Commento di don Sanfilippo al Vangelo della XXIII Domenica T.O.

2017-09-08 Radio Vaticana

Nella 23.ma Domenica del Tempo ordinario la liturgia propone il Vangelo (Mt 18, 15-20) sulla correzione fraterna:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Su questo brano evangelico ascoltiamo una breve riflessione di don Gianvito Sanfilippo, presbitero della diocesi di Roma:

Correggere chi sta sbagliando è un atto d’amore veramente difficile, un opera di misericordia spirituale che richiede umiltà, libertà di rischiare il rifiuto, e di compromettere la relazione col prossimo per il suo bene. “Correggi lo stolto e ti odierà, correggi il saggio e ti amerà” ci ricordano i libri sapienziali, pertanto la correzione implica un amore al prossimo e alla verità che comporta dei rischi. A questo c’invita il Signore nel brano evangelico odierno, o meglio, il Signore ci promette, oggi, di poter compiere questo capolavoro in noi, se lo vogliamo. Il primo passo necessario per ricevere tale virtù consiste, anzitutto, nell’umiltà di saper accettare le correzioni. Solo chi si lascia correggere, infatti, sa correggere, e questo è dono della mitezza e del coraggio che vengono dallo Spirito Santo, quando dimora in noi. Gesù, inoltre, c’invita a saper discernere quando sia il momento opportuno per esercitare tale servizio suggerendoci di non offrire le “perle preziose” a chiunque. San Paolo c’insegna che la Scrittura è utile, anche “a correggere ed a esortare”. Lasciamoci correggere, allora, dalla Parola di Dio e dagli uomini sapendo che ogni pianta, quando viene potata, cresce meglio e dà buoni frutti. Preghiamo di saper riconoscere l’amore nei fatti e nelle persone che ci educano e di servire la Verità.

(Da Radio Vaticana)