Come cambiano i poveri a Roma e nel Lazio. Nuovo rapporto di Sant'Egidio

2013-01-16 Radio Vaticana

I poveri non sono solo numeri. Parte da questo assunto il Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio 2012, curato dalla Comunità di Sant’Egidio e presentato martedì a Roma. Soltanto conoscendo queste persone e le loro situazioni, si può arrivare a immaginare una serie di soluzioni. Il servizio è di Francesca Sabatinelli:

L’isolamento sociale è uno degli indicatori utilizzati per stabilire la qualità della vita. La vita di relazione, ci dice il Rapporto, conta e molto, in termini di salute, coesione sociale e felicità. Eppure, cresce il numero di famiglie composte da una sola persona, e spesso sono donne, il 59% del totale. Francesca Zuccari è la responsabile per Sant’Egidio del lavoro con le povertà estreme:

"È chiaro che l’isolamento sociale è un grosso problema, perché il fatto di essere soli di fronte alla crisi rende molto più fragili. I nuclei con un solo componente in Italia sono cresciuti, negli ultimi 10 anni, di ben otto punti e questo vuol dire che c’è più gente che vive da sola. Questo fenomeno non riguarda più solo gli anziani, ma riguarda anche le persone adulte, perché questa “carriera di solitudine” comincia prima. Abbiamo incontrato molte persone adulte che vivevano già in situazioni di isolamento sociale: persone che avevano una separazione alle spalle e che si sono trovate da sole ad affrontare la perdita del lavoro con effetti a catena, come perdere l’alloggio e quindi anche la possibilità di reimmettersi nel circuito lavorativo".

Gli anziani residenti nel Lazio all’inizio del 2011 risultano essere oltre 5 milioni e 700 mila, in maggior parte concentrati a Roma e nella sua provincia. La popolazione della regione, spiega il rapporto, si presenta complessivamente invecchiata, ma non più della media nazionale. Secondo la ricerca, inoltre, la solitudine e l’assenza dei figli sono alcuni dei fattori determinanti il ricovero in Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA):

"La Comunità di Sant’Egidio ha fatto uno studio sugli anziani ricoverati in sette RSA di Roma e ha potuto constatare che molti di questi anziani ricorre al ricovero per la solitudine e non tanto per la malattia. Il fatto che non ci siano incentivi per l’assistenza domiciliare, spinge molti anziani a ricorrere al ricovero in strutture residenziali, con un costo per la spesa pubblica senz’altro superiore di quanto non sarebbe aiutarli in casa. Tutto questo grava sulla famiglia e non ci sono incentivi per sostenere la non-autosufficienza di un componente".

E’ ormai evidente come molti quartieri della capitale si stiano trasformando. In alcuni è alta la concentrazione di immigrati e anziani, come all’Esquilino, quartiere laboratorio del centro di Roma, assieme ad altri due periferici, Torpignattara e Torbellamonaca:

"Ci sono alcuni quartieri che negli anni hanno subito una trasformazione della popolazione molto significativa: l’Esquilino, per esempio, è un quartiere centrare e adesso è abitato – per almeno un quarto – da persone anziane, ma contemporaneamente è un quartiere abitato anche da moltissimi stranieri che rappresentano un altrettanto 25%. La presenza degli stranieri si giustifica, a volte, perché sono proprio i badanti di questi anziani, ma è chiaro che queste trasformazioni andrebbero governate, pensate, la copresenza in alcune zone di italiani e stranieri, di anziani e stranieri, potrebbe diventare una chance anziché un problema, questa situazione lasciata così com’è potrebbe generare problemi di convivenza e paura che poi andrebbero affrontati".

Il Lazio, prosegue il rapporto, è la terza regione per sfratti, e Roma rischia anche per il 2011, per la terza volta consecutiva, di risultare la città italiana con il maggior numero di sfratti, la maggior parte dei quali legati alla crisi occupazionale, nel 24% dei casi colpiscono chi ha perso il lavoro, nel 21% chi è in cassa integrazione. E l’alto costo degli alloggi grava anche sulla vita degli immigrati:

"Non c’è una politica abitativa che favorisce l’inserimento di nuovi nuclei familiari, non parlo solo degli stranieri, ma è evidente che riguarda molto gli stranieri, perché rappresentano una nuova popolazione per la città. Il fatto che gli affitti siano troppo alti, impedisce a queste persone di inserirsi agevolmente nel tessuto cittadino. Per esempio, vediamo riemergere nella città agglomerati di case improprie, piccole baraccopoli, proprio perché queste persone non trovano alloggio nella città".

La famiglia resta il più grande ammortizzatore sociale, ma le famiglie – spiega Sant’Egidio – sono vicine ad un punto di non ritorno, per questo serve una politica di sostegno che in Italia non si è mai fatta.

"Sicuramente vanno fatti degli interventi sulla famiglia, che oggi supplisce in grandissima misura le carenze di un sistema di welfare, ecco perché sono importanti tutti quegli incentivi che possono essere dati alla famiglia per sostenere il carico non solo di persone disabili, non autosufficienti, o di bambini, ma anche per sostenere i costi crescenti dell’affitto e della vita quotidiana. Ci sono anche dei provvedimenti che andrebbero presi, anche a livello nazionale, come un reddito minimo di inserimento, o delle politiche di sgravi che possono incidere positivamente sulle spese familiari".

Ultimo aggiornamento: 17 gennaio