Cantalamessa: obbedire alla Parola è seguire le buone ispirazioni

2016-02-26 Radio Vaticana

“Accogliete la parola seminata in voi”: questo il tema della seconda predica di Quaresima tenuta da padre Raniero Cantalamessa per la Curia Romana e alla presenza di Papa Francesco. Proseguendo la riflessione sui principali documenti del Concilio Vaticano II, il predicatore della Casa Pontificia ha proposto una meditazione sulla Costituzione dogmatica “Dei Verbum” che tratta dell’ispirazione divina della Scrittura e nello stesso tempo, del suo rapporto con la tradizione. Una sintesi nel servizio di Adriana Masotti:

Con la venuta di Cristo la comunicazione di Dio cambia radicalmente
A differenza degli idoli, il Dio della Bibbia è un Dio che parla. Certo, precisa padre Cantalamessa, si tratta di un parlare diverso dall’umano, un parlare agli orecchi del cuore. In ogni caso, si tratta di un parlare in senso vero. Anzi, prosegue, nessuna voce umana raggiunge l’uomo alla profondità in cui lo raggiunge la Parola di Dio. A volte il parlare di Dio è “un tuono potente, altre volte un vento leggero. Con la venuta di Cristo la comunicazione di Dio cambia radicalmente: la Parola si fa carne, Dio parla anche con voce umana. Il Verbo è stato veduto e udito e tuttavia ciò che si sente non è parola di uomo, ma Parola di Dio, del Figlio di Dio. Il discorso si fa così in prima persona, non più “Così dice il Signore!”, ma “Io vi dico!”.

La Parola, sacramento che opera al di là di noi stessi
Se, secondo Sant’Agostino, il Sacramento è “una Parola che si vede”, per padre Cantalamessa è possibile definire la Parola “un Sacramento che si ode” ed è un Sacramento che opera anche al di là di noi stessi e delle nostre capacità, mettendoci in contatto con la verità e la volontà di Dio, Ma come fare perché la Parola di Dio diventi cammino di santificazione personale? Padre Cantalamessa individua tre momenti suggeriti dalla Lettera di San Giacomo. Il primo è “accogliere la Parola”, sfuggendo alla tentazione di limitarsi alla sola lettura critica ed esegetica, oppure di fermarsi al fondamentalismo, alla sola lettera. La lettura della Parola è insomma, per San Giacomo, un guardarsi allo specchio, non passare il tempo a guardare lo specchio.

La parabola del siminatore
Padre Cantalamessa cita la parabola del seme e del seminatore con cui Gesù ci aiuta a scoprire a che punto ciascuno di noi è in fatto di accoglienza della Parola. Quattro i tipi di terreno in cui essa cade: la strada, le pietre, i rovi, la terra buona:

“Leggendo noi potremmo essere tentati di sorvolare in fretta sulle prime tre categorie, aspettando di arrivare alla quarta che, pur con tutti i limiti, pensiamo sia il caso nostro. In realtà - e qui sta la sorpresa - il terreno buono sono quelli che, senza sforzo, si riconoscono in ognuna delle tre categorie precedenti! Quelli che umilmente riconoscono quante volte hanno ascoltato distrattamente, quante volte sono stati incostanti nei propositi suscitati in loro dall’ascolto di una parola del Vangelo, quante volte si sono lasciati sopraffare dall’attivismo e dalle preoccupazioni materiali. Ecco, costoro, senza saperlo, stanno diventando il vero terreno buono”.

Fissare lo sguardo sulla Parola e metterla in pratica
La seconda tappa del nostro cammino consiste nel “fissare lo sguardo” sulla Parola, nello stare a lungo davanti allo specchio, in sostanza nella meditazione o contemplazione della Parola:

"L’anima che si guarda nello specchio della Parola impara a conoscere 'com’è', impara a conoscere se stessa, scopre la sua difformità dall’immagine di Dio e dall’immagine di Cristo".

Ma per fortuna, commenta il predicatore, nello specchio si riflette anche il volto di Dio e il suo cuore pieno di misericordia. Infine, la terza fase, quella che più sta a cuore a Gesù. Dice l’apostolo Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la parola”:

"Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgeremo con sorpresa che non c’è giorno in cui, nella liturgia, nella recita di un salmo, o in altri momenti, non scopriamo una parola della quale dobbiamo dire: 'Questo è per me! Questo è quello che oggi devo fare!'”.

Obbedienza alla Parola di Dio
L’obbedienza alla Parola di Dio è l’obbedienza che possiamo fare sempre. Obbedire alla Parola di Dio significa seguire le buone ispirazioni. E padre Cantalamessa conclude: 

"Una parola di  Dio ti ha suggerito un proposito, ti ha messo in cuore il desiderio di una buona confessione, di una riconciliazione, di un atto di carità; ti invita a interrompere un momento il lavoro e a rivolgere a  Dio un atto d’amore? Non porre indugio; non fare che passi".

(Da Radio Vaticana)