Card. Sandri: da Ginevra una pace stabile per la Siria

2016-03-19 Radio Vaticana

Un gesto concreto per i fratelli che vengono perseguitati in Medio Oriente affinché non si sentano abbandonati. Questo il fine della Colletta del Venerdì Santo per i cristiani in Medio Oriente, presentata ieri a Roma alla Fondazione Terra Santa, e promossa dalla Congregazione per le Chiese Orientali. Alla raccolta sono state invitate a partecipare le diocesi di tutto il mondo. Il servizio di Marina Tomarro:

Aiutare i fratelli che soffrono a non sentirsi soli nella persecuzione nelle ingiustizie e nelle povertà che spesso costringono a lasciare la propria terra e cercare fortuna altrove. E’ questo l’obiettivo della Colletta del Venerdì Santo. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali:

R. – Ci sono tantissime possibilità per poter aiutare questi nostri fratelli. La Colletta del Venerdì Santo è una di queste possibilità e pertanto per noi e per la Custodia di Terra Santa ha un’importanza fondamentale sensibilizzare tutti i cristiani e i cattolici perché aiutino quelli che stanno soffrendo di più nella Chiesa di Cristo, come sono i cristiani del Medio Oriente.

D. – Tanti sono i cristiani che ogni giorno fuggono dal Medio Oriente. Perché è importante che i cristiani comunque rimangano in Medio Oriente, che non vadano via?

R. – Perché il Medio Oriente senza i cristiani diventerebbe un altro Medio Oriente: si trasformerebbe in un Medio Oriente di rovine, di pietre, di musei e non di pietre vive che testimoniano nel luogo proprio dove tutti gli eventi nella salvezza si sono realizzati, dall’Antico Testamento. Quindi diverrebbe un luogo santo, senza le persone che testimoniano questa fede. E queste migrazioni, queste fughe sono veramente obbligate, però speriamo che siano condizionate dalla situazione presente e che non si cancelli mai la speranza che loro possano tornare.

D. – Proprio in questi giorni, a Ginevra, si sta discutendo per la prima volta di probabili negoziati di pace per la Siria. Secondo lei, cosa succederà?

R. – Noi speriamo che la buona volontà di tutti quelli che partecipano a questi negoziati sia tale da potere arrivare, ovviamente, con tutte le condizioni di dover anche cedere posizioni, a un aggiustamento giusto ed equilibrato che porti finalmente la pace in Siria. Noi, come Congregazione per le Chiese Orientali, abbiamo avuto, in questi giorni, la visita del segretario della Congregazione in Siria: una settimana in cui non ci sono stati bombardamenti. C’è una tregua, c’è una specie di serenità, almeno apparente. Speriamo che si trasformi in una pace sicura, in una pace sentita da tutti e che porti non solo a ricostruire la vita di quelli che sono rimasti, ma che porti anche quelli che sono fuori a poter tornare. Però, senza l’aiuto della comunità internazionale sarà effettivamente difficile.

E a testimoniare la sofferenza della persecuzione all’incontro era presente padre Jaques Mourad, rapito in Siria nel maggio del 2015 e rimasto per cinque mesi nelle mani dei terroristi del sedicente Stato islamico:

R. – Parce-que quand tu vis dans un état de prison, ça veut dire que tu as perdu la liberté, ta liberté …

Tutti i momenti sono stati difficili, perché quando si vive privati della libertà, tutti i momenti sono complicati nella vita. Io non parlavo con i miei carcerieri: ho soprattutto ascoltato, con il silenzio, con la pazienza e con la mitezza.

D. – Come considera questa  guerra?

R. – La guerre? Comme tous les Syriens: un désastre! Toujours la guerre est un temps d’obscurité …

La guerra? Male come tutti i siriani. E’ un disastro, è un momento di oscurità e di vuoto. Siamo nella Settimana Santa, siamo in cammino con Gesù, e il Signore ci ha fatto capire che il male non è il vero cammino della Creazione, ma sfortunatamente gli uomini non hanno ancora compreso che il male e il dolore non sono la soluzione per la nostra storia. Penso che i politici e i governanti, dovrebbero ascoltare di più anche la Chiesa e dovrebbero ascoltare di più i poveri.

D. – C’è ancora speranza?

R. – Nous avons l’espoir toujours, comme disciples du Christ, parce-que nous voyons derrière la mort…
Noi, in quanto discepoli di Cristo, abbiamo sempre la speranza, perché dietro alla sua morte in Croce noi vediamo la gloria di Cristo rivelata nella sua resurrezione.

D. – Molte le aspettative nei riguardi degli interventi militari della Russia in Siria. Lei cosa ne pensa?

R. – Je m’excuse pour répondre, parce-que d’abord je ne suis pas politicien, mais ce je sens c’est que…
Mi scuso per la risposta che darò, ma io non sono un uomo politico. Sento però che qualsiasi Paese entrasse in questa guerra, non farebbe che complicare le cose.

D. – Come aiutare i cristiani che vivono il dolore della persecuzione?

R. – Je dois mentionner une chose très importante en ce qui se passe en Syrie, que la persécution…
Per quanto riguarda la Siria, devo dire una cosa molto importante e cioè che la persecuzione non è rivolta in maniera specifica contro i cristiani: è una persecuzione contro tutte le etnie siriane. E purtroppo, tutti partecipano a questa persecuzione. E quindi la Chiesa, i cristiani d’Europa e del mondo, se veramente volessero assumersi la loro responsabilità, e voi, giornalisti, insieme ai media, voleste compiere nel modo migliore la vostra missione, dovete contribuire a fermare questa guerra.

D. – Cosa ne pensa dell’ attuale tregua in Siria?

Ci spero. Ma purtroppo servirà a salvare solo una piccola parte del Paese non il Paese intero, perché bisogna pensare non soltanto a quelli che sono nei campi di rifugiati, ma a tutti quelli che non si trovano né in Paesi europei ne in questi campi, ma sono scappati all’interno del Paese, e adesso sono nel deserto o ai confini con altri Paesi, e a loro non arriva nessun aiuto e vivono in una situazione di precarietà assoluta.

(Da Radio Vaticana)