosa sta diventando?

R. – La Turchia è un luogo dove ci sono molte tensioni: tutto il Medio Oriente è in subbuglio, è in difficoltà, e dovunque nel Medio Oriente noi ci troviamo di fronte a una varietà di popolazioni, di religioni, di culture. Tutto quello che garantisce questa pluralità ha una possibilità di stabilire una pace, quella pace che tutti desiderano, perché poi non bisogna dimenticare che i terroristi sono una piccolissima parte delle persone … La stragrande maggioranza delle persone non vuole la violenza. Pertanto, il terrorismo va combattuto nelle sue radici, non nei suoi rami più esterni.

D. – Relativamente a quanto sta accadendo in Siria, la politica della Turchia dovrebbe essere più chiara?

R. – Ma, io credo che in Siria nessuno stia facendo un gioco chiaro. Stando qui ci si rende conto ancora di più che ci sono molti fattori, molte spinte diverse, molti interessi a livello mondiale e sicuramente i grandi di questo mondo devono mettersi d’accordo perché non possono continuare a permettere una strage che colpisce la popolazione. Quindi, è necessario, è indispensabile un accordo. Si fa fatica a capire perché non si arriva a questo accordo. Allora, probabilmente ci sono delle cose che non sono dette, ci sono degli interessi contrastanti e questo protrae la situazione in modo assurdo. Ma questo non è soltanto dalla Turchia: l’Europa, con la sua indifferenza, non sta giocando un gran ruolo positivo. La politica delle grandi potenze tradizionali – Stati Uniti, Russia – non sembra molto lineare. E’ l’insieme che lascia molto perplessi e fa interrogare su quali siano le reali intenzioni degli attori in gioco.

(Da Radio Vaticana)