Il Card. Filoni: una nuova “audacia missionaria” per le nuove frontiere della missione

Parigi (Agenzia Fides) – “Evangelizzare non è mai una cosa semplice. In alcuni paesi per evangelizzare è necessaria una autentica audacia missionaria. Questo è il caso del Tibet: non solo oggi, ma fin dai primi tentativi della sua evangelizzazione. Da qui la necessità di inviare uomini di fede dal carattere temprato, animati da un ardente zelo apostolico e entusiasti della loro missione”. Con queste considerazioni il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha iniziato la sua conferenza dedicata all’audacia missionaria, tenuta nel pomeriggio di sabato 29 settembre a Parigi, presso la Società per le Missioni Estere di Parigi (MEP) dopo aver inaugurato la mostra dedicata alla missione in Tibet (vedi Fides 28/09/2012). Nella sua esposizione il Cardinale ha ripercorso la complessa e travagliata storia della missione in Tibet, i cui inizi risalgono al XVI secolo, con i portoghesi, fino all’affidamento, il 27 marzo 1846, del Vicariato apostolico del Tibet alla Società per le Missioni Estere di Parigi. A quel tempo, alla Società di Rue du Bac non mancavano uomini audaci, perfino eroici, come i primi tre missionari martirizzati a Seoul, nella missione della Corea. Il Card. Filoni ha quindi citato i primi due Vicari Apostolici del Tibet, Mons. Thomine-Desmazures e Mons. Chauveau, “che più volte hanno dovuto frenare lo zelo e l'audacia dei loro missionari. E’ su questo equilibrio fragile e delicato, tra la prudenza e l’ardore, la ragione e la passione, la responsabilità e l’obbedienza, equilibrio da rafforzare costantemente, che si sviluppa tutta la storia della missione in Tibet per circa un secolo”. La vita di questi missionari, come rilevano gli studiosi, fu contrassegnata da espulsioni, distruzione, ricostruzione, morti violente e crudeli. “In questo contesto, questi pionieri di Dio hanno vissuto l’audacia, l’avventura, la fede, la passione, in modo assolutamente unico – ha sottolineato il Cardinale Filoni -. Dal punto di vista etico, non si può ignorare che il martirio e la testimonianza eroica di tanti missionari sono stati i frutti di questa missione ‘impossibile’ portata avanti da uomini in cui il Vangelo aveva rapito cuore, spirito e corpo”. Dopo circa un secolo di lavoro missionario, fecondato dal sangue di numerosi martiri, nel 1950 il Tibet divenne una regione cinese autonoma e tutti i missionari furono espulsi, costretti a lasciare un’opera appena iniziata. “Ma oggi possiamo ancora parlare di audacia missionaria ?” si è chiesto il Cardinale, sottolineando le profonde differenze del contesto preconciliare con l’attuale. “Le Chiese frutto della ‘audacia’ di un tempo erano guidate dal personale e dai Vescovi occidentali, i religiosi erano per lo più bianchi, i mezzi materiali venivano dall'Occidente, i progetti erano creati da occidentali con forme di adattamento pratico. Oggi le Chiese in Africa, Asia e Oceania sono molto diverse: i Vescovi e i sacerdoti sono per lo più indigeni, i seminari sono ricchi di vocazioni autoctone, le istituzioni culturali lavorano con il personale del luogo, le opere educative e sociali rispondono ad amministratori locali, anche gli istituti missionari occidentali, maschili e femminili, hanno accolto personale indigeno per continuare la loro attività, per non parlare dei nuovi Istituti nati in terra di missione. Nel frattempo stiamo assistendo ad una rapida diminuzione dei missionari dei paesi di antica cristianità, alla crisi delle vocazioni, all’abbandono delle tradizioni in Africa, Asia e Oceania”. Il Cardinale ha quindi proseguito: “Tale contesto mi fa pensare, in questo momento, ad un esaurimento storico di questa audacia, ma, al tempo stesso, alla nascita di nuove forme di presenza missionaria legata, ad esempio, ad un laicato più consapevole del proprio ruolo missionario, con una sensibilizzazione a livello di giovani, di famiglie, di professionisti e, perché no, di anziani disposti a dare alcuni anni della loro vita come missionari”. Nella parte conclusiva della sua relazione, il Prefetto del Dicastero Missionario ha invitato ad interrogarsi sulle nuove frontiere della missione ai nostri giorni, e di quale tipo di “audacia” dobbiamo parlare oggi, ed ha sottolineato come i due fattori “immutabili ed intrinsechi” della missione siano sempre gli stessi: il messaggio e l’uomo. La mattina di domenica 30 settembre, il Card. Filoni ha celebrato la Santa Messa nella sede del MEP. Nella sua omelia ha messo in evidenza, alla luce delle Letture del giorno, il ruolo centrale dello Spirito Santo nell’opera missionaria. Il Cardinale ha sottolineato che “il Signore è sovranamente libero: fa dono dello Spirito a chi vuole. Il frutto di questo dono è un profondo atteggiamento di apertura e di servizio, in contrasto con il nostro istinto naturale che è quello di escludere, controllare, dominare”. Quindi ha ricordato che “lo Spirito Santo è il protagonista di tutta la missione della Chiesa.… Dal momento che è il fuoco d'amore che sviluppa l'azione evangelizzatrice, è essenziale lasciarsi guidati dallo Spirito Santo per ottenere una missione fruttuosa”. (SL) (Agenzia Fides 01/10/2012)