Fallisce Conferenza Onu sul commercio delle armi. Archivio Disarmo: serve impegno società civile

2012-07-28 Radio Vaticana

Si è conclusa con un nulla di fatto la Conferenza Onu di New York chiamata ad approvare un Trattato sul commercio delle armi. Quasi un mese di negoziati non è bastato alle delegazioni di più di 170 Stati per trovare un accordo. Hanno pesato negativamente in particolare le posizioni dei grandi produttori di armi come Russia, Stati Uniti e Cina. Sull’esito della Conferenza, Alessandro Gisotti ha intervistato il giurista Emilio Emmolo di “Archivio Disarmo”:

R. – Certamente è un peccato che alla Conferenza di New York non si sia raggiunto un accordo per un trattato sui trasferimenti internazionali di armi. Però, non parlerei di fallimento. E’ vero che le tre grandi potenze hanno imposto un veto su questo Trattato, ma secondo me quello che è importane è che un’altra superpotenza è riuscita ad ottenere la convocazione di una Conferenza internazionale: parliamo della società civile internazionale. Siamo arrivati a questo punto, cioè di imporre agli Stati la necessità di confrontarsi su questo tema.

D. – Concretamente, quali sono i passi che adesso ci si possono aspettare e sperare, su questo fronte?

R. – Quello che pensiamo è di chiedere all’assemblea generale delle Nazioni Unite in sede di conferenza sul disarmo che già a partire dall’autunno ricominci a negoziare il Trattato. A questo punto, sarà fondamentale che la società civile internazionale metta grandissima pressione a tutte le potenze – sicuramente Stati Uniti, Cina e Russia – ma è importante ad esempio che anche alcuni Paesi europei che negli ultimi giorni hanno avuto una condotta un po’ ambigua – parlo di Francia e di Inghilterra in particolare – e altri Paesi africani che erano stati messi sotto pressione dalle superpotenze, siano consapevoli che non si può fallire perché il prezzo di questo fallimento è in vite umane.

D. – La Santa Sede è intervenuta alla Conferenza ed ha sottolineato che le armi non possono essere comparate a beni commerciali comuni. Su questo c’è bisogno di una vera e propria crescita di consapevolezza, pensando poi a stragi come quella di Denver?

R. – E’ incredibile che non ci sia consapevolezza. Pensiamo al fatto che solo pochi anni fa in Afghanistan soldati italiani e americani sono stati attaccati da talebani che avevano armi fatte dall’italiana Beretta e che erano finite, attraverso uno strano giro di triangolazione, dall’Inghilterra fino in Afghanistan e poi nelle mani dei talebani che le usavano per attaccare i nostri soldati e quelli americani. E’ incredibile che succedano questi episodi paradossali: che soldati che vogliono portar la pace in certi Paesi si trovino di fronte armi prodotte nei loro stessi Paesi! E guardiamo quello che è successo nei Paesi della Primavera araba: chi aveva dato le armi a Gheddafi per massacrare i civili? Certo, la Russia. Ma anche l’Italia aveva esportato migliaia e migliaia di pistole e fucili solo poche settimane prima che iniziassero i massacri …