Card. Sandri: non accettare il silenzio sul conflitto in Ucraina

2017-07-14 Radio Vaticana

“Sul piano umano e cristiano, l’amore per la verità che gli apostoli ci hanno affidato, ci impedisce di accettare il silenzio calato sul conflitto in Ucraina, sulle sofferenze che ha arrecato a decine di migliaia di persone”. Così il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ieri nell’esarcato di Kharkiv, nella martoriata regione orientale dell’Ucraina, ha celebrato la Divina Liturgia della Festa dei Dodici apostoli.

Non essere indifferenti al grido degli orfani e delle vedove
Nel corso dell’omelia per la consacrazione della cripta della cattedrale di Kharkiv in via di costruzione, il porporato facendo riferimento al conflitto che dal 2014 insanguina il Paese, ha affermato che “non possiamo far finta di non vedere le vedove e gli orfani, i bambini che hanno difficile accesso alla prosecuzione degli studi e sono cresciuti udendo il tempo intervallato dai colpi di mortaio più che dai rintocchi delle campane, gli anziani che sopravvivono a stento, i giovani che sono chiamati alle armi: sul campo poi non muoiono i potenti di turno, ma coloro che sono la promessa e il futuro di una nazione”.

Non rassegnarsi allo stallo della comunità internazionale
“Non vogliamo rassegnarci – ha insistito il card. Sandri – allo stallo della comunità internazionale, alla sfiducia nel rispetto degli accordi a suo tempo stipulati ma spesso sistematicamente violati. Vogliamo la pace e vogliamo essere trovati pronti a percorrere il cammino della riconciliazione, che in quanto tale va percorso insieme e non da soli”. “La croce che benediciamo e che verrà collocata sulla cupola della cattedrale – ha concluso il porporato che ha affidato il Paese alla Santa Madre di Dio, Maria santissima – ci ricordino ogni giorno che l’intera nostra esistenza, personale, familiare, comunitaria e perfino quella del nostro popolo, dalle sue profondità alle sue altezze è tutta attraversata e segnata dal mistero di Cristo, Crocifisso ma Risorto il terzo giorno, che vive in eterno”.

Shevchuk: la presenza greco-cattolica a Kharkiv “non è contro la chiesa ortodossa”
Nel saluto finale alla Divina Liturgia, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha detto che la dedicazione di una cattedrale greco-cattolica in un territorio contraddistinto dalla presenza ortodossa, va letto come un servizio per la cura spirituale della piccola comunità greco-cattolica. “La presenza di una chiesa ma soprattutto di una comunità cristiana che vive attraverso la carità – ha detto l’arcivescovo – vuole essere un servizio per tutti coloro che ancora non conoscono Dio in una società ancora segnata dagli anni del comunismo ateo”. Shevchuk si è soffermato sulla vocazione culturale della città con la presenza di molti studenti universitari che hanno bisogno di un accompagnamento spirituale ed ha ricordato che Kharkiv è uno dei luoghi ove ha patito la prigionia il card. Slipyj. Infine l’arcivescovo ha voluto sottolineare che la presenza greco-cattolica nella città “non è contro nessuno e nessuna chiesa, anzitutto quella ortodossa” ed ha ringraziato la presenza al rito di ieri del vescovo del Patriarcato di Kyiv e l’arcivescovo Isichenko.

Le sofferenze della popolazione nella testimonianza dei sacerdoti
Ieri pomeriggio il card. Sandri si è trasferito da Kharkiv a Krematosk dove è stato accolto da alcuni sacerdoti di Donetsk - una delle prime città cadute in mano delle forze separatiste e poi riconquistata dall’esercito ucraino - che reca ancora i segni dei combattimenti. Il porporato in serata ha ascoltato le testimonianze di alcuni sacerdoti che hanno lavorato nell’area tra cui un sacerdote di rito latino che nei tempi dell’Unione Sovietica ha subito la prigionia e la deportazione(A cura di Roberto Piermarini)

(Da Radio Vaticana)