Esce il 6 settembre un libro di Dominique Wolton realizzato con il Papa - Politica e società

2017-09-01 L’Osservatore Romano

Della genesi e dell’elaborazione del libro e dei suoi contenuti parla Dominique Wolton in un’intervista esclusiva al «Figaro» qui pubblicata nella sua integralità.

Come le è venuta l’idea di questo libro?

Sono un ricercatore di comunicazione politica. Mi ha quindi sorpreso l’impatto della comunicazione di Papa Francesco fin dalla sua prima apparizione pubblica. Ha suscitato subito la simpatia generale, con un vocabolario semplice e al tempo stesso impegnato, e ha ispirato un’adesione immediata. Io vedevo una persona sconosciuta, uscita dal nulla, che trovava le parole giuste e dimostrava così un’incredibile capacità di comunicazione. Sono rare nel mondo le persone che riescono a farlo. Se Giovanni Paolo II è stato un Papa mondiale, Francesco è diventato in pochi secondi il Papa della globalizzazione. Ad affascinarmi sono state anche la sua gioia e la sua semplicità: non aveva nulla del “tradizionalista” di una Chiesa cattolica percepita sempre come ufficiale, seria, tragica o irraggiungibile. Era vicino al popolo. Vedere così un leader mondiale, capace di parlare con poche parole al mondo intero e soprattutto di farsi capire, mi ha fatto venire l’idea di proporgli un libro intervista per conoscere meglio la sua personalità.

Mike Brennan  «Cold Water (Hope)»

Come ha convinto Francesco?

Io non sono un esperto della religione. Avevo fatto solo l’esperienza del libro intervista con il cardinale Lustiger. Ho deciso di varcare il Rubicone inviandogli una mail con il progetto del libro in tre pagine, l’indice e il mio curriculum. Era come gettare una bottiglia nell’oceano... tre mesi dopo ho ricevuto una mail al Conseil national de la recherche scientifique che diceva che il Santo Padre era disposto a ricevermi. Stento ancora a crederci!

Il primo incontro?

Quando è entrato in quella stanza anonima di Casa Santa Marta è stato come un flash... Prima rimani colpito dalla vista della sua tonaca bianca, poi dalla gentilezza e dalla bontà del suo sguardo. Io ho mantenuto la mia distanza di ricercatore ma ero scosso dalla sua umanità. Non conoscevo i codici del Vaticano e non sapevo che ricevermi già significava avere accettato l’idea del libro. Immaginavo che avremmo parlato della fattibilità del progetto. Mi sono quindi presentato subito pensando che il Papa mi avrebbe sottoposto a un esame. Poco dopo il traduttore mi ha sussurrato: «Credo che il Papa voglia che cominciamo...». Non avevo nulla con me, il mio registratore, le mie note, le mie domande! I casi della vita dunque prevalgono davvero su ogni nostra metodologia! Ho tirato fuori il mio smartphone per registrare e abbiamo iniziato. La simpatia ha fatto il resto...

Che cosa l’ha più colpita nel Papa?

Non viviamo nello stesso spazio-tempo. Uno scienziato ha quattro o cinque secoli di profondità, il Papa naviga, a suo agio, su tre millenni. Mi hanno subito colpito la sua fede, la sua gioia, la sua bontà, la sua modestia, la sua lucidità. Ma sulla natura umana non si lascia abbindolare. E ancor meno sui meccanismi di potere e di dominio... Non è un ingenuo ma dice spesso «la Chiesa ne ha viste tante», non è un problema. Invece fa poco riferimento a Dio. È molto parsimonioso nell’uso del vocabolario religioso. È un laico in questo. Ci sono molti prelati che si compiacciono in una marmellata teologico-concettuale, il che pone noi laici in una posizione d’inferiorità o di ribellione. Lui è una persona normale, sta in questo il suo genio. Molti pensano che più si è oscuri, più si è intelligenti. Ebbene, non è affatto così: non c’è pensiero senza chiarezza di esposizione. Più si è intelligenti, più si è chiari. E Papa Francesco è spesso limpido.

Ne è rimasto affascinato, vero?

Siamo tanto diversi ma allo stesso tempo vicini. Io sono laico, un laico francese, legge del 1905, universitario, ricerca pubblica... Sono di cultura cristiana, cattolica, ma sono agnostico. Francesco ha una dimensione spirituale che si vede dalla sua gioia, dalla sua fede, ma è anche completamente laico nel suo modo di operare. Può dialogare tranquillamente con chiunque. È un politico. Mi ha affascinato questo intreccio costante in lui tra uomo di fede e laico.

Un Papa laico!

È una persona che distingue spontaneamente tra Chiesa e Stato. Chiaro, ci sono influenze reciproche ma per lui non esiste alcuna connessione tra il potere politico e il potere religioso. Il potere politico non deve appoggiarsi su quello religioso. Quello religioso deve restare al suo posto. E questo non riguarda solo la legge del 1905, vecchia di un secolo, ma è la questione centrale del prossimo secolo, soprattutto con l’islam. Da questa separazione dei poteri dipenderanno la pace o la guerra di domani.

Il mondo laico non si aspetta nulla dalla Chiesa cattolica, anche quando sta al suo posto...

Non esiste laicità pura al cento per cento. C’è un’incomunicabilità tra un laico e un religioso. E lo abbiamo sperimentato durante queste interviste. Il laico e il religioso hanno entrambi ragione. Francesco è per una laicità aperta alle questioni spirituali. E il laico può esistere solo se c’è la religione. Si ispira a essa anche se non sempre lo riconosce... Si può essere atei ma bisognerebbe essere ingenui per pensare che sia possibile sopprimere i temi della spiritualità. Perché il tema della spiritualità è il tema della metafisica. Nessun essere umano può sfuggirgli. Nessuno può dire di non porsi domande su chi è, dove va e sul fatto che un giorno morirà. Alcuni atei possono dire che la religione è assurda ma nessuno sfuggirà agli interrogativi che essa pone. La soluzione sta in una coabitazione in cui ognuno rispetti l’altro.

Nel campo delle idee che cos’altro l’ha colpita?

La sua visione mondiale della povertà: è ossessionato dalle disuguaglianze tra nord e sud. Direi addirittura che è indignato anche se si controlla.

Molti dicono che questo papa è di sinistra...

Il criterio destra-sinistra non si applica in materia religiosa. O almeno solo parzialmente. In ogni caso, non basta. Sinistra, destra, esistono; c’è chi domina e chi è dominato, ma la forza della spiritualità e della religione è di mostrare che ci sono altre dimensioni. Ridurre le religioni a un approccio sinistra-destra è un impoverimento pericoloso per tutto il mondo.

Tutto ciò che dice nel libro sul piano sociale e politico corrisponde a un’agenda social-democratica?

Direi che sarebbe piuttosto di destra in virtù della sua formazione presso i gesuiti argentini. Non ha una formazione di sinistra ma ha capito presto la società latinoamericana. Stando tanto vicino ai poveri, ha guardato a sinistra. Da qui la sua ossessione per i poveri, gli esclusi, i sottomessi. Ma non è marxista. E caderci è secondo lui un errore per la Chiesa. Da qui il complesso dibattito tra la teologia della liberazione e la teologia del popolo. Lui non amava l’espressione teologia del popolo, ma cercava una frase che tenesse conto dell’inevitabile rivolta popolare in America latina, senza cadere nel marxismo.

In definitiva, lei quale crede che sia la sua posizione?

Penso che sia indisciplinato! Non lo si può rinchiudere in uno scomparto. Questo papa sta bene tra i poveri, i sottomessi e gli esclusi. Ama la gente. Sta bene solo tra la gente. È felice solo a contatto con le persone. La più grande lezione che ho tratto da quegli incontri è che questo papa segue i vangeli. Dice solo quello che sta nei vangeli. Ciò che dà senso alla vita degli uomini sono i poveri, gli esclusi, i sottomessi. I ricchi, in qualche modo, se la cavano sempre, ma non saranno mai felici. Ed è di una forza incredibile...

In Europa le sue posizioni sull’apertura all’immigrazione sono mal viste...

Tra vent’anni si dirà meno male che l’ha detto, altrimenti noi democrazie subiremo la guerra. Siamo in un mondo trasparente. I paesi poveri vedono i morti del Mediterraneo e l’indifferenza dei paesi ricchi. Se non si dice nulla, se non si fa nulla, la violenza sarà terribile. Ha quindi mille volte ragione. Pensa che sia uno dei più grandi scandali della globalizzazione. I paesi ricchi hanno creato questa situazione con le guerre e il capitalismo selvaggio ha accelerato tutto ciò negli ultimi trent’anni. Oggi le vittime economiche e politiche di questo arrivano nei paesi ricchi democratici che dicono loro di andarsene! L’ira e la collera che Papa Francesco suscita significano che ha colpito nel segno. C’è odio per quello che dice sugli immigrati. Ma non se ne uscirà con la politica dello struzzo. Rende quindi un immenso servizio all’umanità dicendole quello che nessuno vuole sentire dire.

Francesco è consapevole di avere anche un’opposizione all’interno della Chiesa cattolica?

Non ho voluto spingermi oltre perché l’obiettivo del libro non era di cadere nelle dispute della Chiesa cattolica. Francesco è invece ossessionato dalla comunione tra tutti nella Chiesa. Presta grande attenzione al popolo cristiano perché non vi siano rotture. Non è un uomo di conflitto, un uomo di rottura. Vuole unire, unire continuamente. Quanto alle ostilità, ai regolamenti di conti e ai rapporti di forza all’interno della Chiesa, mi ha sorpreso vedere che non ritiene che la sua vita dipenda da tali questioni. Vede le cose a lungo termine, si affida al tempo, con una pazienza infinita, senza arrabbiarsi, con una sorta di fiducia impressionante. Non l’ho mai trovato bellicoso o arrabbiato. Sono rimasto piuttosto sbalordito, come agnostico, nel vedere il suo livello di fiducia. E come agnostico posso dire: sì, la fede esiste. E questo continua a sorprendermi. Rispetto alla curia romana, per esempio, c’è umorismo ma non collera. È raro, perché non appena si ha il potere, c’è violenza. E quando si è a Roma, si tratta di un potere mondiale.

Il papa ha esercitato una censura?

Nessuna censura. Ci sono indubbiamente cose che non ha detto nella conversazione ma quanto al manoscritto non è stato tolto nulla, neanche cose che a me sembravano troppo personali. Si è solo preoccupato di far sì che nessuno potesse riconoscersi negli esempi che ha citato.

Nessun tema tabù?

Nessuno! Quando gli ho detto che avevo dimenticato di fargli domande sulle donne si è messo a ridere e abbiamo cominciato!

di Jean-Marie Guénois