Decisa dalla Corte suprema statunitense - Rimossi i vincoli al Travel Ban

2017-12-05 L’Osservatore Romano

La Corte suprema degli Stati Uniti ha accolto la richiesta della piena applicazione del «travel ban» voluto dal presidente Donald Trump. Si tratta del terzo testo del provvedimento dopo una serie di aggiustamenti delle versioni precedenti. Si apre così la via all’imposizione del divieto di ingresso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Ciad e Corea del Nord oltre ad alcuni funzionari del governo venezuelano con le rispettive famiglie.

La Corte suprema ha accolto la richiesta, avanzata nella seconda metà di novembre dal dipartimento di giustizia. I giudici costituzionali hanno approvato la richiesta dei legali del presidente di annullare le restrizioni stabilite da Corti locali, senza per il momento presentare una motivazione per la decisione, ma chiedendo che le restrizioni vengano rimosse al più presto.

È la prima volta che la massima Corte, interpellata in più fasi, consente l’applicazione piena della misura, questo nonostante vi siano alcuni ricorsi pendenti in diversi tribunali del paese. Una decisione che molti osservatori ritengono particolarmente importante, visto l’iter contrastato del provvedimento e le dichiarazioni dello stesso presidente che della «sicurezza alla frontiera» ha fatto un suo cavallo di battaglia.

Ma la procedura legale non può essere considerata ancora esattamente conclusa. Dopo la firma del provvedimento da parte di Trump lo scorso luglio, diversi giudici federali in tutto il paese ne hanno bloccato l’applicazione accettando ricorsi da parte di molte associazioni per i diritti civili, secondo le quali il provvedimento è incostituzionale. La Corte suprema aveva già deciso a luglio che parti del «travel ban» potevano entrare in vigore e la sentenza di ieri sottolinea che tutte le misure previste dal provvedimento possono essere applicate perché non esiste l’urgenza della sospensione, ma la Corte suprema ha anche annunciato che, a parte l’urgenza della sospensione, sarà la legittimità costituzionale stessa del «travel ban» a dover essere giudicata nei prossimi mesi.

Il bando ha avuto un iter molto contrastato. Ricordando solo i passaggi cruciali, va detto che a gennaio il presidente aveva firmato un ordine esecutivo che bandiva dall’ingresso negli Stati Uniti i cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana e sospendeva l’accoglienza per i rifugiati. Sono giunte immediate le proteste e sono stati avviati diversi ricorsi legali, di fronte ai quali l’amministrazione ha presentato a marzo la seconda versione del provvedimento. In giugno si è registrato un via libera parziale da parte della Corte suprema, che ha imposto però di stilare una terza stesura del bando.