Convegno ad Assisi sul contributo francescano al superamento della crisi economica

2012-06-18 Radio Vaticana
La fraternità al centro del convegno: “Un contributo francescano al superamento dell’attuale crisi economica”, che si è tenuto stamani presso il Salone papale del Sacro Convento di Assisi. Aperto dal custode dello stesso Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, l’incontro ha visto gli interventi del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, del filosofo Dario Antiseri e dell’economista e presidente dell’Agenzia del Terzo Settore, Stefano Zamagni. Presenti anche diversi esponenti politici e sindacali. Il servizio di Debora Donnini:

Fraternità, cuore dell’apporto che il francescanesimo può dare all’economia: è il tema che riecheggia nell'incontro ad Assisi e che rimanda anche alla radice profonda della fiducia. “Nella visione di Francesco di Assisi la fraternità assume la configurazione di modello, proposta e anticipazione di un umanesimo, dove la centralità dell’uomo si esprime nelle relazioni fraterne e tra gli uomini”, ricorda il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese. A mettere in rilievo la necessità di creare lavoro, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera che sottolinea come dal francescanesimo ci sia da apprendere soprattutto sul tema della mutualità, del mettersi insieme: bisogna quindi ridare spazio al principio di solidarietà e fare ciò che serve per il bene comune. E la parola fraternità ricorre ancora nel discorso dell’economista Stefano Zamagni:

“Da un paio di decenni a questa parte in Italia come nel resto del mondo, osserviamo una ripresa di attenzione alle categorie del pensiero francescano, perché, evidentemente, ci sono oggi nelle nostre città paradossi che per essere sciolti devono chiamare in causa i due principi chiave del pensiero francescano: la fraternità da un lato, e la reciprocità dall’altro. Pensiamo al paradosso della scarsità dei beni comuni, ma soprattutto all’aumento scandaloso delle disuguaglianze, le quali aumentano in modo più che in proporzionale rispetto all’aumento della ricchezza. Se ci poniamo con animo scevro da interessi di sorta in questa ottica, ci renderemo conto che con gli strumenti tradizionali del discorso economico, non si riesce a risolvere questi problemi. I francescani hanno il grande merito di averci fatto comprendere come il principio di fraternità debba trovare applicazione dentro l’area economica, cioè dentro il mercato, non fuori, come fino a tempi recenti si era creduto”.

E questo non da ora:

“A partire dal 14.mo secolo, i francescani sono quelli che hanno posto le basi a livello sia culturale sia operativo di tutti quegli strumenti che definiscono un’economia di mercato. Pensiamo ai monti di pietà, alla partita doppia, cioè alla contabilità d’azienda, a tutte quelle altre strutture che hanno fatto dell’economia di mercato un modello di organizzazione sociale”.

E sul contributo dei francescani al mondo economico di oggi, la riflessione di uno degli organizzatori dell’incontro, padre Giorgio Silvestri, economo generale dei Frati Minori Conventuali:

R. - I soldi, l’economia senza valori, non fanno un servizio all’uomo; creano il vuoto, creano il paganesimo e lo stiamo verificando di fatto. Quindi noi richiamiamo ai valori e in modo particolare al valore della fraternità che è molto più della semplice solidarietà. Dalla crisi si può uscire attraverso buone relazioni, ponti di pace e attività che siano costruttive su tutti i campi, economia compresa.

D. - Monti di pietà e Monti frumentari: queste due entità a cui hanno dato vita i francescani, in che modo possono aiutare la società e l’hanno aiutata?

R. - Sono nati come iniziativa al servizio della gente. In secondo luogo, avevano una caratteristica molto precisa: si trattava di attività di micro-credito ed hanno saputo far crescer la civiltà medioevale, quindi sono stati veramente un motore molto, molto importante.

D. - Molto importante perché permettevano, anche alle persone povere, di poter avere denaro da investire?

R. - Sì. Esattamente. La base del micro-credito è dare fiducia alle persone: “Ti do fiducia, ti do la possibilità di iniziare un lavoro, e di fare in modo che la tua fedeltà nel restituire quello che hai ricevuto, possa andare a beneficio degli altri”. Quindi è veramente un principio molto forte che costruisce una collettività.

D. - Ci sono delle proposte che voi francescani fate direttamente?

R. - Sì. La prima proposta è l’istituzione di questo osservatorio francescano dell’economia, che deve mettersi al servizio dell’uomo di oggi per evitare all’uomo d’oggi le derive dell’economia che lo rendono schiavo della speculazione. Quindi una voce autorevole, che controlli le realtà economiche e possa dare degli orientamenti. La seconda proposta è invece l’invito ai governanti di tutto il modo - una sorta di appello - e agli esperti di economia, di mettersi attorno ad un tavolo. Non sarà facile, ma è necessario per una grande concertazione che possa dare nuove regole all’economia e alla finanza mondiale, perché altrimenti, senza regole, non si sta andando avanti, si sta tornando alla legge della foresta, dove tutti sono contro tutti, chi è più forte vince e il più debole e i poveri pagano le conseguenze. C’è bisogno di mettersi attorno ad un tavolo e forse crediamo sia possibile.