​È morto Johnny Hallyday

2017-12-06 L’Osservatore Romano

Di Johnny Hallyday, idolo rock in Francia deceduto questa notte a 74 anni per un tumore ai polmoni, ognuno ha un ricordo personale, una propria canzone preferita. Molti si ricorderanno di un autografo, molte un bacetto sulla guancia. Si può anche avere in mente un tratto particolare del cantante: le gocce di sudore che ogni volta imperlavano il suo viso quando Johnny — allo stato civile Jean-Philippe Smet, di origine belga — si muoveva sul palcoscenico con lo stesso stile di Elvis Presley, cantando, con straordinaria generosità, classici del rock americano o canzoni che solo lui poteva interpretare con la suo voce potente, vibrante e sensuale.
Grazie alle prestazioni della leggenda musicale negli innumerevoli mega concerti all’Olympia, davanti alla Torre Eiffel o allo Stade de France, e i tour a Las Vegas — rock’n roll oblige — i fan francesi e di tutto il mondo hanno chiuso un occhio di fronte agli eccessi che hanno segnato tutta la vita di Johnny: abuso di droga, spreco di denaro, una vita sentimentale movimentata, troppe y nel suo nome d’arte. Lui stesso era quasi una droga per molti: dai suoi concerti sprizzava una fantastica dose di energia che soltanto il cantante era in grado di trasmettere al pubblico, dall’operaio alla signora benestante che voleva sperimentare i brividi di una ragazza follemente innamorata dell’idolo.
Johnny sembrava immortale, inattaccabile, la sua popolarità non si era mai affievolita dalla fine degli anni cinquanta a oggi, nonostante alcuni album da dimenticare e certi atteggiamenti provocatori. È stato adulato dai nonni, dai genitori e dalle nuove generazioni, che lo hanno scoperto più di recente tramite trasmissioni musicali in televisione. Ha venduto centinaia di milioni di album. Da stamattina non cessano gli omaggi degli artisti e politici. Già nella notte tanti fan si sono radunati intorno alla sua casa nella periferia di Parigi.
Con la scomparsa di Johnny Hallyday si chiude una pagina della cultura popolare francese, che trascende le differenze di sesso, età, stato sociale, per il semplice e universale piacere della musica. (charles de pechpeyrou)