Chiusa la Settimana liturgica in Italia. Mons. Mogavero: il tempo è di Dio non dell'uomo

2012-08-31 Radio Vaticana

L’Anno liturgico non è un elenco di celebrazioni sul calendario, ma un percorso che aiuta a capire che il tempo dell’uomo appartiene a Dio. È questa la sostanza dell’omelia pronunciata ieri sera dal vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, durante la Messa per i partecipanti alla Settimana liturgica nazionale, che si chiude oggi. Al presule, Alessandro De Carolis ha chiesto un bilancio dei lavori:

R. – Spesso, l’Anno liturgico per noi è la successione di Avvento, Quaresima, feste e devozioni varie. Qui, a Mazara del Vallo, è stata data una lettura veramente bella e autentica all’Anno liturgico: è il mistero di Cristo che si snoda nel tempo. Non è quindi qualcosa che riguarda un po’ il nostro agire, quanto piuttosto una dimensione contemplativa del cristiano che si traduce, poi, in scelte esistenziali. Un altro elemento positivo di bilancio è stato quello dell’incontro con una Chiesa che ha cercato di farsi conoscere: quando si parla di Mazara del Vallo, in genere ci si limita ai problemi della pesca, a qualche incidente di pescherecci sequestrati, con le solite immagini di qualche peschereccio più o meno arrugginito ancorato nel Porto Canale. Abbiamo cercato invece di farci conoscere come Chiesa che è sul Mediterraneo, che guarda all’altra sponda, rilevando tutte quelle prossimità non solo di carattere geografico ma anche di carattere storico, culturale e religioso che esistono tra le due realtà.

D. – Peraltro, lei ha posto l’accento sul tema del’immigrazione, facendo un annuncio preciso…

R. – L’annuncio che abbiamo fatto è che nel prossimo novembre le Chiese del Maghreb si riuniranno, attraverso i loro pastori, a Mazara del Vallo per tenere l’assemblea generale ordinaria della Conferenza episcopale regionale del Nord Africa: i due vescovi della Libia, l’arcivescovo di Tunisi, i quattro vescovi dell’Algeria e i due vescovi marocchini. Saremo felicissimi di accogliere i vescovi di queste Chiese per mostrare loro il vincolo di comunione che ci unisce attraverso questo mare e per poter dimostrare loro quella gratitudine che sentiamo profonda perché da queste Chiese a noi, nei primi secoli di cristianità, è arrivato l’annuncio del Vangelo.

D. – L’anno liturgico, lei lo ha ricordato poco fa, rende i credenti pellegrini del tempo. Ma i tempi, oggi, sono piuttosto quelli dell’indifferenza religiosa e questo cammino è spesso disertato. Come si può riportare la gente su questo percorso?

R. – Intanto, aiutandola a vivere questo nostro tempo con gli occhi aperti. Noi programmiamo, facciamo le nostre proiezioni, i nostri progetti futuri, cosa farò da grande, come se tutto dipendesse da noi… Aiutare i nostri contemporanei – i nostri fratelli nella fede ma anche gli altri – a capire che il tempo è un capitale da investire e non è qualcosa da mettere sotto il mattone, in attesa che ci sia il momento giusto per tirarlo fuori e quindi il discorso dell’Anno liturgico come valorizzazione del tempo, risorsa dell’uomo, credo possa essere anche una bella lezione da dare a tutti.

D. – Liturgia è anche forma e Benedetto XVI non ha mai smesso di raccomandare un’estrema attenzione e cura verso l’aspetto liturgico delle celebrazioni. Vi siete confrontati anche su questo, durante i lavori a Mazara del Vallo?

R. – Soprattutto nei fatti, e cioè nel dare alla celebrazione liturgica quella forma sobria che non sia in contrasto con la domanda di essenzialità che ha il nostro tempo. Ci siamo confrontati su questo, cercando proprio di fare in modo che tutto ciò che abbiamo realizzato raggiungesse non soltanto gli occhi o le orecchie, ma suscitasse autentiche emozioni del cuore che sono poi quelle che, più profondamente, si incidono nella coscienza di ognuno e che al momento opportuno riescono anche a determinare decisioni importanti e scelte di valore nella vita di ciascun credente.