Concerto ad Auschwitz "La sofferenza degli innocenti". Il rabbino Lefkowitz: mi sono sentito amato

2013-06-25 Radio Vaticana

Ha avuto vasta eco il concerto sinfonico-catechetico “La sofferenza degli innocenti” composto da Kiko Arguello ed eseguito domenica scorsa dall’orchestra del Cammino neocatecumenale davanti alla “porta della morte” di Auschwitz-Birkenau. Vi hanno preso parte 6 cardinali, 50 vescovi, 35 rabbini e più di 12mila persone. A partecipare anche il rabbino Mosche Lefkowitz, direttore di Afikim, un’organizzazione che si occupa di bambini poveri in Israele. Debora Donnini lo ha raggiunto telefonicamente in Polonia:

R. – (Parole in ebraico)
C’è scritto nella Torah: sul Monte Sinai quando c’è stata unione e amore tra tutti quanti, i cieli si sono aperti. Io non voglio comparare questo esattamente al Monte Sinai, ma qui c’è stata una tale comunione e un tale amore che posso dire di essermi “rivestito” di questa comunione ed amore come di un Tallit, che è il manto di preghiera ebraico. Questo amore e questa unione sono le cose che più mancano in questo mondo e sono le cose più importanti nel mondo! Sarebbe molto importante continuare ancor di più ad incontrarci, perché possiamo veramente sentirci insieme figli di Dio. E se questo fosse possibile, se riuscissimo a fare sempre di più questi incontri, allora ci sarà pace nel mondo, e se c’è pace nel mondo, allora ci sarà guarigione e abbondanza nel mondo e non tutto questo dolore che oggi sperimentiamo. Ho avuto ora un incontro con Kiko Argüello: gli ho detto che ieri non ho sentito di essere ad un concerto o ad una sinfonia, ma ho sentito che eravamo come in una preghiera. Io sono figlio e sono nipote di sopravvissuti all’Olocausto: ho avuto almeno 60 persone della mia famiglia, miei parenti, che sono morti ad Auschwitz… Immaginate che questa era la prima volta che venivo ad Auschwitz: ho avuto sempre paura di venire in questo luogo.

D. – Si è commosso?

R. - (Parole in ebraico)
Sì, mi sono commosso: stare lì, come ebreo, insieme a 12 mila persone e sentire che mi amavano… Sedermi lì, con tutte queste persone, davanti alla “porta della morte”, davanti alle baracche di Auschwitz e avendo sentito per tanti anni quello che i miei nonni mi hanno raccontato, ho pianto tutto il tempo… Mi sono commosso moltissimo. Per me questo incontro è stata una preghiera, è stata una benedizione, perché quello che volevano fare i nazisti non era soltanto distruggere il corpo degli ebrei, ma anche distruggerli spiritualmente, farli sentire come fossero animali… Ma anche in questo inferno, tutto questo non ha distrutto la loro fede: hanno continuato nella preghiera e nella fede.

D. – Ieri Papa Francesco, ricevendo in Vaticano una delegazione dell'International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ha detto: “Un cristiano non può essere antisemita”.

R. – (Parole in ebraico)Prima di tutto sono delle parole bellissime, che non saranno invano. E anche io, come ebreo, benedico queste parole con tutto il mio cuore. La benedizione che c’è contro l’odio non è solo la benedizione verso gli ebrei o i cristiani, ma una benedizione per tutto il mondo: queste parole contro l’odio sono una benedizione per tutto il mondo perché pace e amore sono il nome di Dio. E quando c’è pace e amore, lì c’è benedizione!