Caritas in prima linea nelle emergenze umanitarie. Con la crisi cresce la solidarietà

2012-12-29 Radio Vaticana

Dai cosiddetti conflitti dimenticati alle situazioni di povertà e di disagio: sono numerose le emergenze umanitarie nel mondo dove si concentra l’impegno caritativo della Chiesa attraverso le sue organizzazioni. In prima linea in questo cammino c’è Caritas Italiana da sempre attiva con progetti tesi ad aiutare i più poveri e le persone in difficoltà. Eugenio Bonanata ne ha parlato con Paolo Beccegato, responsabile dell’Area Internazionale di Caritas Italiana:

R. - Ci sono ancora dei forti impegni laddove negli ultimi anni sono successi dei grandi disastri dal punto di vista umanitario. Penso in particolare ad Haiti e ancora alla coda lunga dello Tsunami asiatico. In questi Paesi – non solo noi, ma assieme a tutta la rete caritativa cattolica – stiamo facendo un grosso sforzo di ricostruzione. Si tratta di un lavoro gravoso che riguarda la ricostruzione fisica delle mura, laddove ci sono state delle grosse distruzioni e dei grandi crolli. Ecco perché in questi contesti l’impegno è maggiore dal punto di vista economico.

D. - Quali sono gli altri contesti di intervento?

R. - Penso in primo luogo a tutte le cosiddette Primavere arabe, laddove la situazione è degenerata. In questo momento, lo sforzo è molto grande per quanto riguarda la Siria e i Paesi confinanti. Sappiamo bene che il numero di vittime in quel Paese, e il numero di rifugiati nei Paesi vicini, ha raggiunto livelli molto preoccupanti: in poco più di un anno, sono stati raggiunti dei livelli che in altri Paesi sono stati raggiunti solo dopo anni di guerra. Il lavoro in Siria è molto grande e anche molto difficile. Poi si lavora anche nei Paesi confinanti, quindi in particolare in Libano, in Giordania, in Turchia e poi addirittura in Iraq, dove si assiste ad una sorta di contro-esodo sia degli iracheni che erano scappati in Siria, sia dei siriani che in parte sono andati in quella direzione. E poi ci sono molti altri contesti di difficoltà in Africa: penso soprattutto al Congo, in particolare il Nord Kivu, una zona terribile dove ancora in questi giorni si stanno verificando massacri molto gravi. In fine ci sono i cosiddetti “conflitti dimenticati” nel mondo che sono sempre di più e di cui si parla sempre di meno.

D. - Quanto ha pesato la crisi economica nell’azione umanitaria?

R. - La crisi economica ha pesato in modo “strano”. In parte, dal 2008 ad oggi è accaduto che in Italia, ma anche in altre parti del mondo, la solidarietà della gente è addirittura aumentata. Una sorta di maggiore consapevolezza di quello che significa la povertà oggi, ha indotto la gente ad essere più vicina a chi soffre sia in termini di offerte e sia in termini - oserei dire - più impercettibili, cioè di rapporti di vicinato, di attenzione, di segnalazione dei casi… Quindi vediamo anche degli elementi belli di solidarietà dal basso. D’altro canto, invece, un evento preoccupante è l’investimento dei governi e delle istituzioni per quanto riguarda la cooperazione internazionale e le misure di solidarietà sociale.

D. - Cosa succede sul fronte italiano?

R. - Per un verso si vede come ai nostri centri di ascolto della Caritas - ma anche un po’ in ogni luogo dove si offrono dei servizi verso i più poveri - arrivino delle persone che non si erano mai viste prima. Certamente, come sappiamo, il tema della disoccupazione e quello del fallimento di molte imprese, ha portato addirittura degli imprenditori al suicidio e a situazioni psicologiche e psichiatriche molto gravi, tanto che abbiamo istituito dei servizi proprio per questo tipo di situazioni. D’altro canto, qualche segnale di speranza e di incoraggiamento che arriva dal mondo finanziario ed economico, sta dando qualche primo cenno di conseguenza anche nella vita concreta della gente. Insomma, questa è la speranza che abbiamo per l’anno nuovo: cercheremo di lavorare sempre di più per aiutare le persone materialmente, psicologicamente e anche con un sostegno spirituale perché, a volte, questi momenti di grande difficoltà permettono anche di fare un ripensamento complessivo della propria vita, e, in alcuni casi, si hanno delle testimonianze molto belle in questo senso.