Cortile dei Gentili. Napolitano: all'Italia serve lo spirito di Assisi. Ravasi: nuovo slancio alle coscienze

2012-10-06 Radio Vaticana

“Il Cortile dei Gentili”, la struttura vaticana nata per promuovere il dialogo con i non credenti, fa tappa da ieri e fino a stasera ad Assisi. Il nuovo appuntamento, dedicato al tema “Dio questo sconosciuto”, vede alternarsi 40 relatori in 9 appuntamenti. Ieri, l’inaugurazione, nella piazza inferiore di San Francesco, con un dialogo d’eccezione tra un laico e un uomo di Chiesa, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Il servizio di Fabio Colagrande:

“Per superare la crisi attuale l’Italia ha bisogno dello spirito d’Assisi”. A dirlo, non è un religioso, ma il presidente Giorgio Napolitano inaugurando il Cortile dei Gentili nella città di S. Francesco. Il Capo dello Stato italiano ha esordito ricordando come la Nazione abbia oggi più che mai bisogno di una ripresa di slancio ideale e di senso morale, tracciando poi una diagnosi precisa:

“La società italiana sta attraversando una fase di profonda incertezza e inquietudine, nella quale forse sarebbe da rivisitare e più fortemente affermare la nozione di ‘bene comune’ o quella di ‘interesse generale’”.

L’incertezza che viviamo – ha proseguito il presidente tra gli applausi - nasce dalla crisi economica europea, ma è acuita in Italia dall’inadeguatezza del quadro politico, da fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell’illegalità che provocano il rifiuto fuorviante della politica. Da qui, l’appello a superare l’incertezza con una “straordinaria concentrazione e convergenza” ad opera di credenti e non credenti, così come accadde nel clima dell’Assemblea costituente. L’obiettivo è rianimare il senso dell’etica e del dovere, una nuova consapevolezza dei valori spirituali, dei doni della cultura e della solidarietà.

Napolitano ad Assisi ha anche detto "no" a contrapposizioni pregiudiziali tra forze politiche che si pongono come rappresentanti dei credenti e dei non credenti, in particolare su questioni delicate inerenti a scelte delle persone e delle famiglie. Poi, l’appello finale nello spirito del Cortile:

“Abbiamo bisogno in tutti campi di apertura, di reciproco ascolto e comprensione, di dialogo, di avvicinamento e unità nella diversità. Abbiamo bisogno cioè dello spirito di Assisi”.

Nel suo intervento, il cardinale Ravasi ha commentato le parole del capo dello Stato italiano, esprimendo una forte consonanza in particolare sul concetto di un’antropologia di base, punto d’incontro fra laici e cattolici. “Le identità vanno affermate – ha sottolineato – ma c’è sempre una base comune che chiamiamo umanità”. E tornando sull’appello al risveglio morale il porporato ha sottolineato la necessità di voci – come quella del Presidente – che ridestino le coscienze, soprattutto in un’epoca dominata dall’amoralità e cioè “dall’arroganza nel mostrarsi immorali”.

In un’altra sessione del Cortile di Francesco, nella cattedrale di San Rufino, si è parlato ieri sera di ‘Lavoro, impresa e responsabilità’ sociale, ribadendo la necessità di una nuova etica globale per superare la crisi nata dalla finanziarizzazione dell’economia. In particolare, Bernabè, amministratore delegato della Telecom, ha chiesto uno sforzo convergente per realizzare riforme che rilancino economia e società. Mentre la responsabile delle Cgil, Susanna Camusso, ha denunciato, da par suo, l’assenza di veri obbiettivi, anche in certe scelte del governo italiano. “I giovani non pensano di avere un lavoro, un futuro. Vivono nell’angoscia e spesso perciò hanno poca fede”.

Tutto esaurito in sala per uno degli incontri più seguiti, stamani ad Assisi, quello dedicato a ‘Contemplazione e meditazione’, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il filosofo Giulio Giorello e il priore di Bose, Enzo Bianchi. “La preghiera – ha detto quest’ultimo – è pensare davanti a Dio. E’ un atto che toglie ogni possibilità all’autarchia del pensiero. Meditare e contemplare significa sempre rivolgersi a ‘un altro’. Anche se questo ‘altro’ per i non credenti non ha la maiuscola”. Gli ha fatto eco Giorello ribadendo l’idea di contemplazione e meditazione come “apertura verso l’altro da sé”, come attività che, al di là delle contrapposizioni tra credenti e non credenti, unisce gli uomini ‘intelligenti’, disposti cioè a ‘intelligere’ le ragioni degli altri. Enzo Bianchi ha concluso citando il discorso di Giovanni Paolo II alla Curia romana del dicembre 1986, dedicato all’incontro interreligioso di Assisi, da lui fortemente voluto. In esso – ha ricordato – si sottolinea che l’umanità ha un’unità ben più profonda di quella che risulta dalle differenti vie religiose. Quell’umanesimo integrale che diventa sempre più la piattaforma di dialogo del Cortile dei Gentili.