Dallo scoppio della guerra civile nel marzo 2011 la Siria resta un paese dilaniato dalle violenze- Sei anni di distruzione

2017-03-15 L’Osservatore Romano

Tutto è iniziato sei anni fa. Era il 2011, era il tempo della “primavera araba” e in Siria le proteste contro il governo del presidente Bashar Al Assad sono poco alla volta degenerate in una spaventosa guerra civile, «il peggior disastro causato dall’uomo dalla seconda guerra mondiale» come l’ha definito l’Onu. Le stime sono impressionanti: oltre 400.000 morti, un terzo dei quali civili, e un milione di persone costrette ad abbandonare le proprie case. Un paese distrutto: i danni provocati dai combattimenti sono stati stimati in oltre 170 miliardi di euro, l’economia è in ginocchio. Oltre tredici milioni di siriani necessitano di aiuti umanitari. Difficile dare un quadro complessivo della situazione attuale. Stando ai rapporti dell’Onu e delle varie ong attive sul terreno, la Siria è oggi un paese spaccato in cinque zone. 

C’è anzitutto il nord-est interamente controllato dai curdi rivali di Ankara ma sostenuti dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Sono loro in prima linea nella battaglia di Raqqa, una delle ultime roccaforti dell’Is. C’è poi tutta la parte ovest, in particolare la costa mediterranea, che è sotto il controllo dell’esercito di Assad e delle forze russe: grandi centri come Damasco, Homs, Hama e anche Aleppo sono ormai nelle mani dei governativi. I ribelli controllano invece la zona di Idlib, nel nord-ovest, alcune parti di Aleppo fino al confine con la Turchia, e a sud l’area di Deraa alla frontiera con Israele. A questo quadro si aggiungono poi le zone occupate dalle formazioni terroristiche. Infatti, dal giugno 2014 al conflitto civile tra ribelli e governativi si è intrecciato quello che vede diversi paesi opporsi all’avanzata dell’Is e dei gruppi legati ad Al Qaeda. Al momento, gli uomini di Al Baghdadi controllano una grossa fetta di territorio che si estende dal nord al sud, comprendendo città importanti come Raqqa e Deir Ezzor. Va poi citata tutta la zona circostante Palmira, al centro della Siria. Qui i miliziani dell’Is si spartiscono il potere con i rivali di Al Qaeda e delle formazioni più o meno piccole che si richiamano al gruppo fondato da Osama bin Laden. Sul piano umanitario, per i più piccoli il 2016 è stato un anno nero: sono stati almeno 850 i bambini reclutati per combattere; 652, il venti per cento in più rispetto al 2015, è il numero dei piccoli uccisi, ma secondo l’Unicef il dato potrebbe essere sottostimato.