Don Milani: l'impegno di crescere cittadini responsabili

2017-06-19 Radio Vaticana

Domani intorno alle 11.00 il Papa, di ritorno da Bozzolo, sarà a Barbiana, nel Mugello, per pregare sulla tomba di don Lorenzo Milani a 50 anni dalla morte. Dal cimitero risalirà la vallata per raggiungere la scuola e la vicina chiesa del borgo toscano, vicino a Vinci, per incontrare ex alunni e sacerdoti che lo conobbero. Il gesuita padre Giancarlo Pani, vicedirettore de "La Civiltà Cattolica", in un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista, ripercorre "Tutte le opere" (Mondadori) di don Lorenzo Milani in una edizione curata da Alberto Melloni. "L'obiettivo della scuola di don Milani, scrive padre Pani, era far diventare i ragazzi maestri, sindacalisti o lavoratori con piena coscienza civile e responsabilità sociale. Per questo il cardine della pastorale del priore di Barbiana era la scuola". Luca Collodi ne ha parlato con lo stesso padre Pani, vicedirettore di "Civiltà Cattolica".

R. – Ciò che mi ha colpito è questo fatto: che don Milani aveva già capito, 55 anni fa, che la Costituzione era importante perché è la Carta del cittadino italiano; prima di essere religiosi occorre essere cittadini, quindi l’onestà del cittadino, la serietà del cittadino e l’impegno di ogni cittadino per il bene comune. E’ chiaro che accanto alla Costituzione c’è la politica, cioè la lettura dei giornali: ogni giorno si leggevano i giornali. E don Milani nota scherzosamente: “I ragazzi preferivano prima le pagine dello sport; ora la pagina principale era la prima pagina di ogni giornale”, e questa anche è una grande attualità. Ma c’erano anche quegli insegnamenti pratici della vita di tutti i giorni, tipo consultare la carta stradale e l’orario ferroviario … insomma, per essere cittadini bisogna sapere queste cose.

D. – A scuola riteneva la ricreazione, lo sport e il cinema delle perdite di tempo …

R. – Guardi, qui la cosa è molto semplice. L’oratorio di quei tempi, nelle parrocchie e anche nelle scuole, considerava il tempo della ricreazione, il tempo dell’intervallo come una cosa importantissima. Ma don Milani dice: “No: c’è qualcosa che è più importante”, e questa cosa più importante è proprio l’impegno che uno mette nello studio di fronte al quale la ricreazione è secondaria. Per il cinema bisogna un po’ distinguere: il cinema come grande ricreazione, come grande svago del sabato e della domenica… no. A Barbiana si studia anche il sabato e la domenica, quindi 365 giorni l’anno, 12 ore al giorno. E’ l’importanza nuova che viene data alla scuola: la scuola come formazione del cittadino.

D. – Don Milani guardava all’uomo prima come cittadino poi come cristiano …

R. – Eh sì, questa è la sua grande novità, credo. Perché bisogna essere prima uomini e poi cristiani. Non so se questa sia una scala giusta, però è importante che ciascuno di noi sia prima di tutto una persona culturalmente e civilmente preparata: è qui che nasce il cristiano. E don Milani per i suoi operai diceva che “se sanno leggere e scrivere e soprattutto difendersi quando serve, sono persone preparatissime a capire il Vangelo”. E qui c’è un’osservazione che lui fa, che mi ha un po’ spaventato: “Ognuno di noi fino a 15 anni riceve qualcosa come 700 ore di insegnamento religioso, tra catechismo, scuola di religione, parrocchia, preparazione alla comunione e alla cresima; e qual è il risultato? Il risultato è zero: non sanno niente, non ricordano niente ma soprattutto, non hanno nessuna capacità critica”. Perché è importante, per le persone che vivono nella società, avere una capacità critica. Credo che questa sia una grande novità di don Milani.

D. – padre Pani, don Milani fu più maestro o sacerdote?

R. – La domanda è bella! Vorrei ricordare che lui aveva deciso, per il giorno della sua morte, che avrebbe dovuto essere rivestito dei paramenti sacerdotali e degli scarponi da montagna. E qui è bello questo suo desiderio: lui è sacerdote e insieme è maestro. Gli scarponi ricordano l’affetto per i suoi ragazzi: a Barbiana non c’erano le strade, c’era il fango quando pioveva, la polvere nei giorni di sole e quindi quegli scarponi erano il segno dell’affetto che lui aveva per i suoi ragazzi.

D. – Qual è il significato della visita di Papa Francesco sulla tomba di don Milani?

R. – Eh, questa è una cosa grossa. Io non credo che sia la riabilitazione di don Milani; credo piuttosto che sia il riconoscimento di una profezia che la Chiesa a suo tempo non ha saputo riconoscere.

(Da Radio Vaticana)